Pubblicato il 07/05/21 da Ciro Muso Acanfora

Sea of Solitude − Consigli dal Passato

Un mare di sentimenti e relitti del passato.
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Ricordo ancora quando nel 2018, durante l’EA Play, vidi il trailer di Sea of Solitude. La mia prima reazione fu una piacevole sorpresa e genuino interesse nel vedere quello che sembrava un gioco indie dal piccolo budget ma dal grande cuore.
Il gioco del piccolo studio indie Jo-Mei Games è poi uscito l’anno successivo, nel luglio del 2019, ma non ha rimediato il successo critico sperato, o almeno non abbastanza da convincermi ad acquistarlo.

A quasi due anni dalla sua release, tuttavia, sono incappato nuovamente nel titolo e ho deciso di dargli una possibilità, anche solo per curiosità nel vedere cosa un colosso come EA potesse aver visto in un progetto come questo.

Città sottomarine e mostri… Sconosciuti?

Il gameplay di Sea of Solitude è relativamente semplice: un platform pressoché basilare, poche interazioni, collezionabili non troppo nascosti… Il lato ludico dell’opera non è certamente la sua punta di diamante, ma ho personalmente apprezzato molto la capacità con cui l’opera riesce sempre a “rinnovarsi”, aggiungendo volta dopo volta quel tocco in più per non far sembrare il gioco monotono. L’esplorazione del mondo di gioco (sia in barca che a piedi) verrà inframezzata da piccoli puzzle, scontri con nemici e vere e proprie bossfight.

Guardare, ma non toccare!

Nonostante il gioco abbia una durata di circa tre ore, avrebbe potuto essere facile cadere nella trappola della banalità e riproporre lo stesso gameplay dall’inizio alla fine. Fortunatamente, i ragazzi di Jo-Mei sono stati in grado di evitare la ripetitività che avrebbe potuto scaturirne.

È pur sempre un gioco indie.

Se per il gameplay è stato fatto un buon lavoro, lo stesso non si può dire di alcuni altri elementi del gioco. Seppure il lato artistico possa essere apprezzabile, i personaggi non hanno labiale quando parlano e i modelli 3D non sono dei più apprezzabili. Anche il doppiaggio lascia quantomeno a desiderare, e in molte situazioni non è riuscito a trasmettermi le emozioni che mi sarei aspettato (o almeno, che avrei voluto).

Un mare in tempesta, dentro e fuori.

Il risveglio di Kay avviene su una minuta barca, in mezzo a un mare buio e mosso, e all’interno di un corpo che la protagonista stessa non riconosce. Paura, tristezza e, come se non fosse ovvio, solitudine sono le emozioni che accompagnano la giovane ragazza fino a che questa non trova finalmente uno spirito affine, mai visto prima ma allo stesso tempo familiare, che la aiuterà a vedere il mondo sotto una luce diversa.
Il viaggio di Kay proseguirà dunque fra mille peripezie, necessarie per soccorrere e aiutare enormi mostri che si riveleranno essere molto meno terrificanti del previsto.

I tetti delle aree emerse saranno esplorabili quasi nella loro interezza.

Quello che per tutta la durata del gioco sembra essere un banale susseguirsi di eventi che hanno poca rilevanza e connessione fra di loro si rivelerà alla fine per ciò che è: il viaggio di Kay alla scoperta dei propri sentimenti, delle proprie colpe (e presunte tali) e di come gestire le emozioni che ne derivano e che spesso rischiano di essere troppo intense per essere controllate.

Sea of Solitude: Perché giocarlo?

Sea of Solitude potrebbe essere, per molti, un semplicissimo giochino indie. Trascurabile, non acclamato dalla critica, con un gameplay non particolarmente innovativo o frenetico abbastanza da tenere incollati allo schermo.
Per chi però, come me, apprezza le avventure incentrate sul lato psicologico ed emotivo delle persone Sea of Solitude è un titolo molto carino, che riesce a convogliare a pieno quello che è il processo psicologico di una persona che ha affrontato le proprie paure e ne è uscita, seppure con qualche difficoltà, vincitrice.

Muso - Biografia

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