Pubblicato il 01/11/21 da Andrea Borzì

Metroid Dread – Recensione

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A distanza di 19 anni dal quarto capitolo della serie principale e a 16 dall’annuncio di uscita e successivo cancellamento, ritorna,  dalla collaborazione tra Nintendo e MercurySystem (che già si era occupata del remake per 3DS di Metroid 2: Samus Returns), Metroid Dread, in una nuova veste 2.5D e con una agile e ancor più frenetica Samus Aran.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana…

All’inizio del gioco un breve filmato ci farà ripercorrere le vicende vissute dalla nostra cacciatrice di taglie, nel corso dei precedenti titoli: dall’incontro coi Metroid e i pirati spaziali, fino a quella che si credeva fosse l’ultima grande peripezia di Samus, lo sterminio dei parassiti “X“. A distanza di anni, un video inviato dal pianeta ZDR contenente le immagini di un “X” ancora in vita, porterà la federazione spaziale ad inviare 7 E.M.M.I (Esploratori Mobili Multiforme Interplanetari), grossi robot praticamente indistruttibili atti al recupero di materiali e informazioni su pianeti ostili, alla ricerca dei parassiti. Persi i contatti  con gli E.M.M.I, alla federazione non resterà che mandare Samus, in quanto l’unico essere vivente in grado di sopravvivere agli X.

Poco dopo l’atterraggio sul pianeta, Samus verrà attaccata da un Chozo (prima volta che appaiono attivamente all’interno della serie principale) che le farà perdere tutte le sue abilità (tanto per cambiare). Mossi i primi passi, Adam (il computer di bordo dell’astronave di Samus) ci consiglierà di esplorare e riottenere le nostre abilità al fine di raggiungere la nostra astronave.

Da li a poco verremo a  conoscenza del motivo per cui il termine “Dread” (Terrore) è nel titolo: entrati in una peculiare porta bianca, verremo attaccati da uno degli Emmi, da cui saremo costretti a fuggire, fino a quando entrati nella sala di controllo della zona E.M.M.I, non avremo riottenuto il nostro Cannone Omega, unica arma in grado di distruggere gli E.M.M.I.

Una cosa che ho particolarmente apprezzato all’interno di questo titolo, è la cura per i dettagli inseriti nel gioco, tra cui anche l’uso dei super computer nemici (a forma di cervello con un occhio solo) tipici della cultura Chozo, che subito ci ricorderanno Mother Brain (anch’essa super computer di origine Chozo).  Ancora gli E.M.M.I, i “Nemesis” di questo titolo, che nelle loro aree, con i loro suoni, col filtro che avvolge lo schermo per tutto il percorso e con la consapevolezza che senza Cannone Omega non ci sia possibilità di sfuggire loro (o quasi), incuteranno timore nel giocatore che si ritroverà a morire più e più volte nel tentativo di trovare la strada più sicura per sfuggire dalle macchine ed uscire dall’area.

Passo dopo passo, avremo sempre più abilità per fronteggiare queste entità, ma non saremo i soli a perfezionarci: infatti ogni E.M.M.I avrà una caratteristica peculiare che si sommerà di E.M.M.I in E.M.M.I, rendendo la fuga e il movimento all’interno dell’area sempre più complesso.

Corri, Spara, Ripeti!

Metroid Dread tiene fede alla serie e al genere che ha generato, svecchiandosi tramite una Samus più dinamica nei movimenti, con la possibilità per la prima volta di poter mirare a 360 gradi e con l’aggiunta del Parry (attuabile col giusto tempismo quando i nemici brilleranno) con il quale sarà possibile muoversi più velocemente all’interno dei quadri e con cui saremo in grado di infliggere ingenti danni ai numerosi boss del gioco. Inoltre se nelle prime fasi saremo limitati nelle abilità e nel numero di colpi effettuabili, andando avanti avremo un ampio arsenale a nostra disposizione e toccherà al giocatore memorizzare le pattern dei nemici per sapere cosa usare, come e quando.

