Alla fine dell’autunno 2025, Horses, l’ultimo progetto dello studio italiano Santa Ragione, ha fatto letteralmente esplodere il web. Tutto questo non grazie a splendidi trailer presentati in pompa magna, né per campagne marketing milionarie, come in molti potrebbero pensare. Il motivo è un altro ed è ben più curioso: Horses è stato bannato da Steam, poi rifiutato all’ultimo momento da Epic Games Store e infine rimosso dalla Humble Store prima di essere nuovamente messo in vendita, proprio per i suoi contenuti ritenuti assai controversi. In un settore dove la discussione su classificazioni, contenuti adulti e politiche delle piattaforme è sempre sullo sfondo, questo caso ha letteralmente scoperchiato il vaso di Pandora.
Questa recensione prova a guardare Horses da più prospettive: di cosa parla, come si gioca, com’è fatto, e soprattutto perché ha scatenato queste reazioni.
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Premessa: da dove nasce Horses
Santa Ragione è uno studio con un pedigree riconosciuto nel mondo indie, noto per titoli che sperimentano con forma narrativa e sensazioni di gioco più che con meccaniche classiche. Con Horses, il team ha voluto spingere l’asticella ancora oltre, raccontando una storia che intreccia temi di trauma familiare, obbedienza, potere e identità attraverso un linguaggio volutamente disturbante.
La genesi del gioco non è banale: la sua presenza su piattaforme mainstream è stata ostacolata prima ancora del lancio ufficiale. Steam ha rifiutato Horses già nel 2023, sostenendo che il titolo presentasse contenuti “che a loro giudizio sembrano raffigurare condotte sessuali in presenza di minori”, una motivazione vaga e contestata dallo sviluppatore.
Questo rifiuto ha segnato l’inizio di un percorso tumultuoso che ha coinvolto altri grandi store digitali, trasformando Horses da semplice gioco indie a simbolo di un dibattito sulla censura, trasparenza delle piattaforme e limiti della libertà artistica nei videogiochi.
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La trama: un’estate indimenticabile (ma non per i motivi che si potrebbero pensare)
In Horses impersoniamo Anselmo, un giovane di vent’anni che accetta un lavoro stagionale in una fattoria isolata in campagna, conosciuta come Cascina Barot. Tutto sembra tranquillo e ordinario fino a quando il giocatore scopre che il luogo non è per nulla ciò che sembra.
I “cavalli” del titolo infatti non sono animali bensì esseri umani costretti a vivere e lavorare come bestie da soma, con maschere equine che oscurano l’identità e trasformano l’esperienza in qualcosa di profondamente innaturale. Attraverso 14 giorni (il gioco è strutturato in un arco narrativo che simula due settimane), Anselmo vive man mano un crescendo di situazioni che sfidano la sua moralità e la sua sanità mentale. È un percorso che mescola compiti quotidiani, interazioni surreali e sequenze oniriche, dove l’orrore non è soltanto visivo ma psicologico: l’insensatezza, la coercizione, la perdita della dignità umana saranno le tematiche al centro di una storia che entrerà piuttosto sottopelle, inquietando nel profondo.
Horses è quindi un titolo in cui la tensione nasce dal disagio costante, dalle relazioni distorte e dal contrasto tra ciò che è normale (lavorare, parlare con altri personaggi) e ciò che è profondamente sbagliato (vedere esseri umani trattati come animali). Il gioco racconta una vicenda torbida e surreale con una lenta discesa in un mondo che sembra progettato per far chiedere a chi sta dall’altra parte dello schermo: fino a che punto il potere può spezzare l’individuo?
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Gameplay: un’esperienza più da vivere che da giocare
Il gameplay di Horses è essenziale. La struttura è lineare e concentra l’attenzione sulle interazioni, su scelte durante i dialoghi e sugli eventi quotidiani della vita di Anselmo nel contesto della fattoria.
Principalmente si esplorerà l’area – non troppo grande – di gioco interagendo con il fattore e i vari umani vestiti da cavalli e portando a termine alcuni lavoretti che verranno assegnati al protagonista, tra cui raccogliere verdure, dare il cibo al cane e nei casi peggiori, seppellire un cadavere nel cimitero retrostante la cascina.
Per quanto riguarda le scelte, esse non sempre portano a grandi variazioni in termine di eventi narrati, ma servono a far riflettere e aiutano a fare immedesimare maggiormente nel contesto. Non sono domande che conducono a bivi di storia, bensì servono ad arricchire quella che è, a tutti gli effetti, un’esperienza meditativa in forma ludica, priva illusioni di grande interattività, ma con un peso psicologico che non è banale.
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Grafica e stile: bianco e nero, cento sfumature di inquietudine
Esteticamente Horses non punta al fotorealismo né a un’espressione pittorica elaborata. Il gioco utilizza un bianco e nero granuloso, con texture scarne e figure talvolta sfocate, quasi a richiamare un film d’avanguardia in pellicola analogica.
