Pubblicato il 08/12/17 da Riccardo Trillocco

PlayLink

For all the players

SingStar Celebration

Inserito da Sony tra i titoli PlayLink per sfruttare l’indubbio appeal esercitato dai rhythm game, particolarmente amati dall’utenza casual, SingStar Celebration ricalca in tutto e per tutto le vecchie uscite della serie che, contando solo quelle approdate ai lidi della nostra penisola, ammontano oggi a ventidue. Stessi sviluppatori (i talentuosi ragazzi di SIE London Studio), stesso sistema di punteggio, stessa interfaccia grafica, stesse urla di sconforto dei vicini di casa… Per quale motivo si dovrebbe prendere in considerazione l’acquisto di questa ennesima versione? Innanzitutto perché non è più necessario possedere un microfono, dal momento che, tramite un app dedicata, si potrà utilizzare lo smartphone, proprio come accade negli altri titoli PlayLink. Questo non implica, tuttavia, che non possiate utilizzare microfoni veri e propri, siano essi quelli allegati ai vecchi bundle o un qualsiasi microfono bluetooth o usb, in genere decisamente più precisi del telefono nel rilevare la voce (come ho avuto modo di verificare durante la mia prova).
Un’altra novità è rappresentata dal focus sulla community, già presente nelle versioni PS3 ma qua ancora più accentuato. Sarà infatti possibile caricare video e foto delle proprie performance, guardare quelle degli altri, esprimere apprezzamenti e commentare. Ovviamente per registrare i propri video sarà necessaria una Playstation Camera. Per i più timidi sarà anche possibile utilizzare delle “maschere” che, tramite un software di riconoscimento facciale non dissimile da quelli utilizzati da Facebook o Snapchat, si applicheranno al volto in automatico. I più esuberanti, invece, potranno aggiungere ai loro video alcuni filtri grafici capaci di donare quel “tocco di MTV” in più  alle proprie esibizioni. I giocatori potrano anche creare delle sfide per la community, ovvero sfidare gli altri a superare il punteggio da loro ottenuto su una canzone o su una determinata playlist.
Uscendo dalla community, Singstar Celebration strizza l’occhio anche ai due social network per eccellenza, Facebook e Twitter: per la gioia dei vostri amici e follower, infatti, potrete condividere brevi spezzoni delle vostre esibizioni.

Quando si dice “stravincere una sfida”…

Ma veniamo a quella che è la caratteristica più importante in ogni rhythm game, ovvero la musica. La tracklist è composta da trenta tracce, più altre tre scaricabili gratuitamente dallo store interno al gioco. In più, potrete importare le canzoni che avevate acquistato nei vecchi SingStar, con una procedura piuttosto semplice, che tuttavia richiede una PS3 ancora funzionante e con il salvataggio del gioco al suo interno.
Non credo di avere le competenze necessarie per esprimermi sulla qualità della tracklist, però posso rassicurarvi riguardo all’eterogeneità di generi e periodi: si spazia dagli Abba (Dancing Queen) a Jason Derulo (Want to Want Me), da Britney Spears (Oops!…I Did It Again) ai The Chainsmokers (Closer), dai Roxette (It Must Have Been Love) ad Adele (Hello). Da buon figlio degli anni ’80, i pezzi che ho preferito nella tracklist sono stati Wonderwall degli Oasis e I Still Haven’t Found What I’m Looking for degli U2.

Bono Vox non sei nessuno!

Da segnalare è invece la totale assenza di pezzi italiani, se non quelli acquistabili sullo store alla cifra non proprio popolare di 1,39 € a canzone; è comprensibile che questo possa rappresentare un deterrente per i meno avvezzi alla lingua d’Albione.

Tirando le somme, se di tanto in tanto non disdegnate una cantata tra amici, o anche solo se desiderate confrontare le vostre doti canore con quelle dei moltissimi appassionati della community, SingStar Celebration fa al caso vostro: per una cifra tutto sommato contenuta offre numerose ore di divertimento e, se verrà supportato a dovere, potrà farci cantare ancora per molti anni.

Hidden Agenda

Last but not least, ed è proprio il caso di dirlo, Hidden Agenda rappresenta senza dubbio la proposta più forte dell’intero pacchetto PlayLink. Realizzato dai sempre più prolifici Supermassive Games (la software house di Guildford ha infatti in cantiere altre due esclusive di spicco, The Inpatient e Bravo Team, entrambe per Playstation VR), Hidden Agenda è, letteralmente, un film interattivo.
L’incipit è folgorante: nei panni di Becky Marney, una semplice poliziotta del terzo distretto di una non meglio precisata città degli Stati Uniti, ci troveremo faccia a faccia con un serial killer, rinominato dalla stampa “il Manipolatore” (“the Trapper” in inglese) per la sua abitudine di lasciare sul luogo del delitto una trappola per topi. Saremo immediatamente posti di fronte a delle scelte, le quali influenzeranno sin da subito il prosieguo degli eventi. Qualsiasi scelta compieremo, il prologo (che funge anche da tutorial) si concluderà con un balzo temporale di cinque anni, e il gioco vero e proprio vedrà Becky, promossa a detective della omicidi, venire in contatto con il procuratore distrettuale Felicity Graves, anch’essa legata in qualche modo al Manipolatore.
Non vado oltre per evitare spoiler! Vi basti sapere che sia la recitazione che la scrittura dei dialoghi sono di ottimo livello, e che il dipanarsi degli eventi vi terrà sicuramente incollati allo schermo.

