Pubblicato il 13/03/26 da Cathoderay

John Carpenter’s Toxic Commando – L’apocalisse secondo il maestro dell’horror

Zombie e benzina: benvenuti nella fine del mondo
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Ci sono registi che hanno definito un immaginario intero: John Carpenter è uno di quelli. Dai corridoi infestati di The Thing alle strade deserte di Escape from New York, il suo cinema ha sempre raccontato un mondo sporco, disperato e pieno di creature che sarebbe meglio non incontrare mai.

John Carpenter’s Toxic Commando prova a fare una cosa molto semplice: trasformare quell’immaginario in un videogioco. Prende l’estetica da horror anni Ottanta, fatta di synth, zombie e ironia nera, e la trasforma in uno sparatutto cooperativo dove l’obiettivo è uno solo: sopravvivere abbastanza a lungo da arrivare all’estrazione, possibilmente lasciandosi dietro una montagna di cadaveri.

Un B-movie giocabile

Toxic Commando non ha alcuna intenzione di prendersi sul serio. La trama è poco più di un pretesto, un esperimento energetico fallito ha trasformato il mondo in una palude infestata da non-morti, e un gruppo di mercenari decisamente poco raccomandabili viene mandato a rimettere insieme i pezzi. È il tipo di premessa che sembra uscita da una VHS dimenticata in un videonoleggio del 1987, ed è esattamente quello che il gioco vuole essere. Dialoghi sopra le righe, personaggi caricaturali e missioni che oscillano costantemente tra l’azione frenetica e l’assurdo più totale.

Toxic Commando non cerca di nascondere le sue radici: le abbraccia con entusiasmo.

Cooperativa e caos

Il cuore dell’esperienza è la cooperativa. Fino a quattro giocatori attraversano mappe piene di orde di zombie, veicoli improvvisati e obiettivi da completare mentre il mondo sembra volerli divorare. Il ritmo ricorda da vicino quello degli shooter cooperativi classici: si combatte, si avanza, si viene sopraffatti, si riparte. La differenza è che Toxic Commando spinge molto di più sull’esagerazione. Veicoli che falciano orde di non-morti, esplosioni che riempiono lo schermo e armi che sembrano progettate con un solo obiettivo: fare il maggior casino possibile. Quando tutto si mette in moto, il gioco diventa un piccolo festival di caos controllato.

L’estetica Carpenter

È però sul piano estetico che il gioco trova davvero la sua identità. Paludi tossiche, città devastate, luci al neon e nebbie sporche costruiscono un mondo che sembra uscito direttamente da un horror anni Ottanta. La colonna sonora sintetica completa il quadro con quel tono elettronico che richiama immediatamente il cinema di Carpenter. Non è un horror puro, è piuttosto uno splatter ironico, dove la tensione convive con momenti volutamente sopra le righe.

Il risultato è un’atmosfera che sembra uscita da un vecchio film horror visto troppe volte su una VHS consumata.

Un gioco che funziona soprattutto in compagnia

Toxic Commando è uno di quei giochi che cambiano molto a seconda di come li si affronta. In solitaria resta uno shooter cooperativo discreto; in compagnia, invece, diventa un piccolo festival del caos. Ed è lì che il gioco mostra davvero il suo carattere: tra risate, errori, esplosioni improvvise e fughe disperate verso l’estrazione. Non è il tipo di gioco che si ricorda per la precisione delle meccaniche, si ricorda per i momenti di puro caos condiviso.

La notte è lunga

John Carpenter’s Toxic Commando non reinventa il genere degli shooter cooperativi, ma probabilmente non è nemmeno questo il suo obiettivo. Il gioco vuole piuttosto catturare l’energia anarchica dei B-movie horror e trasformarla in un’esperienza cooperativa fatta di zombie, benzina e sintetizzatori. Quando tutto funziona, quando le orde invadono lo schermo, le armi esplodono e la musica pulsa, è difficile non lasciarsi trascinare dal caos.

Perché a volte nella fine del mondo non serve un piano perfetto, bastano abbastanza proiettili, un motore acceso e qualcuno con cui ridere mentre tutto va in pezzi.

  • Pieno stile B-movie
  • splatter e ironico
  • da il suo meglio se giocato con gli amici

 

  • la grafica datata
  • giocato in singolo può annoiare facilmente

Cathoderay - Biografia

Pare che io sia l'entropia videoludica.

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