Personalmente sentivo la mancanza di un bel Metroidvania che mi obbligasse a lasciare le comode e semplificate combinazioni di tasti a cui siamo abituati oggi, e mettermi alla prova con un titolo che di combinazioni e di tasti assegnati a diverse funzioni ne ha tanti, ma soprattutto, che mi spingesse a provare e riprovare i combattimenti al fine di imparare e migliorare le mie capacità nel gioco.

Negli ultimi anni pochi sono stati i titoli che ci hanno riportato sensazioni simili: Hollow Knight e Ori and The Blind Forest, figli entrambi di Metroid e Castelvania per genere, costruzione e complessità, come si palesa agli “occhi di tutti” , e ciò nonostante rivedere la rossa armatura di Samus mi riempie il cuore di gioia.

Graficamente la scelta del 2.5D è azzeccata e funzionale, le varie ambientazioni risaltano piacevolmente con le loro sfaccettature e i diversi ambienti di quella che è un laboratorio/base sotterranea spaziale. Per quanto possano apparire ripetitivi, si ci renderà facilmente conto di come si riesca a riconoscere ogni ambiente, realizzando in quale luogo ci si ritrovi.

Il comparto sonoro invece rende magnificamente l’atmosfera che l’ambiente vuole donare. Pochi suoni, spesso freddi e vuoti ad amplificare il senso di isolamento e terrore che Samus prova. Ancor di più nelle aree Emmi, caratterizzate da suoni che ricordano i rintocchi dell’acqua nelle tubature vuote, e dai “versi” e dai suoni delle giunture prodotti dagli inarrestabili Emmi intenti a pattugliare la loro zona.

Nintendo rimane Nintendo.

Detto ciò, Metroid Dread non è certo privo di imperfezioni, alcune legate al gioco stesso, altre invece alla piattaforma. Prima di tutto, l’intelligenza dietro gli Emmi, che se da un lato inseguono incessantemente il giocatore, non sarà raro ritrovarseli subito di fronte una volta rientrati nella loro area, o comunque nella zona antistante la porta, senza che questi si allontanino mai, rendendo spesso difficile se non impossibile l’avanzamento. A questo si aggiunge un framerate, che per quanto stabile durante tutta l’esperienza, alcune volte si mostra lacunoso e fin quando accade in una parte platforming dà poche rogne, ma durante una boss fight può essere motivo di estrema rabbia. Infine, vi do un consiglio: se possedete un Pro Controller, utilizzatelo, perché l’esperienza Joy Con può rivelarsi aberrante.

Conclusione

Metroid Dread è Metroid, nel bene e nel male: un gioco che non ha bisogno di una selezione del livello di difficoltà, che punisce il giocatore, ma nel contempo lo premia per il suo impegno, che trova la sua ragion d’essere non in una storia profonda e complicata, bensì in un grado sfida crescente e palpabile, nell’incessante numero di nemici, e nella labirintica costruzione dei livelli che vi porterà a perdervi e a riflettere su dove muovere i passi successivi, fino a diventare una perfetta macchina assassina distruggi alieni. Metroid Dread è la quintessenza di ciò che un Metroidvania dovrebbe essere, nonché un meraviglioso “epilogo” per la storia della cacciatrice di taglie spaziali più cazzuta che le nostre console abbiano visto (si il gioco mi è piaciuto).

  • Avvincente
  • Dinamico
  • Rispettoso della Saga
  • Atmosfera

 

  • Framerate calante in alcuni punti
  • Mappatura percorso E.M.M.I buggato
  • Metroidvania: se non vi piace il backtracking, la mancanza di indicazioni chiare, il dover imparare come funziona il gioco, non compratelo

BoarZo - Biografia

Videogiocatore fin dal 1995. Cresciuto con la tecnologia e i mondi virtuali...