Potreste non vedere mai l’attore sulla sinistra. È dura la vita per chi recita in giochi con bivi narrativi.

Gli sviluppatori hanno dichiarato di essersi ispirati a Se7en e a True Detective, e, in caso ci fossero dubbi, le atmosfere malate e la pioggia onnipresente saranno lì a confermarlo. Sotto il profilo tecnico, il lavoro svolto è semplicemente eccezionale. Sviluppato con l’Unreal Engine 4, Hidden Agenda sfoggia alcune tra le migliori animazioni facciali viste fino a oggi, ed è curato in ogni minimo dettaglio, tanto da far sfigurare il lavoro precedente del team, il già pregevole Until Dawn.

La cura riposta nella realizzazione dei volti è semplicemente incredibile.

A questo punto potreste chiedervi cosa abbia spinto Sony a volerlo inserire nella gamma PlayLink, visto che i valori produttivi sono in tutto e per tutto quelli di un tripla A. La risposta è presto detta: sia per l’approccio alla tecnologia, sia per le sue meccaniche, originali e impossibili da riprodurre con un sistema di controllo tradizionale, il titolo potrebbe rivelarsi il cavallo di Troia capace di portare un nuovo modo di giocare nei nostri salotti
Hidden Agenda è il primo film interattivo pensato per il multiplayer, e presenta due modalità di fruizione, “storia” e “competitiva”. La modalità storia può essere giocata sia in singolo che fino a un massimo di sei giocatori, e le decisioni a cui saremo sottoposti verranno prese a maggioranza. In alcuni casi il gioco ci porrà di fronte alla ricerca di alcuni indizi, proponendoci un segmento à la “Where’s Waldo” che lascia un po’ il tempo che trova, ma che si rivela fondamentale ai fini del gameplay: il più veloce a scovare gli indizi, infatti, si aggiudicherà un gettone “decisione”, che, in caso di impasse sulla scelta da compiere, gli garantirà l’ultima parola.
La modalità competitiva, invece, non può essere giocata in singolo. Essa ricalca in tutto e per tutto la modalità storia, tranne per un dettaglio, così importante da aver dato il titolo al gioco. L’hidden agenda, traducibile con “piano segreto”, è l’elemento che dona verve e alza in maniera esponenziale il fattore rigiocabilità del titolo. Viene assegnato a un giocatore, e varia di partita in partita. Ad esempio, al “fortunato” giocatore a cui capiterà il piano segreto potrebbe venir richiesto di portare, attraverso le sue scelte, una delle due protagoniste alla morte, oppure di agevolare la fuga del presunto serial killer. Ed è così spiegato il perché dell’uso obbligatorio di un device personale, dal momento che sarebbe stato impossibile ricreare una tale meccanica di gameplay usando un unico schermo per tutti i giocatori. Le partite multiplayer sono un vero spasso: tra obiettivi segreti, decisioni da prendere e la “fiducia” (ogni giocatore dovrà scegliere un amico più fidato degli altri, il quale verrà messo alla prova) c’è di che divertirsi.
Inoltre non mancano sessioni più adrenaliniche, realizzate attraverso quick time event, i quali via smartphone risultano decisamente meno legnosi e innaturali di quanto non lo siano con un tradizionale controller. Da segnalare anche la presenza di un buon doppiaggio italiano, che non raggiunge però le vette qualitative toccate dagli attori originali.

Concludendo, Hidden Agenda dimostra che c’è ancora spazio per l’innovazione, anche in un genere come quello delle avventure cinematografiche à la Telltale, e mette in luce ancora una volta il talento di Supermassive Games. Lo studio first party dimostra di saper realizzare giochi di qualità, plasmati alla perfezione per beneficiare appieno della piattaforma che li ospita. Con queste premesse mi aspetto grandissime cose da The Inpatient e Bravo Team, sperando che il recente rinvio di entrambi non sia sintomo di un ciclo di sviluppo travagliato.

curano la timidezza

prezzo contenuto

hidden agenda

Perché sì:
Perché no:
  • Piaceranno alla vostra ragazza...
  • Allargano il bacino di utenza
  • Tecnicamente notevoli

 

  • ...sperando che sia intonata
  • Sapere è Potere delude

 

 

trillo81 - Biografia

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È passato da Basketball per Atari 2600 al 4K HDR in soli 38 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.

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