È una scelta che può risultare fredda o bizzarra, ma in realtà si sposa con la volontà narrativa di Santa Ragione: togliere il superfluo per concentrare l’attenzione su situazioni, relazioni e simbolismi. Non è un’estetica mainstream, né cerca l’effetto “arte” fine a sé stesso. Serve piuttosto a sospendere la percezione: la realtà del mondo di Horses appare allo stesso tempo familiare e deformata, come se fosse filtrata da uno specchio offuscato. È un linguaggio visivo che invita a leggere la forma come parte della sostanza.
A livello tecnico però il gioco non brilla eccessivamente: nella mia partita sono incappato in un bug che mi ha portato fuori dalla mappa facendomi cadere “out of bound” e costrigendomi a ricaricare l’ultimo salvataggio e in generale molte texture risultano un po’ grezze e mal realizzate, così come i volti dei personaggi – quello del fattore in particolare – non sono troppo espressivi.
Migliore invece il comparto audio. In Horses, non c’è musica tradizionale di sottofondo: il silenzio o i suoni ambientali prendono il posto di una colonna sonora orchestrata. Questo rafforza l’effetto “documentario disturbante”, facendo sentire il giocatore più immerso e più esposto rispetto ai rumori del gioco, che non alleviano mai l’esperienza con la confortante familiarità delle melodie. Al contrario per (quasi) tutta la durata dell’avventura, il giocatore sarà costretto ad ascoltare perennemente il rumore di un proiettore in azione, arrivando dopo un tot di tempo ad esserne quasi assuefatto, nonostante crei un effetto altamente e perennemente disturbante.
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Le controversie: perché Horses è diventato un caso politico
La parte più discussa di Horses non riguarda la sua qualità intrinseca, ma le reazioni delle piattaforme che lo hanno rifiutato o bannato.
Nel 2023 Valve ha comunicato a Santa Ragione che Horses non sarebbe stato distribuito su Steam, affermando che i contenuti mostrati “sembravano rappresentare condotte sessuali in presenza di minori”. I dettagli non sono mai stati resi pubblici, e secondo il team di sviluppo non esiste alcun contenuto del genere nella versione finale (tutti i personaggi sono adulti, e scene problematiche sono state rimosse o modificate). Santa Ragione ha dichiarato che Valve non ha fornito motivazioni specifiche né una chiara via per l’adeguamento.
Nel dicembre 2025, pochi giorni prima dell’uscita, Horses è stato respinto anche da Epic Games Store, con motivazioni legate a “contenuti inappropriati” e politiche contro contenuti considerati abusivi o non conformi.
Humble Store ha invece temporaneamente rimosso il titolo dopo il lancio, per poi rimetterlo a catalogo dopo una revisione interna che ha stabilito che, pur essendo “pesante”, il gioco non violava le linee guida.
Nel frattempo, GOG.com e Itch.io hanno invece accolto Horses, con GOG che l’ha visto salire rapidamente nelle classifiche di vendita, tanto da essere in vetta per alcuni giorni. Sicuramente le polemiche e le chiacchiere sui social hanno sicuramente contribuito a questo risultato.
La censura è quasi sempre un male
La polemica Horses non è quindi legata principalmente al suo contenuto, ma su chi decide cosa è accettabile e su quali basi. Da un lato ci sono piattaforme con regole non sempre trasparenti; dall’altro, uno studio che sostiene di aver rispettato classificazioni ufficiali (PEGI 18, ESRB M) e aver modificato contenuti potenzialmente problematici senza che ciò bastasse.
Per molti osservatori, Horses è diventato un simbolo di un problema più ampio: la dipendenza di sviluppatori e giocatori da pochi grandi distributori digitali e il modo in cui questi possono influenzare la diffusione culturale dei videogiochi. Il fatto che un titolo possa essere impedito di raggiungere il pubblico, pur essendo legale e classificato per adulti, apre domande sulla natura delle “pagine di vendita” come filtri culturali, non solo commerciali.
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Conclusione
Horses non è un gioco perfetto, né tenta di esserlo. Non è un blockbuster con stimoli immediati. È un’esperienza che richiede al giocatore di stare nel mezzo del discomfort e di confrontarsi con immagini e situazioni che difficilmente si dimenticano. La sua forza non è nel gameplay tradizionale, ma nel modo in cui la forma narrativa e visiva si intrecciano per creare uno spazio di riflessione.
E poi c’è la storia attorno al gioco: il rifiuto da Steam e Epic, l’altalena con Humble, le discussioni aperte su censura, arbitrio editoriale e libertà d’espressione nei videogiochi. Tutto questo lo rende un caso più interessante del gioco stesso, nel senso che Horses non è solo un “giochino” da giocare, ma anche uno specchio per interrogarsi su chi controlla cosa vediamo e perché.
In definitiva, sia che si giudichi Horses per quello che racconta, sia per quello che ha scatenato, il risultato è un gioco che racconta sicuramente una storia disturbante ma che ha ottenuto visibilità più grazie al clamore mediatico che ha scatenato che non grazie al suo reale valore come opera ludica, essendo di base più un’esperienza narrativa concettuale che potrebbe annoiare coloro che hanno voglia di giocare.
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