Pubblicato il 16/04/26 da Ninja Warrior

The Rogue Prince of Persia – Muori, impara, riparti

Nel Dojo non si corre, si impara a non fermarsi
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Il principe cade.

Si rialza.

Riprova.

In The Rogue Prince of Persia non c’è spazio per la prima impressione; ogni tentativo è solo un passaggio, un modo per capire cosa è andato storto e come evitare che succeda di nuovo.

Il resto arriva dopo.

Muori meglio

Si entra, si combatte, si sbaglia.

E poi si ricomincia.

Le mappe cambiano, i percorsi si aprono e si chiudono, e ogni scelta pesa un po’ di più; non tanto per quello che perdi, quanto per quello che potresti trovare.

Armi diverse, perk, modificatori che cambiano il modo in cui affronti gli scontri; ogni run ha una sua direzione, anche quando dura poco.

Non si tratta di arrivare più lontano; si tratta di capire prima cosa funziona.

Il corpo prima di tutto

Il combattimento c’è, ma non è il centro.

Lo è il movimento.

Corse sui muri, salti concatenati, pali su cui rimbalzare, cambi di direzione continui; il livello non è qualcosa da attraversare, è qualcosa da usare.

I nemici arrivano mentre ti muovi, e restare fermo è quasi sempre la scelta peggiore.

Qui non si gioca per colpire; si gioca per restare in movimento.

E quando inizi a legare tutto, quando un salto diventa un attacco e un appoggio diventa una fuga, il gioco cambia completamente ritmo.

Dead Cells, ma non solo

Il richiamo è evidente, e si sente.

La struttura a run, la progressione, il modo in cui costruisci il personaggio pezzo dopo pezzo; tutto riporta lì.

Ma Rogue Prince sposta il focus.

Meno gestione delle build, più adattamento allo spazio; meno controllo perfetto, più reazione continua a quello che succede intorno.

Non è una questione di build; è una questione di lettura.

E questa differenza, nel tempo, si sente.

Il dojo

A un certo punto smetti di pensarci.

Le mani vanno da sole, gli errori si fanno più rari, e quello che prima sembrava confuso inizia a diventare leggibile.

Le stanze non sono più ostacoli; diventano percorsi.

I nemici non sono più problemi; diventano ritmo.

Non è una progressione che si vede; è qualcosa che si costruisce, lentamente, tra un tentativo e l’altro.

Sentenza

The Rogue Prince of Persia non prova a reinventare il genere.

Prende quello che funziona e lo sposta leggermente di lato; meno costruzione, più istinto, meno controllo totale, più movimento.

E nel farlo trova una sua identità.

Non perfetta.

Ma abbastanza chiara da restare.

Nel dojo non vince chi arriva in fondo.
Vince chi continua a tornare.

E comunque finalmente The Rogue Prince of Persia esce fisico, perché fisico è bello, e disponibile su tutte le console.

  • Una visione diversa del principe di persia
  • Direzione artistica di livello
  • Duro e puro

 

  • preparatevi a bestemmiare

 

Ninja Warrior - Biografia

Nel Dojo ci si inchina, si combatte e ci si perfeziona, fino ad essere la lama che fende la notte...

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