The Thin Silence

Il dolore di essere vivi

Pubblicato il 27/04/18 da Sara Porello
recensione

The Thin Silence

Developer: /
Publisher: /
Piattaforma: /
PEGI:

La disperazione più profonda, il sopravvivere che sostituisce il vivere, l’andare avanti senza meta e senza scopo, il dolore lacerante di essere vivo quando non è rimasto nulla per cui vivere. Pochi possono dire di aver provato davvero tutto questo, ma The Thin Silence riesce a tradurre in immagini e suoni (e, in ultimo, in esperienza videoludica) la voragine nera della depressione, suscitando emozioni e sensazioni che possono forse avvicinare per qualche istante tale stato d’animo.

I ragazzi dello studio indie TwoPM sviluppano questa breve ma intensa avventura grafica a 8-bit per esplorare gli stati d’animo e la mente di chi porta dentro di sé una sofferenza costante e ineluttabile, e riescono a rappresentarli in modo più che vivido. Si tratta di un progetto che investe tematiche serie, cupe, inquietanti, che vengono trattate – dal punto di vista narrativo – in modo affascinante e coinvolgente.

Ma come si può riuscire a rappresentare un insieme di sentimenti tanto atroci? La musica e la grafica sono di certo fondamentali, come già ci avevano insegnato giochi come Limbo, titolo a cui The Thin Silence dichiaratamente si ispira – soprattutto per ciò che riguarda i temi, il gameplay e l’attenzione per gli aspetti tecnici.

The Thin Silence presenta un gameplay classico per un’avventura grafica di questo tipo: il giocatore dovrà progredire negli scenari grazie a una serie di oggetti che troverà strada facendo. Combinando tra loro questi oggetti e facendoli interagire con l’ambiente circostante, dovrà creare passaggi, sbloccare vie e mettere in funzione meccanismi vari che gli consentiranno di avanzare: nel caso rimanesse bloccato per via di una mossa sbagliata, potrà sempre resettare la schermata attuale e riprovare nuove combinazioni, sequenze, interazioni. Queste sfide sono stimolanti e metteranno alla prova le vostre capacità logiche, ma senza risultare frustranti; meccaniche troppo difficili, del resto, rischierebbero di farvi perdere la pazienza e il filo della narrazione: e questo sarebbe davvero controproducente, dal momento che la componente narrativa è il vero fulcro del gioco.

Il viaggio di Ezra nell’oscurità.

La narrazione segue due livelli che si sovrappongono, quello della storia di Ezra Westmark e quello della sua interiorità. Per quanto riguarda la storia, verrà rivelata poco a poco tramite i documenti ritrovati durante il gioco; è la storia di una guerra, una guerra sanguinosa, una guerra causata da Ezra stesso (o almeno, questo è ciò che pensa lui) e che gli ha strappato gli affetti più cari. Non tutto viene rivelato in maniera chiara, e alla fine del gioco avrete la sensazione che qualcosa vi stia sfuggendo: aggiungete a ciò il fatto che alcuni documenti che svelano la storia sono nascosti, o ottenibili solo risolvendo particolari puzzle, e rischiano quindi di andare perduti durante il gioco. Ma non ha importanza, perché la vera narrazione, quella più profonda, quella più dolorosa, riguarda il mondo interiore di Ezra: il suo è un viaggio nell’oscurità, attraverso il rimorso, il senso di colpa, il dubbio. Il gioco è la sua esperienza soggettiva, ed è per questo che la storia e i personaggi che lo popolano “sbiadiscono”: perché questo gioco è, in fondo, la rappresentazione del mondo di tutti coloro che soffrono, a prescindere da quali siano i mostri che li tormentano.

Certi orrori non se ne vanno mai più…

Gli aspetti tecnici, nella loro semplicità, sono più che efficaci. La grafica è in 8-bit, scarna, con pochi dettagli resi attraverso i pixel: dominano i colori scuri, e, soprattutto, il nero dell’oscurità che avvolge la mente di chi soffre (ossia lo schermo di gioco); i volti dei protagonisti non hanno fattezze, sono solo manciate di pixel arancioni-rosati. Ma ancora meglio è il comparto audio. Musiche ora struggenti, ora angoscianti, accompagnano il giocatore per tutta la durata dell’avventura; a rendere ancora più vivida l’esperienza sono gli effetti sonori: echi lontani, sussurri inquietanti, battiti rimici, rumori indefiniti e indefinibili che riecheggiano tra le ombre, e hanno il potere di creare un’atmosfera più che mai immersiva, e di instillare immediata angoscia, inquietudine, e turbamento in chi gioca, grazie anche a una sapiente calibrazione del volume. La colonna sonora, magistralmente creata da LightFrequency, non è in questo gioco solo un dettaglio, ma è parte integrante dell’esperienza ludica e narrativa. I dialoghi non sono parlati, ma esclusivamente scritti, e la totale assenza di linguaggio enfatizza i suggestivi temi musicali.

Pur nella brevità del gioco, scenari e musiche sanno adattarsi alla perfezione all’evolvere della storia, passando dall’inquietudine e dall’angoscia iniziali a sentimenti sempre più malinconici e tristi.

Create oggetti e interagite con lo scenario.

Il gioco presenta qualche incertezza tecnica, ma si tratta di un aspetto molto marginale. L’esempio più lampante che ho riscontrato riguarda un bug che mi ha costretta a ricominciare il gioco giunta al 37% di esso, poiché tornando in gioco dopo un salvataggio ho trovato Ezra bloccato in un loop caduta-morte all’inizio della schermata che dovevo affrontare. È stato un inconveniente secondario, uno spiacevole incidente di percorso che però non ha influito sulla mia impressione estremamente positiva del gioco.

Se lo consiglio? Non potrei fare altrimenti. The Thin Silence è piacevole da giocare, commovente nei temi, stimolante negli enigmi. Provate, per una volta, a immergervi nell’animo di chi davvero soffre: non temete, nel giro di qualche ora potrete accantonare la depressione, con tutto il suo fardello di emozioni e sentimenti negativi, e tornare alle vostre vite perfette.

Perché sì:
Perché no:
  • Colonna sonora meravigliosa.
  • Narrazione coinvolgente e immersiva.
  • Puzzle creativi e alla portata di tutti.

 

  • Piccolissimi bug tecnici.
  • Storia un po’ fumosa.

sofferenza

silenzio sottile

Sara Porello - Biografia

Sara Porello
Fin dalla più tenera età è affascinata dall’universo nerd, ma per anni ne resta ai margini. E poi… Le cattive compagnie finiscono per trascinarla completamente dentro. Giocatrice da tavolo, di ruolo, di videogames. Se si può giocare, lei lo gioca. Appassionata di cinema e serie TV, di manga e anime. Adora il Giappone, adora oggetti e animali kawaii. Adora, sopra ogni cosa, i coniglietti.