Pubblicato il 11/01/26 da Emil

Metroid Prime 4: Beyond – Samus torna in grande stile… ma qualcosa frena l’entusiasmo

Un’avventura intensa e bellissima su Switch 2, con qualche scelta che fa storcere il mirino.
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Dopo un’attesa talmente lunga che persino i portelloni delle basi spaziali hanno imparato a sbadigliare, Metroid Prime 4: Beyond arriva su Nintendo Switch 2 con un obiettivo chiaro: riportare Samus in prima persona là dove è sempre stata più a suo agio, cioè nel posto in cui ti senti contemporaneamente un’eroina leggendaria e una turista con il terrore di sbagliare corridoio.

Il risultato è un Prime “vero”: atmosfera densa, esplorazione metodica, tecnologia aliena da scansionare come se fossi un’archeologa con la tuta d’assalto. È un ritorno in grande stile, con qualche scelta discutibile che impedisce al gioco di essere quel “capolavoro totale” che molti si aspettavano dopo anni di silenzio cosmico.

Gameplay

Il gameplay è il classico mix Prime: esplorazione + backtracking intelligente + potenziamenti che trasformano porte prima “impossibili” in scorciatoie furbe. Si spara bene, ci si muove con fluidità e la progressione è una di quelle che ti fa dire: “Ok, ora posso tornare lì… e finalmente vendicarmi di quella stanza.”

Le novità più evidenti ruotano intorno a abilità psichiche (o comunque poteri “oltre” la solita suite di armi e visori). Non sono un semplice effetto speciale: entrano nei puzzle e in alcuni scontri in modo abbastanza naturale, aggiungendo una dimensione in più a ciò che fai con mira, movimento e gestione dell’arsenale. Il bello è quando capisci che non stai solo “sparando meglio”, ma stai leggendo l’ambiente in modo diverso.

Su Switch 2 il tutto guadagna parecchio: la mira è più reattiva, e con i controlli più precisi (anche in stile “mouse” con i Joy-Con 2, se ti piace quel tipo di feeling) i combattimenti più frenetici risultano meno “lotta col pad” e più “lotta con l’alieno, come dovrebbe essere”.

Storia

La storia fa quello che deve fare un Metroid Prime: ti dà un mistero, ti butta in un mondo che non ti deve spiegazioni, e ti invita a ricostruire cosa sta succedendo tra rovine, log, tracce e segnali inquietanti. Il ritmo narrativo è più “investigazione ambientale” che “telenovela spaziale”, e funziona proprio perché non ti interrompe ogni cinque minuti per raccontarti quanto sei importante.

Ci sono momenti in cui la trama accenna a diventare più “diretta”, ma l’anima resta quella: sei tu che scopri, non il gioco che ti recita addosso.

Personaggi

Samus rimane Samus: poche parole, tanta presenza scenica. E in un gioco così, questa sobrietà è un pregio, perché ogni gesto e ogni scelta di regia pesano di più.

Gli altri personaggi (alleati, figure di contorno o presenze antagoniste) servono soprattutto come punti di riferimento per spingere la storia e dare contesto all’esplorazione. Non aspettarti una compagnia di comprimari che rubano la scena: qui il personaggio principale è sempre lui, il binomio Samus + pianeta ostile.

Ambientazione

Quando il gioco fa il gioco “Prime”, l’ambientazione è splendida: biomi curati, architetture aliene credibili, dettagli che raccontano un passato senza bisogno di cartelli turistici. È uno di quei titoli in cui ti fermi a guardare un condotto, una parete, un simbolo… e ti viene voglia di scansionarlo anche se non serve, solo per saziare la curiosità.

Detto questo, c’è una nota stonata importante: la grande fase desertica (con tanto di attraversamenti su moto) è un’idea che sulla carta punta al respiro, ma in pratica rischia di diventare una distesa un po’ vuota, un collegamento “lungo” più che un luogo memorabile. È il segmento che più spesso rompe l’incantesimo dell’esplorazione compatta e piena di scoperte: meno “mistero”, più “spostamento”.

E qui si inserisce anche una scelta che fa discutere…

Durata e contenuti

Arriviamo al punto delicato: Metroid Prime 4: Beyond è molto bello, ma forse un po’ corto o povero di contenuti rispetto a quanto si è fatto attendere. Non perché manchino momenti forti: ce ne sono, e alcuni sono davvero di livello. Il problema è la sensazione complessiva di “fine” che arriva con un filo di anticipo, lasciandoti con quel pensiero scomodo: “Dopo tutti questi anni… avrei voluto qualcosa in più.”

A peggiorare la percezione contribuisce anche l’idea della musica nella fase desertica sbloccabile solo tramite acquisto separato di un amiibo. Al di là dell’effetto pratico, è una questione di principio: un gioco dovrebbe essere completo, soprattutto quando venduto a prezzo pieno, senza funzionalità o contenuti legati alla vendita di accessori esterni. È il classico extra che non ti cambia la vita, ma ti cambia l’umore: perché ti ricorda che una parte dell’esperienza è stata messa dietro un “optional” fisico, e lascia davvero il tempo che trova.

Verdetto

Metroid Prime 4: Beyond è un ritorno solido e spesso esaltante: gunplay convincente, esplorazione appagante, atmosfera da manuale e una resa su Nintendo Switch 2 che lo fa scorrere con la naturalezza che un Prime moderno merita. Quando sei dentro le sue aree migliori, funziona come una macchina perfetta: ti mette curiosità, tensione e voglia di spingerti “solo un altro metro”.

Ma proprio perché fa tante cose bene, pesano di più i “però”: una sezione desertica che sa di riempitivo, una sensazione di durata/contenuti non allineata all’attesa di anni, e soprattutto quella scelta dell’amiibo per la musica che suona come un memo fastidioso: “accessorio venduto separatamente”.

In sintesi: consigliato, soprattutto a chi ama Prime e l’esplorazione sci-fi fatta bene. Solo, preparati a finire il viaggio un po’ prima di quanto avresti voluto… e a chiederti perché, nel deserto, la colonna sonora debba essere un extra invece che un diritto.

  • Atmosfera e immersione eccellenti
  • Su Switch 2 è fluidissimo e nitido
  • Abilità psichiche ben integrate

 

  • Macro-deserto troppo vuoto
  • Sensazione di “poco” dopo tanta attesa
  • Musica nel deserto legata ad amiibo

Emil - Biografia

Con oltre 30 anni di strada percorsa sia in produzione che da studioso del settore videoludico, non mi considero un tuttologo ne un guru. Ma solo un grandissimo appassionato con una grande esperienza. Ma soprattutto: vengo dal futuro.

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