Il principe cade.
Si rialza.
Riprova.
In The Rogue Prince of Persia non c’è spazio per la prima impressione; ogni tentativo è solo un passaggio, un modo per capire cosa è andato storto e come evitare che succeda di nuovo.
Il resto arriva dopo.
Muori meglio
Si entra, si combatte, si sbaglia.
E poi si ricomincia.
Le mappe cambiano, i percorsi si aprono e si chiudono, e ogni scelta pesa un po’ di più; non tanto per quello che perdi, quanto per quello che potresti trovare.
Armi diverse, perk, modificatori che cambiano il modo in cui affronti gli scontri; ogni run ha una sua direzione, anche quando dura poco.
Non si tratta di arrivare più lontano; si tratta di capire prima cosa funziona.
Il corpo prima di tutto
Il combattimento c’è, ma non è il centro.
Lo è il movimento.
Corse sui muri, salti concatenati, pali su cui rimbalzare, cambi di direzione continui; il livello non è qualcosa da attraversare, è qualcosa da usare.
I nemici arrivano mentre ti muovi, e restare fermo è quasi sempre la scelta peggiore.
Qui non si gioca per colpire; si gioca per restare in movimento.
E quando inizi a legare tutto, quando un salto diventa un attacco e un appoggio diventa una fuga, il gioco cambia completamente ritmo.
Dead Cells, ma non solo
Il richiamo è evidente, e si sente.
La struttura a run, la progressione, il modo in cui costruisci il personaggio pezzo dopo pezzo; tutto riporta lì.
Ma Rogue Prince sposta il focus.
Meno gestione delle build, più adattamento allo spazio; meno controllo perfetto, più reazione continua a quello che succede intorno.
Non è una questione di build; è una questione di lettura.
E questa differenza, nel tempo, si sente.
Il dojo
A un certo punto smetti di pensarci.
Le mani vanno da sole, gli errori si fanno più rari, e quello che prima sembrava confuso inizia a diventare leggibile.
Le stanze non sono più ostacoli; diventano percorsi.
I nemici non sono più problemi; diventano ritmo.
Non è una progressione che si vede; è qualcosa che si costruisce, lentamente, tra un tentativo e l’altro.
Sentenza
The Rogue Prince of Persia non prova a reinventare il genere.
Prende quello che funziona e lo sposta leggermente di lato; meno costruzione, più istinto, meno controllo totale, più movimento.
E nel farlo trova una sua identità.
Non perfetta.
Ma abbastanza chiara da restare.
Nel dojo non vince chi arriva in fondo.
Vince chi continua a tornare.
E comunque finalmente The Rogue Prince of Persia esce fisico, perché fisico è bello, e disponibile su tutte le console.
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