Cold Iron

Il cowboy e la pistola maledetta

Pubblicato il 08/03/18 da Riccardo Trillocco
recensione
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Cold Iron

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Immaginate che Punch-Out!! abbia sposato Stranger Things, e che il viaggio di nozze lo abbiano trascorso a Westworld. Questa dichiarazione di intenti inaugura la descrizione di Cold Iron sul sito degli sviluppatori, gli americani Catch & Release. Con queste premesse, non potevo che attendere l’arrivo di questo bizzarro puzzle shooter in realtà virtuale con estremo interesse, e posso dire di essere stato ampiamente ripagato; ma andiamo con ordine.

Siete un tranquillo ragazzo di campagna nel vecchio West. La vostra esistenza scorre placida nella fattoria di famiglia, tra un’inforcata di balle di fieno e una gita al pascolo con le mucche quando, all’improvviso, dall’orizzonte vedete alzarsi un minaccioso polverone.
Solo una gran quantità di cavalli avrebbe potuto provocarlo, e nel vecchio West una mandria di cavalli in arrivo non è mai una buona notizia. Purtroppo il vostro presentimento si rivela fondato: una banda di fuorilegge si presenta al cancello del vostro ranch, e uccide a sangue freddo vostro padre.
Nonostante i banditi si trattengano giorni, all’ostinata ricerca di qualcosa, alla fine lasciano voi e quello che resta della vostra famiglia in pace. Nel bel mezzo della notte successiva, una strana luce attira la vostra attenzione. Si, non c’è dubbio, il luccichio proviene dalla tomba di vostro padre.
Scesi a controllare, vi accorgete che lo strano bagliore, simile a un fuoco fatuo, proviene da un’arma, una pistola adagiata accanto alla lapide. Fin da subito vi sentite attratti dall’arma in modo irresistibile, e non potete fare a meno di impugnarla. Quello che accade subito dopo ha dell’incredibile: vi ritrovate teletrasportati in una città sconosciuta, e di fronte a voi vedete quello che, inequivocabilmente, ha l’aria di essere un bandito, e per di più sembra non vedere l’ora di farvi la pelle, nel più classico degli stalli alla messicana.
Quale misterioso potere ha consentito alla pistola di teletrasportarvi? Era quest’arma che stavano cercando i fuorilegge? Perché vostro padre non ve ne aveva mai parlato? Il bandito che avete di fronte è uno degli assassini del vostro genitore?
Questa in breve la trama di Cold Iron, un canovaccio che non ha nulla di originale, ma che è estremamente ben raccontato, e che svolge in modo egregio la funzione di collante tra i vari duelli che animano il titolo.

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Il primo duello del gioco. Far fuori questo bandito da due soldi si rivelerà un gioco da ragazzi.

Tornando a parafrasare gli sviluppatori, se apprezzate il susseguirsi di boss di Cuphead, l’estetica western di Red Dead Redemption, il gunplay teso di titoli come Arizona Sunshine e Raw Data e la magia e il mistero della saga della Torre Nera, Cold Iron potrebbe fare al caso vostro.

Una doverosa premessa, prima di andare a vedere nel dettaglio come in Catch & Release siano riusciti a tradurre in videogioco un simile maelstrom di ispirazioni. Sia su Playstation VR che su HTC Vive e Oculus Rift, per poter giocare a Cold Iron serve un controller di movimento, che andrà a simulare in tutto e per tutto la pistola che dà il titolo al gioco. Il gameplay infatti è composto solo e soltanto dall’uso del braccio destro. Tenete il braccio lungo il fianco, aspettate che suoni la campana, sparate a chi vi sta di fronte, ripetete. Tutto qua? Non proprio: se la citazione della Torre Nera da parte degli sviluppatori ha fatto scattare un ingranaggio nella vostra testa, siete sulla strada giusta, perché ben presto questo titolo, apparentemente un western duro e puro, virerà verso il fantasy, già dal secondo stage.

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Che fantasy sarebbe senza creature boschive?

Per vincere un duello dovremo, ovviamente, essere più veloci del nostro avversario, e colpirlo per primi. Ogni avversario va colpito cinque volte, l’ultima delle quali lo manderà definitivamente sei piedi sottoterra. Ogni stage è composto da tre avversari, in ordine crescente di difficoltà.
Se nel primo stage affronteremo dei semplici banditi, già dal secondo le cose si faranno molto strane, infatti ci troveremo in un bosco, a dover uccidere una creatura, simile a un albero, che ha il potere di teletrasportarsi attraverso tre portali. Al consueto suono della campanella, dovremo indovinare il portale giusto, e colpirla per primi. Andare oltre significherebbe rovinare il piacere della scoperta; mi limiterò a dire che ogni nemico a un primo impatto sembra impossibile da battere ma, una volta capito il meccanismo, basteranno dei riflessi nella media per venirne a capo.

La definizione di puzzle shooter usata dagli sviluppatori risulta quantomai calzante, visto che ogni stage ha una sua peculiarità, e ogni singolo nemico dei pattern diversi. A scongiurare ulteriormente il rischio di una certa monotonia, tra uno stage e l’altro interviene a intrattenerci un livello bonus, nel quale dovremo sparare a delle angurie lanciate in aria. Niente di trascendentale, ma fa il suo dovere, ovvero divertire e allentare la tensione tra un duello e l’altro.

