Pubblicato il 18/12/18 da Nicola De Bellis

Battle Princess Madelyn

E se Sir Arthur fosse donna?
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Introduzione: genesi di un platform

Battle Princess Madelyn è un platform 2D sviluppato da Causal Bit Games per PC, Xbox One e PlayStation 4 (con versioni per PlayStation Vita e Wii U previste per il futuro). Forse vi ricorderete di Causal Bit Games per il piacevole Insanity’s Blade, con il quale Battle Princess Madelyn condivide più di qualche idea.
L’ispirazione è immediatamente ovvia a chiunque abbia mai posseduto un Super Nintendo, in quanto pesca a piene mani da uno dei platform migliori mai pubblicati sulla piattaforma: Super Ghouls ‘n Ghosts.

La protagonista Madelyn con il cimitero sullo sfondo ed un lago in primo piano che ne riflette l'immagine.
Esteticamente non gli si può dire niente: Battle Princess Madelyn è assolutamente sul pezzo.

Gameplay: Super Castle’n’Troid

Come già fatto per Insanity’s Blade, Causal Bit Games non si limita a clonare il proprio ispiratore, offrendo invece due giochi al prezzo di uno, divisi in modalità Storia e Arcade.
La modalità storia è strutturata in stile metroidvania, con tutti i crismi del genere: mappe enormi piene di segreti, power up da trovare (o comprare), missioni secondarie e via dicendo. Personalmente l’ho trovata la modalità migliore tra le due, ma di questo parleremo dopo.
L’idea, sebbene sembri nata dal classico esercizio mentale “E se X fosse un Y?”, è in realtà abbastanza solida, anche se indebolita dalla sua stessa natura. Ad esempio, in Super Ghouls’n’Ghosts è possibile trovare power up per la propria armatura, che potenziano anche l’arma corrente e conferiscono nuove abilità. La vera sfida sta nel fatto che, indipendentemente da quanti power up si raccolgano, un singolo colpo ci lascia in mutande e si ritorna punto e a capo.
Nella modalità Storia di Battle Princess Madelyn, tutte le armi acquisite sono sempre disponibili, le armature sono potenziamenti permanenti che conferiscono multipli punti vita, in caso di morte tornano integre al respawn e sono acquistabili immediatamente dopo il primo boss. Questo trasforma rapidamente un interessante metroidvania in un gioco nettamente più facile e meno intrigante. Altri difetti minori, come la mancanza della mappa (davvero criminale, i livelli sono giganteschi) o di un diario per controllare le quest secondarie intraprese, lo portano al limite del tedio. Nonostante sia un gioco piuttosto corto, mi sono dovuto sforzare di finirlo. Mai una sensazione piacevole.

Madelyn naviga tra i rami di enormi alberi, con cartelli che indicano la strada in direzioni contrastanti.
Le zone in modalità storia tendono ad essere eccessivamente grandi, al punto da essere inzuppate di cartelli (con indicazioni contrastanti) pur di indicare vagamente la strada corretta.

Gameplay part II: severo. Ma giusto?

La modalità Arcade è, potenzialmente, il vero pezzo forte del titolo. Da grande fan di Super Ghouls’n’Ghosts confesso che è quello a cui miravo fin da subito. Questa modalità è esattamente ciò che vi aspettate dal nome: pochissima trama, niente struttura metroidvania, niente backtracking, livello dopo livello di pura azione. Sebbene riutilizzi gli stessi asset, il level design della modalità Arcade è completamente diverso, per venire incontro al diverso tipo di gameplay. Rimossi sono anche tutti gli upgrade permanenti, acquisiti, invece, come power up lasciati dai nemici sconfitti.
Da notare la parola chiave: potenzialmente è il pezzo forte. Sulla carta sarebbe perfetto, ma i dettagli rovinano tutto. Per farla breve, la modalità Arcade è un clone di Super Ghouls’n’Ghosts fatto da chi non ha capito niente di cosa lo abbia reso un grande gioco. Il piccolo capolavoro Capcom è, sì, estremamente difficile, ma anche pianificato nei dettagli, con power up nascosti in punti ben precisi e nemici disposti alla perfezione, in modo da creare un perfetto percorso da seguire per il giocatore. Pianificazione, questa è la chiave di volta.
Battle Princess Madelyn, di contro, non ha nessuno di questi fattori. I power up sono generati in modo assolutamente casuale da un particolare tipo di nemico (scheletri che trasportano sacchi), rendendo impossibile pianificare alcun tipo di strategia. L’intero impianto di gioco, per giunta, tende a essere parecchio instabile. Sono soprattutto i boss ad infastidire, con hitbox ballerine che non sanno mai se passarci attraverso o farci volare per tre quarti dello schermo. A proposito di ciò, il classico knockback, in stile Castlevania, è presente e più irritante che mai. Non solo spinge lontanissimi dal punto in cui si viene colpiti, ma la spinta è così brutale e incontrollabile che spesso si finisce dritto in altri ostacoli, che per giunta uccidono all’istante.
Il principio di Super Ghouls’n’Ghosts era il sacrosanto “severo, ma giusto”. Causal Bit Games sembra non aver recepito la seconda parte del messaggio, creando invece un’esperienza crudele, casuale e instabile.

Madelyn ai piedi di un colossale albero vivente, con rami a forma di mani e braccia pronti a schiacciarla.
Le manone di questo boss decidono assolutamente a caso se far male o meno.

Conclusioni: odi et amo

Battle Princess Madelyn è un gioco che mi lascia con emozioni contrastanti. Da un lato odio gli errori fatti con la modalità arcade, in quanto mi ha fortemente deluso, ma rispetto l’eccellente pixel art (soprattutto per i fondali, splendidi) e l’ottima colonna sonora in doppio formato, orchestrale e originale (quest’ultima realizzata utilizzando lo stesso sound dei chip FM montati sulle board arcade di inizio anni ’90).
Basterebbe davvero poco per trasformare Battle Princess Madelyn nel degno erede della saga di Sir Arthur e posso solo sperare che, con un paio di patch, il level design venga ritoccato quanto basta per farlo brillare. Nel frattempo, posso consigliarlo almeno per la buona modalità storia.

Perché sì:
Perché no:
  • Pixel art eccellente
  • Doppia colonna sonora
  • Modalità storia e arcade
  • Controlli fluidi

 

  • Modalità arcade frustrante
  • Troppi elementi randomici
  • Hitbox sbarazzine
  • Knockback da urlo
  • Spiega male le sue meccaniche

PIXEL ART

SOUNDTRACK

Jack Ryder - Biografia

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Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.