Pubblicato il 22/08/25 da Fedro

Luto – Recensione

Intrappolati in una mente afflitta dal dolore

Fin dal suo annuncio avvenuto qualche mese fa, Luto è riuscito ad intrigarmi da morire. Le ambientazioni e le atmosfere viste nel trailer di annuncio del titolo sembravano omaggiare molto da vicino il compianto PT di Hideo Kojima e la voce che parlava in sottofondo pareva essere una versione ancora più folle del narratore del geniale The Stanley Parable. Nonostante fin da subito fosse chiaro che non fosse una produzione che puntava principalmente sul gameplay, il mio interesse è stato profondamente catturato e l’ho atteso con una certa ansia, proprio perché era da tempo che non mi godevo un bell’horror psicologico immersivo basato principalmente sulla narrativa.

Fatta questa veloce premessa posso già però affermare, prima di scendere nei dettagli, che l’opera targata Broken Bird Games, un team tutto spagnolo, riesce ad emozionare ma soprattutto ad inquietare nel profondo. Non a caso, durante la mia run, è successo che un brivido corresse lungo la mia schiena più volte, cosa che non mi capitava da parecchio tempo, nonostante io sia un giocatore piuttosto navigato di videogiochi horror.

Ma bando le ciance, direi che è giunto il momento di seguire Sam, il protagonista di questa straziante, quanto intrigante, storia tutta da scoprire all’interno del suo incubo doloroso.

Una dimora che è anche prigione – Trama

In Luto non ci sono zombie, non ci sono culti demoniaci, né entità aliene. C’è solo una casa. E un uomo che non riesce a uscirne. Ma soprattutto c’è il lutto (da qui il titolo, in spagnolo “Luto” vuol dire proprio questo), che qui non è solo un concetto, è un mostro silenzioso perennemente presente sottoforma di quattro misteriosi fantasmi neri, sospesi immobili nel cielo di un’inospitale distesa desertica.

Sam è un uomo spezzato, intrappolato in un ambiente che assume i contorni del luogo in cui ha vissuto per anni con la famiglia, ma che all’occorrenza si trasforma in un labirinto composto di stanze e corridoi dall’architettura improbabile che paiono sospese tra sogno e realtà. Addentrandosi sempre di più nell’incubo, l’uomo dovrà raggiungere la verità e comprendere le motivazioni per cui si trova costretto a vagare in un luogo folle costellato di elementi che riconducono a traumi vissuti nella sua vita. La narrativa è quindi perlopiù ambientale: tramite i documenti che si potranno rinvenire durante l’esplorazione e i macabri disegni che andranno ad inserirsi nello sketchbook che Sam si porterà sempre appresso, sarà possibile ricostruire una storia straziante ma allo stesso tempo toccante. Ma in realtà non è tutto; ad accompagnare Sam e raccontarne le gesta al giocatore, vi sarà anche una voce narrante – doppiata ottimamente in inglese – che mano a mano che si proseguirà diventerà sempre meno “affidabile” e “calorosa”, generando non poca inquietudine. Come detto in introduzione i fan di The Stanley Parable gradiranno non poco questo elemento, sfruttato in maniera molto intelligente.

In linea di massima, nelle sei ore impiegate per portarlo a termine, la trama di Luto mi ha tenuto incollato allo schermo e la vicenda che propone risulta profonda e interessante, seppur narrata senza “spiegoni” o lunghi dialoghi, ma come fosse un puzzle che va ricostruito pezzo per pezzo. Ovviamente, per scoprire ogni dettaglio sarà necessario affrontare una seconda run, in cui sarà possibile sbloccare un capitolo extra (oltre ai sei principali) tramite la raccolta di alcuni collezionabili. Se si è avidi di conoscenza e si ama conoscere ogni singola sfaccettatura di una storia il consiglio è di rimboccarsi le maniche e di farlo, perché il “Capitolo X” aggiunge molto al quadro generale, dando una prospettiva totalmente diversa e più chiara su certi aspetti del canovaccio.