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Il bonus stage. Cambia il fondale, ma sempre di sparare a delle angurie si tratta.

Tecnicamente il lavoro svolto da Catch & Release è appena sufficiente. A livello grafico il titolo risulta poco ispirato, e non troppo ben realizzato. I modelli dei personaggii sono piuttosto deboli, sia a livello di character design che di mera modellazione poligonale.
Anche gli stage faticano a emergere, risultando spogli e piuttosto anonimi. Il feeling generale di Cold Iron è quello dei primi coin-op poligonali che si affacciavano nelle sale giochi a partire dagli anni ’90, sensazione accentuata dall’evidente slavatura delle texture.
A un primo impatto mi è subito venuto in mente Silent Scope, un cabinato Konami del 1999, e non è certo un complimento. L’aspetto tecnico nel quadro complessivo riveste però un ruolo marginale, perché il fulcro di Cold Iron è abbattere il nemico che si ha di fronte, e dedurre il più velocemente possibile il metodo giusto per farlo. Inoltre non va dimenticato che il gioco è stato sviluppato da due ragazzi del North Carolina, Matthew Taylor e James Tillman, che hanno fondato Catch & Release nel 2015, con lo scopo di rivisitare in chiave moderna le esperienze che li avevano entusiasmati da piccoli.
Il loro primo titolo, Star Billions, è un’avventura sci-fi con protagniste delle intelligenze artificiali, rappresentate come animali super deformed, dal peso di 108 MB, uscito per iOS e Android nel dicembre 2015. Direi che Cold Iron, per quanto piuttosto scarno tecnicamente, rappresenta un bel passo avanti. L’accompagnamento sonoro, curato dallo stesso Taylor, è piuttosto ispirato: gli effetti fanno il loro dovere, la voce narrante, interpretata da Dylan McKinnon, ha il giusto carisma per farvi appassionare alla storia e il tema principale, realizzato dai Poppy Brothers (che altro non sono che gli stessi Taylor e Tillman), mi è piaciuto davvero molto.

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L’hub principale di Cold Iron, un caro e vecchio saloon. Le statue sono gli avversari già battuti. Più pregiato è il metallo, migliore è stato il tempo.

Non c’è molto altro da dire, Cold Iron è tutto qua: si abbatte un nemico cinque volte, si passa al successivo, fino al sopraggiungere dei titoli di coda, che arrivano dopo neanche un’ora di gioco. L’uso della realtà virtuale poi è limitato al guardarsi intorno, non ha nessuna applicazione a livello di gameplay, e il gioco avrebbe potuto funzionare benissimo senza, anche se guardare la propria pistola fumante dopo aver ucciso un nemico è una bella sensazione, che privata dell’uso della VR sarebbe andata persa.
Anche il prezzo non è certo dei più vantaggiosi, visto che il gioco viene venduto a 19,99 €, e una volta finito l’unico incentivo per un secondo playthrough è dato dal cercare di migliorare i propri tempi, sbloccando così le statue dei personaggi battuti e i relativi achievement.
Personalmente ho sentito la mancanza di una modalità online: creare il proprio avatar e sfidare gli amici a duello avrebbe rappresentato già di per sé un incentivo incredibile per allungare il ciclo vitale del titolo. Possiamo sempre sperare che i ragazzi di Catch & Release la introducano con un aggiornamento, ma visto che i duelli si svolgono in pochi secondi, richiedendo l’assenza assoluta di qualsiasi latenza, e tenuto conto dell’esiguo numero della loro forza lavoro, non ci spererei troppo. Il gioco non è localizzato in italiano, ma i dialoghi costituiscono una frazione  veramente esigua del pacchetto.

In definitiva, Cold Iron è un titolo che va oltre la somma delle sue parti. Una grafica scarna, un gameplay limitato e una longevità striminzita non sminuiscono uno sparatutto diverso, che mi ha intrattenuto egregiamente per tutta la sua durata, regalandomi belle sensazioni.
Mi ha ricordato, anche nel suo essere un po’ tamarro (quando arriverete allo stage del carro armato capirete), le emozioni provate in sala giochi, mentre inserivo un gettone dietro l’altro in sparatutto con periferica dedicata, come Time Crisis, Terminator 2: Judgment Day, The House of the Dead o Jurassic Park: The Lost World, anche se il vero padre putativo di Cold Iron è indubbiamente Wild Gunman, geniale simulatore di duello western, sviluppato dal compianto Gunpei Yokoi e distribuito nelle sale giochi di tutto il mondo da Nintendo nel 1974, per poi approdare su NES nel 1984.
Un titolo seminale, tanto da essere stato scelto da Robert Zemeckis per un’iconica scena di Ritorno al futuro 2 e la cui influenza si sente ancora oggi, Cold Iron è qui a dimostrarlo.

Perché sì:
Perché no:
  • Old school
  • Estrai e spara
  • Ogni nemico va affrontato diversamente

 

  • Character design anonimo
  • Dura pochissimo
  • Assenza di qualsiasi modalità multiplayer

Arcade perfect

Pistole fumanti

Colonna sonora accattivante

trillo81 - Biografia

È passato da Basketball per Atari 2600 al 4k HDR in soli 37 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare, ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.