Pubblicato il 19/05/26 da Ninja Warrior

Twilight Parade: Moonlit Mononoke – Yokai sotto la luna

Nel dojo non basta schivare; bisogna avere un motivo per tornare
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La Hyakki Yagyō non è una festa per tutti.

Quando gli yokai sfilano nella notte e il folklore giapponese decide di mettersi a sparare proiettili colorati su tutto lo schermo, l’unica cosa da fare è scegliere un personaggio, stringere i denti e buttarsi nella mischia.

Twilight Parade: Moonlit Mononoke parte da qui: uno shmup orizzontale rapido, semplice, pieno di mostri, boss enormi e pixel art appariscente.

Non prova a fare il misterioso.
Non prova nemmeno a essere elegante.

Vuole essere colorato, rumoroso e immediato.

Una notte di proiettili

La struttura è quella più diretta possibile; quattro personaggi selezionabili, cinque stage, orde di yokai e boss abbastanza grandi da occupare mezzo schermo.

Si vola, si spara, si schiva.

Fine.

C’è il classico movimento rallentato, utile quando lo schermo decide di riempirsi di proiettili e lo spazio inizia a sparire. La hitbox resta sempre leggibile; dettaglio meno banale di quanto sembri, soprattutto in un genere dove basta un singolo colpo preso male per trasformare una buona partita in una bestemmia improvvisa.

Twilight Parade dà il meglio quando taglia corto; ti mette in mezzo al caos e vede quanto resisti.

Folklore con poca sobrietà

Il punto più forte resta l’estetica.

Colori accesi, mostri della tradizione giapponese rivisti in chiave quasi caricaturale, fondali vivaci e boss che sembrano usciti da una parata folkloristica finita decisamente nel posto sbagliato.

Poi c’è il fanservice.

Ed è ovunque.

Character design generosi, pose sopra le righe e una leggerezza che non perde tempo a cercare giustificazioni.

Può piacere oppure no.

Ma almeno Twilight Parade non si nasconde dietro una maschera.

Dopo il primo giro

Il problema arriva quando l’effetto iniziale inizia a svanire.

Le differenze tra i personaggi esistono, ma raramente cambiano davvero il modo di affrontare una partita. I power-up scorrono via senza lasciare molto e le continue infinite finiscono per togliere parte della tensione.

E per uno shmup questa non è una cosa da poco.

Perché il genere vive di memoria, di ritmo, di quella voglia quasi automatica di premere ancora una volta start.

Se quel richiamo manca, il rischio è che tutto si trasformi in una corsa piacevole, colorata e destinata a durare meno di quanto vorresti.

Il problema non è cadere.

È non avere fretta di rialzarsi.

Sentenza

Twilight Parade: Moonlit Mononoke entra bene in scena.

Ha stile, ha ritmo e sa riempire lo schermo di colori, mostri e caos.

Poi però si ferma un passo prima.

Non gli manca il rumore.

Non gli manca la personalità.

Gli manca quel colpo improvviso che nei migliori shmup ti spinge a premere start ancora una volta.

Nel dojo non basta attraversare la notte.

Serve avere voglia di tornarci anche domani.


  • Stile e personalità
  • divertente nelle prime ore
  • buone musiche

 

  • Personaggi praticamente uguali
  • non spinge ad essere rigiocato

 

Ninja Warrior - Biografia

Nel Dojo ci si inchina, si combatte e ci si perfeziona, fino ad essere la lama che fende la notte...

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