Pubblicato il 03/08/20 da Neko Polpo

Necrobarista – Recensione

Vivi o morti, un po' di relax serve a tutti
Developer: /
Piattaforma: /
Genere: /
PEGI:

La giovane Maddy gestisce un locale situato a Melbourne in Australia: il Capolinea che, a discapito delle apparenze, è un luogo molto particolare poiché facente le veci di transito tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Tramite questa breve ma efficace premessa, il gioco ci catapulta immediatamente nelle vicende narrate attraverso gli occhi di uno dei clienti non più in vita e ci introduce al suo cast di pittoreschi personaggi.
In Necrobarista è stata posta tanta cura in elementi quali scrittura e caratterizzazione, pilastri di un comparto narrativo sontuoso che purtroppo mal si sposa con la componente tecnica del titolo, capace a mio parere di mitigare la godibilità dell’esperienza. Ma andiamo con ordine.

Gameplay

Sul “gameplay” non c’è poi così tanto da dire: stiamo pur sempre parlando di una visual novel  e come da canone per il genere l’imperativo è leggere, limitando al minimo sindacale le interazioni.
In questo senso Necrobarista non fa eccezione, presentando come unica variazione una sorta di “minigioco” alla fine di ogni capitolo: un misto di parole scorrerà su schermo, permettendo al giocatore di sceglierne un numero limitato. Tali termini, se selezionati con cognizione, serviranno nella sezione successiva in cui si esplora il Capolinea in prima persona e si interagisce con gli oggetti sparsi per il locale, i quali sbloccheranno alcune mini-storie da leggere, previo “utilizzo” delle parole corrette scelte in precedenza.
L’interattività termina qui perché, ricordiamolo, Necrobarista è una visual novel.

Comparto tecnico

Croce e delizia di Necrobarista è il suo comparto tecnico: la direzione artistica ha dell’incredibile, riuscendo ad amalgamarsi alla perfezione con le vicende narrate i colori spenti riescono a enfatizzare le poche luci che illuminano il locale, risultando in un’atmosfera cupa ma familiare che ben si sposa con i temi trattati.
Di contro, la realizzazione lascia a desiderare in quanto gli ambienti risultano spartani e i modelli in cel-shading dei personaggi sono statici, privi di qualsivoglia animazione e nonostante l’ottima gestione delle inquadrature riesca a mitigare un minimo tale problematica, la sensazione è sempre quella di trovarsi due statue parlanti piuttosto che personaggi. Per assurdo, tra tanta morte sarebbe stata apprezzabile in po’ di vita.
Mi è inoltre capitato di riscontrare alcuni cali di frame durante le esplorazioni e sebbene ciò non vada a influire più di tanto sulla godibilità dell’esperienza, ho trovato questi rallentamenti totalmente ingiustificati su una macchina come la mia che riesce a gestire al meglio i tripla A più esigenti.

Discorso differente per la colonna sonora ad opera di Kevin Penkin, il compositore di Florence, che ancora una volta ha svolto un lavoro magistrale, azzeccando le musiche come raramente si vede – o meglio si sente – al giorno d’oggi.

Conclusioni

Necrobarista gioca tutte le sue carte sul design, sulla scrittura, sulla bellezza di una caratterizzazione che ha dell’incredibile e riesce a vincere senza problemi la sua partita: gli amanti delle visual novel lo adoreranno come ha fatto il sottoscritto, nonostante le magagne sopra descritte.
Sul fronte tecnico si sarebbe potuto forse fare di più e chissà che un paio di aggiornamenti non si riesca a risolvere i problemi del titolo, ma anche così è una lettura che vi invito caldamente a fare.

  • Narrativa eccelsa
  • Art direction di spessore
  • Colonna sonora incredibile

 

  • Comparto tecnico altalnenante
  • Framerate ballerino
  • Finisce

 

NekoPolpo - Biografia