Pubblicato il 19/11/20 da Barbarossa

Call of Duty: Cold War

Guerra fredda o idee fredde?
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Call of Duty: Cold War, può competere contro se stesso?

Nella vita c’è bisogno di certezze, questa è una grande verità. Sapere che tutti gli anni, con precisione chirurgica, Activision (a questo giro insieme a Treyarch) fa uscire un nuovo Call of Duty mi fa dormire la notte. O forse no, visto che quando ho provato ad installare l’ultimo gioco della saga su Playstation 4 ho perso più o meno un’ora e ho dovuto staccare la console dall’alimentazione per poterla spegnere e poter provare a giocare. Nota positiva, però: alla fine sono effettivamente riuscito ad entrare in gioco e cominciare la mia (breve) esperienza in modalità Campagna.

Mi faccio una domanda, però: Call of Duty: Cold War può competere contro se stesso?

Ah, il Vietnam e le citazioni da film di successo…!

Gameplay e comparto tecnico – Valore alto, risultato un po’ meno

Call of Duty: Cold War è, come potrete immaginare, ambientato durante il tesissimo periodo di guerra fredda durante il quale il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e il Presidente dell’URSS Mikhail Gorbacev si misero alla finestra a mettere a raffreddare le loro testate nucleari sul davanzale. In questo clima non dei più sereni, noi saremo chiamati a vestire i panni dell’agente Bell, con un suo background specifico deciso da noi – cosa che ci darà accesso a delle abilità uniche per la durata della campagna – e metterci alla ricerca del nemico numero uno del mondo intero, Perseus.

Ovviamente si parla sempre di piani malvagi per far esplodere il mondo, di come noi rappresentiamo la chiave per evitare che il livello di DEFCON si abbassi irrimediabilmente fino all’estinzione del genere umano. Tralasciamo la scrittura della campagna che, nonostante sia piena di trope narrativi triti e ritriti, è piuttosto in linea con quello che sarebbe accaduto in un film che parla dello stesso periodo storico. Lasciamo un attimo da parte i personaggi un po’ cliché che sono stati usati per accompagnarci nel nostro percorso su binari (nota di merito al grandissimo Woods, sempre in gran spolvero). L’aspetto che più mi ha lasciato perplesso è stata la brevissima durata: un vero peccato, perché aver approfondito un po’ di più la storia, a parte quelle poche missioni secondarie che si potevano fare, mi sarebbe molto piaciuto.

Di questa nuova campagna ho però molto gradito il sistema di hub centrale nel quale, al termine di ogni missione, c’era la possibilità di ritornare per analizzare prove, filmati e indizi che si potevano recuperare anche da altre missioni: finalmente una campagna di un FPS dove c’è un po’ di interazione tra le singole missioni e dove l’esplorazione porta il giocatore a sbloccare nuova lore di missioni anche non principali.

Niente da dire sul livello tecnico del gioco: nonostante stessi giocando su una Playstation 4 classica, a parte qualche raro episodio di streaming delle texture, non ho riscontrato problemi, ma anzi ho potuto apprezzare un comparto grafico di tutto rispetto. Dalle campagne Vietnamiti a Berlino Est, passando dagli Urali, tutto in Call of Duty: Cold War è curato nei minimi dettagli, sia dal punto di vista artistico che sonoro.

Quelli fighi come Woods non si girano quando esplodono le cose!

Venendo all’aspetto multiplayer del gioco, non ci sono dubbi: l’intero franchise ha sempre puntato sull’aspetto competitivo online… e si vede. Il multiplayer classico viene impreziosito da qualche modalità di gioco nuova, ad esempio la Scorta VIP, dove i giocatori dovranno difendere un giocatore VIP casuale durante il match ed evitare che venga ucciso dagli avversari. Da apprezzare anche alcune dinamiche di creazione delle classi interessanti. La modalità Zombie è sempre presente ma non ha particolari novità: squadra che vince non si cambia, d’altronde.

Warzone rimane, a mio parere, il grande protagonista di questo titolo: la progressione di Cold War si estenderà in Warzone e viceversa. Questa dinamica tra i due giochi rende, di fatto, Call of Duty: Cold War un bellissimo pacchetto in cui il vero protagonista rimane, così come è da svariato tempo, Warzone. Purtroppo, però, nonostante il weapon handling rimanga il medesimo, l’effetto di accessori ed effetti sulle armi cambia tra Warzone e il suo fratello Cold War, cosa che mi ha lasciato veramente destabilizzato.

È indubbio: il valore di produzione di Call of Duty: Cold War è alto anche se, purtroppo, per via della presenza di Warzone e di tutte le ottime scelte fatte fino ad ora da esso, il risultato finale del titolo Cold War è un po’ meno brillante di quello che mi auguravo.

Al nostro capo piace tenere gli occhiali anche al chiuso… contento lui!

Call of Duty: Cold War – Un titolo di transizione

In definitiva, Call of Duty: Cold War per me è un più un titolo di transizione che di conferma, un po’ adombrato dall’incombente presenza di un Warzone in grande spolvero. Il fatto che Warzone e Cold War siano così interlacciati mi lascia presagire che il futuro della saga si sposterà molto di più su essere un game as a service che un titolo stand-alone… ma staremo a vedere.

Per gli appassionati del franchise e del periodo storico raccontato dal suo setting, Call of Duty: Cold War rimane un must have. Per tutti gli altri… c’è Warzone.

See you, Game Cowboys!

  • Comparto tecnico di tutto rispetto
  • Produzione blockbuster
  • Warzone incluso

 

  • Campagna veramente ridotta
  • Interazione con Warzone non chiarissima

  • Comparto tecnico di tutto rispetto
  • Produzione blockbuster
  • Warzone incluso

 

  • Campagna veramente ridotta
  • Interazione con Warzone non chiarissima

Barbarossa - Biografia

Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.