Pubblicato il 29/08/25 da Cathoderay

Gradius Origins – frammenti di galassia ritrovata

Vecchi schermi, nuove orbite
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Ci sono raccolte che si limitano a imbalsamare il passato, e poi ci sono quelle che lo riportano in circolazione con un respiro nuovo; Gradius Origins rientra nella seconda categoria: un lavoro firmato M2 che raccoglie Gradius, Lifeforce, Gradius 2 Salamander,  Salamander II, a cui si aggiungono curiosità raramente viste fuori dal Giappone, come la versione speciale di Gradius III presentata all’AM Show del 1989.

Pixel sotto controllo

Tutto il pacchetto di titoli gira senza esitazioni: input lag praticamente assente, sincronizzazione verticale stabile, scaling delle immagini curato; su PC si può arrivare senza problemi a 120 Hz, mentre su console si resta agganciati ai 60 fps fissi. Gli shader per simulare il CRT sono funzionali, anche se non sempre convincenti, ma restituiscono abbastanza fedelmente la sensazione del tubo catodico. Le opzioni non mancano: riavvolgimento, salvataggi rapidi, possibilità di attivare l’invincibilità per chi vuole solo esplorare i livelli, o la visualizzazione delle hitbox e dei contatori di nemici sullo schermo. È il classico approccio di M2: precisione tecnica, pensata più per conservare che per reinterpretare e sotto questo punto di vista Gradius Origins  è da 10 e lode!

Un terzo capitolo che non c’era

Tra i contenuti inediti spicca Salamander III, sviluppato proprio da M2 come “what if” della saga; non è un semplice esperimento: introduce un sistema dinamico di difficoltà che modifica il ritmo dello sparatutto in base alle performance del giocatore. Chi riesce a sopravvivere più a lungo, si ritrova a gestire ondate sempre più dense. È una scelta che rende il titolo più vicino a un bullet hell moderno, pur restando ancorato alle regole dei vecchi orizzontali Konami.

Archivi spaziali

Lato documentazione, invece, la raccolta mostra i suoi limiti; c’è una galleria di artwork e materiali d’epoca, ma senza alcun contesto storico, né traduzioni delle interviste e degli appunti giapponesi. Per chi conosce già la serie, è un’occasione persa: il materiale è interessante, ma resta isolato, più come un album di immagini che come un vero archivio. A questo si aggiunge l’assenza delle versioni domestiche più amate, in particolare Gradius Gaiden per PlayStation, che molti considerano il punto più alto della serie fuori dall’arcade.

Il risultato è una raccolta solida, tecnicamente impeccabile, ma incompleta sul piano curatoriale. Rimane la sensazione di un lavoro ben fatto ma parziale, che rischia di parlare più agli appassionati già convinti che a un pubblico nuovo.

Eredità da custodire

C’è una domanda che resta sospesa dopo aver giocato Gradius Origins: quale futuro hanno queste retro-antologie? Oggi non basta più proporre versioni perfette dei vecchi arcade: serve anche dare un contesto, spiegare le scelte di design, mostrare l’impatto che quei giochi hanno avuto nel loro tempo.

Konami possiede un archivio immenso: dalle saghe storiche come Castlevania e Contra fino a esperimenti dimenticati. Una collana come Gradius Origins potrebbe essere il primo passo verso un progetto più organico, capace non solo di riproporre i giochi, ma anche di raccontarne la storia e il peso nel panorama videoludico. È questo, ormai, lo standard a cui guardano appassionati e studiosi: collezioni che siano insieme gioco, documento e memoria.

Se Konami e M2 sceglieranno di muoversi in questa direzione, potremmo trovarci davanti a un vero archivio vivente. In caso contrario, resteranno cofanetti solidi e nostalgici, preziosi ma incapaci di trasformare davvero il passato in patrimonio condiviso.

In ogni caso, Gradius Origins è una collezione piena di shooter di livello, che merita di essere giocata anche solo per la presenza del nuovissimo Salamander III

  • Tanti titoli iconici
  • Salamander III
  • musiche di livello altissimo

 

  • si poteva osare di più con il comparto museale

Cathoderay - Biografia

Pare che io sia l'entropia videoludica.

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