Pubblicato il 20/09/22 da Andrea Borzì

Soulstice – Recensione

Un gioco di stampo italiano, che di pecca purtroppo ne ha...
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Quando mi chiedono di recensire un gioco Italiano lo faccio sempre con piacere, vuoi per patriottismo, vuoi perché apprezzo sapere che anche in Italia si provi a più riprese a produrre qualcosa che sia totalmente nostrano. Per cui oggi ci troviamo a parlare di Soulstice, un action fatasy dalle tinte dark, fortemente ispirato da titoli come Devil May Cry (al gioco classico fino al quarto) o ancora Bayoinetta, dell’italianissimo Reply Game Studios.

Mamma mia che buio…

In Soulstice ci ritroveremo a giocare nei panni di due sorelle, Briar e Lute, Chimere dell’ordine della Lama Cinerea, incaricate di indagare l’improvvisa catastrofe abbattutasi su Ilden. Il Velo che divide i vivi dai morti si è squarciato, facendo si che orde di spettri si abbattessero sugli esseri viventi, portando morte e devastazione. Toccherà alle nostre protagoniste comprenderne le causa e risolvere la situazione, con le potenti mosse e combo da spadaccina della dura Briar, e il supporto nel combattimento e nelle fasi platforme della defunta Lute.

La narrazione del gioco viene costantemente portata avanti non solo dalle cutscene che ci verranno mostrate a intermezzo dei livelli, ma anche dai costanti dialoghi tra le sorelle che ritrovandosi davanti ad orrori costanti cercheranno di ricostruire gli eventi accaduti, cercando di rendere partecipe il giocatore.

Combo Breaker!

Soulstice è un action fortemente ispirato a Devil May Cry, è come tale basa il suo gameplay sull’uso di combo e di concatenazione a cui il giocatore dovrà prestare attenzione se vorrà massimizzare i danni ed ottenere il punteggio più alto possibile.  Le combinazioni base di tasti saranno un attacco leggero che farà uso della forma base del nostro spadone ed un attacco pesante che invece farà prendere alla spada una delle sue forme alternative (inizierete col martello per poi sbloccare le successive forme andando avanti con la trama). A questi due si uniscono un tasto per le azioni di Lute, che oltre ad aiutarvi nelle combo di combattimento sarà in grado, se premuto col giusto tempismo, di effettuare diversi tipi di contrattacco, che vanno da un parry al rallentamento del tempo per l’avversario, un tasto per saltare ed iniziare le cobo aeree, uno per lo sprint e la schivata, uno per la ruota degli oggetti ed infine due tasti che apriranno i campi della redenzione e del caos con la quale si potrà interagire con degli elementi e dei nemici intangibili al di fuori di questi campi. Tutto sommato un gioco abbastanza standard che fa il suo dovere, in maniere discretamente fluida (salvo qualche piccolo acciacco e intoppo).

Tuttavia non è tutto oro ciò che luccica; infatti la chiara ispirazione non porta nessuna freschezza al titolo, rendendolo, nel 2022, un gioco abbastanza vecchio nelle dinamiche generali. L’uso di una telecamera fissa per tutte le parti platforming ed esplorative del titolo, renderanno spesso l’esperienza frustrante. E neanche quando la camera diviene semi mobile (ovvero durante i combattimenti) si avrà una sensazione diversa. Ancora la costruzione dei livelli, lunghi, troppo per la tipologia di gioco, che diventano estremamente ripetitivi e noiosi, in cui saremo costretti a rompere centinaia di scatole nell’attesa di trovare la prossima arena per la fight. Anche il sistema di crescita dei personaggi lascia abbastanza perplessi; con uno shop di abilità per Briar in perfetto stile Dante, ed un albero di abilità per Lute, che fa chiedere al giocatore del perché non omologare il sistema di potenziamento per gli unici due personaggi giocabili.

I comandi di Lute, per quanto interessanti non sono sempre responsivi e allo stesso modo, il segnale per il contrattacco non sempre comparirà col giusto tempismo rendendo estremamente difficile, fin dalle prima battute, riuscire a premere il tasto per il contrattacco. O ancora le spiegazioni all’interno del gioco non risulteranno sempre esaustive, rendendo frustranti determinati segmenti di gioco. Per farvi un esempio, durante i livelli potrete trovare dei portali che vi conduranno a delle sfide extra, con la quale avrete modo di ottenere (se completate) dei potenziamenti. Durante il secondo livello, la sfida vi richiederà di effettuare 5 contrattacchi perfetti, senza spiegarvi cosa siano. Starà al giocatore capire che un contrattacco perfetto avviene solo quando si riesce a contrattaccare istantaneamente alla comparsa del comando (cosa fattibile spammando il tasto di Lute per tutta la durata della prova).

È tutto così buio…

Anche graficamente parlando Soulstice non colpisce, non tanto per la realizzazione, cosa che di per se è fatta molto bene sai nella scelta dei modelli che per l’ambientazione, quanto per la direzione artistica generale di un mondo cupo e ripetitivo, che amplifica maggiormente il senso di noia del giocatore che non trova spunto neanche nel mondo di gioco per allietare l’interminabile fare platforming e di camminata dove dovremmo rompere scatole alla ricerca di valuta atta a migliorare il personaggio. Insomma il level design del titolo lascia fortemente a desiderare e a più riprese spinge il giocatore ad abbandonare il titolo.

Anche per quanto riguarda i movimenti dei personaggi ho qualcosa da ridire, non tante per i protagonista quanto per gli npc che incontreremo nel gioco, spesso legnosi, meccanici ed affrettati che rompono il ritmo della narrazione.

Conclusione

Tirando le somme, Soulstice è occasione sprecata, un titolo che per quanto si base su delle premesse non così innovative, ha del potenziale, soprattutto nel sistema di combo, ma che risulta vecchio in molte meccaniche e lento nei tempi di gioco, portando il giocatore a stancarsi velocemente fin dai primi momenti.

  • Buon Action
  • Sistema di Combo interessante

 

  • Vecchio nelle meccaniche base
  • problematiche tecniche
  • Lento

BoarZo - Biografia

Videogiocatore fin dal 1995. Cresciuto con la tecnologia e i mondi virtuali...