Legrand Legacy: Tale of the Fatebounds

Lettera d'amore a un'era JRPGistica

Pubblicato il 07/03/18 da Carisma20
recensione
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Legrand Legacy: Tale of the Fatebounds

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Legrand Legacy: Tale of the Fatebounds è un gioco di ruolo asiatico sviluppato da SEMISOFT e distribuito da Another Indie, un publisher indipendente cinese che si è posto l’obiettivo di pubblicare i migliori indie game e di farli giocare al maggior numero di persone possibile, sostenendo che non dovrebbero esserci limiti di comunicazione, linguistica o geografica che sia. Ci saranno riusciti in questo caso?
Il titolo rappresenta indubbiamente un ottimo biglietto da visita per la software house, ma non sono solito inserire gli indie in corsie preferenziali solo perché tali, e mancanze e difetti si fanno purtroppo sentire, rendendo impossibile non ammettere quanto di meglio sia disponibile su PC.

Devo innanzitutto dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso di fronte alla qualità del video introduttivo, che ci mette fin da subito nei panni di Finn, uno schiavo costretto a combattere in un’arena, dove resce a battere il suo nemico grazie al risvegliarsi di uno strano potere di cui non era a conoscenza, essendo affetto da amnesia. L’originalità non è uno dei punti forti dell’opera purtroppo, anzi, il tutto ha il sapore di un gigantesco minestrone, farcito con i luoghi comuni classici dei JRPG.
Ciò nonostante Legrand Legacy: Tale of the Fatebounds si difende bene, grazie a dei dialoghi piuttosto piacevoli da seguire, anche se a volte un po’ ridondanti, e a dei personaggi costruiti in modo interessante.

Gli artwork sono davvero spettacolari, peccato che i personaggi sembrino incollati con Photoshop.

Nell’arena un tutorial interattivo ci illustrerà come funziona il combattimento, guidandoci alla vittoria del nostro primo incontro. Una meccanica in particolare necessita di un approfondimento: ogni azione, offensiva o difensiva, farà apparire un cursore circolare diviso in tre zone: fallimento, successo e successo perfetto. Un indicatore percorrerà un giro e dovremo premere il tasto indicato all’interno della relativa zona, per fermarlo. Bloccandolo nell’area fallimento, le possibilità di non colpire aumenteranno e i danni inflitti diminuiranno, ottenendo successo infliggeremo danni normali, mentre con un successo perfetto infliggeremo danni maggiorati e accumuleremo AP, utili a effettuare delle mosse speciali, specifiche per ogni personaggio.
Sfruttando le debolezze dei nemici potremo infliggere ulteriori danni.

Oltre questo è possibile scegliere se schierare i personaggi in prima linea o nelle retrovie, il che consente a chi è davanti di proteggere dai colpi in mischia chi è dietro, ma ovviamente impedisce a chi è dietro di usare i colpi in mischia, costringendolo di fatto all’uso di armi a distanza o di incantesimi. Inoltre, sebbene il gioco presenti combattimenti a turni, tutte le azioni verranno eseguite in contemporanea alla fine del turno.

Grande risalto è dato alle ambientazioni e all’esplorazione, grazie agli splendidi artwork e alla presenza di molte strade secondarie, di uscite segrete dai dungeon e di forzieri che includono equipaggiamenti rari. Peccato per i personaggi, che a volte sembrano poco integrati nelle ambientazioni o sulla world map, trasmettendo un effetto di “incollato su un’immagine”, e per i nemici, che sono rappresentati sulla mappa tutti allo stesso modo; solo una volta avviato il combattimento sapremo la quantità e la tipologia di avversari che dovremo fronteggiare.

Anche i dungeon sono molto evocativi.

Una volta ottenuti abbastanza punti esperienza, potremo investirne alcuni nell’aumento delle caratteristiche del personaggio e al raggiungimento di determinati valori sbloccheremo nuove abilità, da usare poi in combattimento.

Chiudendo, come dicevo sopra il gioco costituisce indubbiamente un ottimo biglietto da visita per gli sviluppatori, e si dimostra un’affezionata lettera d’amore ai vecchi JRPG dell’era PS1 e PS2. Purtoppo non riesce a essere molto più di questo, non proponendo una storia innovativa (non che sia spiacevole da seguire) e aggiungendo solamente qualche elemento a meccaniche già viste nei vari Final Fantasy e The Legend of Dragoon.
Ne consiglio l’acquisto solo a chi stia cercando un’esperienza legata alla nostalgia, o a chi abbia già giocato tutto il meglio del parco titoli di questo genere (The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel, Tales of Zestiria e Tokyo Xanadu ex+ sono validissimi esempi).

Perché sì:
Perché no:
  • Ambientazioni e artwork
  • Effetto nostalgia...
  • Combattimenti tattici

 

  • Modelli poco curati
  • ... e nient'altro
  • Totale assenza di doppiaggio

Artwork

Colonna sonora

Operazione nostalgia

Carisma20 - Biografia

Amante dei videogame fin dai 4 anni, amante della buona musica e de "Il signore degli anelli", concilia tutto ascoltando black metal tolkieniano mentre gioca... The bones of beasts and the bones of kings become dust in the wake of the hymn. Mighty kingdoms rise but they all will fall, no more than a breath on the wind.