Camminare, esplorare, sopravvivere alla psiche – Gameplay

Luto è quindi una produzione che si propone di raccontare una storia al suo pubblico, rinunciando ad un gameplay tipico degli action o dei survival horror. Se ci si aspetta di menare fendenti o di sparare a creature infernali, il consiglio è di rivolgere altrove l’attenzione. Per la maggior parte del tempo infatti si esplorerà, come in un tipico walking simulator, la magione in perenne mutamento, in cui Sam è fisicamente (e mentalmente) intrappolato, risolvendo puzzle. Questi ultimi in certi frangenti sono risultati abbastanza tosti, perché il gioco non fornisce alcun indizio per la loro risoluzione e in alcuni casi non è neanche troppo chiaro cosa sia necessario fare. Un esempio di questo è dato da uno che si affronta nel quinto capitolo, in cui vi sono dei manichini coperti da un telo bianco, con delle lettere che capeggiano sopra la loro testa; solo dopo una decina di minuti, durante la mia partita, sono riuscito a capire che esse erano necessarie a comporre una parola – rigorosamente in spagnolo – che si andava a completare, mano a mano che le si selezionava, su di un muro adiacente. A conti fatti però, gli enigmi sono interessanti e richiedono una buona dose di ingegno e di pensiero laterale per essere risolti, anche se un aiuto in più, o una chiarezza maggiore non avrebbero guastato. Emozionantissimi quelli che invece coinvolgono dei loop temporali, giusto per ricordarci quanto sarebbe stato bello giocare ad un Silent Hill realizzato dal papà di Metal Gear Solid.

Unreal Engine votato al terrore – Grafica e tecnica

Realizzato in Unreal Engine 5, Luto è una gioia per gli occhi da vedere. Nella mia run, giocata su Playstation 5 FAT, il titolo ha girato bene senza cali di frame di rilievo, se non in sporadici momenti in cui vi erano degli intensi effetti di illuminazione. Per il resto le ambientazioni sono ricche di dettagli curiosi, (sarà possibile addirittura vedere un film di George A. Romero per intero su un televisore, resta un mistero come se la siano gestiti con i diritti) ben realizzate ma soprattutto molto suggestive. Tra corridoi che si piegano in loop impossibili, ombre che si allungano in maniera innaturale, porte che conducono in luoghi improbabili, totalmente sconnessi alla stanze visitate in precedenza, l’angoscia sarà sempre dietro l’angolo e resa visivamente, ma anche uditivamente parlando, in maniera impeccabile, grazie anche ad effetti sonori utilizzati con maestria. In parole povere, il team di Broken Bird Games sa come creare un’atmosfera orrorifica di prim’ordine, sebbene le fonti di ispirazione risultino ben chiare ad un occhio attento o ad un giocatore videloludicamente acculturato.

L’unico piccolo neo che ho riscontrato durante la mia esperienza è legato alla selezione della lingua dalle opzioni. Luto si avvia sempre in spagnolo e nonostante io l’avessi settata sull’inglese all’inizio della mia prima sessione, all’inizio della seconda era automaticamente tornato sull’idioma parlato nel paese della corrida. Nulla di grave e che inficia su un buonissimo gioco, però sarebbe stato più comodo che l’opzione rimanesse selezionata, senza doverla puntualmente modificare.

Ovviamente, per il dispiacere di molti, l’italiano non è tra le lingue presenti, sebbene l’inglese o lo spagnolo dei dialoghi o dei documenti siano di livello abbastanza semplice.

Un horror che fa leva su emozioni profonde – Conclusioni

Nonostante peschi a piene mani da titoli come What Remains Of Edith Finch e Gone Home per l’esplorazione, da PT per le atmosfere claustrofobiche e i loop temporali e da The Stanley Parable per il narratore che racconta incessantemente ogni movimento dell’avatar/giocatore, Luto riesce comunque ad emergere e ad affermarsi con una propria identità, mettendo in scena con delicatezza una vicenda profondamente umana, in cui molte persone che hanno affrontato la perdita di una proprio caro potranno facilmente riconoscersi. L’accettazione della morte di un familiare e del conseguente dolore, così come il sentirsi inadeguati nel mondo o il colpevolizzarsi per non aver agito in certe situazioni sono solo alcune delle tematiche che gli sviluppatori di Broken Bird Games hanno trattato in quest’opera in maniera attenta e magistrale, regalando al pubblico una piccola perla in grado di incutere puro timore, ma anche di far riflettere. Resta ovvio però che se si alla ricerca un horror d’azione Luto non è il titolo giusto. Ma per chi avesse voglia di vivere un’avventura che vada oltre al fare saltare la testa al solito zombie con uno shotgun o che non scada nei tipici jumpscare, Luto è un’esperienza immersiva che ha tanto da dare e che lascerà sicuramente un piccolo, indelebile segno.

Versione testata: PlayStation 5 

  • Atmosfera incredibilmente tesa e coinvolgente
  • Narrazione ambientale e voce narrante eccellenti
  • Trama umana, inquietante ma anche molto umana
  • Comparto audio che fa accapponare la pelle
  • Fa riflettere senza essere didascalico

 

  • Alcuni enigmi farraginosi e dalla risoluzione poco chiara
  • Non farà impazzire chi ama l'azione
  • Manca la lingua italiana (difetto solo per chi non conosce l'inglese o lo spagnolo, in questo caso)

Fedro - Biografia

Amante del panorama videoludico sin dalla tenera età, ama scriverne e narrarne le storie. È anche content creator e titolare del canale YouTube "TwoTimesNerd".

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