The Messenger

Ryu Hayabusa incontra Samus Aran

Pubblicato il 29/09/18 da Michael Maneia
recensione

The Messenger

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Per noi appassionati di Metroidvania gli ultimi anni si sono rivelati una vera miniera d’oro. Capolavori indipendenti come Iconoclasts, Hollow Knight, Dead Cells, Axiom Verge e molti altri hanno raggiunto i vari store digitali su molte piattaforme e ci hanno regalato varie ore di gioco a prezzi davvero vantaggiosi, soprattutto considerando la qualità dei giochi.

The Messenger può senza dubbio far parte del gruppetto composto dai giochi appena citati. Pubblicato da Devolver Digital su Nintendo Switch e PC e sviluppato dai canadesi Sabotage Studios, The Messenger non è il classico Metroidvania che ci si aspetta: il gameplay, infatti, parte come un classico gioco d’azione per NES.

Il Ninja Gaiden del 2018

Vi ricordate Ninja Gaiden? Ecco, nella prima metà del gioco The Messenger potrebbe essere considerato un tributo alla storica serie di casa Tecmo: interpreteremo il ruolo del Messaggero suggerito nel titolo, un Ninja alle prime armi al quale, dopo che il suo villaggio, ultimo baluardo dell’umanità, è stato raso al suolo, viene richiesto di affrontare un lungo pellegrinaggio fino alla montagna più alta della regione per consegnare un’antica pergamena a tre uomini saggi. Inizia così la nostra avventura che, livello dopo livello, ci spingerà sempre di più verso est con solo poche deviazioni di percorso, nel caso volessimo raccogliere alcuni medaglioni nascosti in giro per i livelli.

Questa struttura a livelli lineare, appunto, non è molto calzante con il genere dei Metroidvania e, sulla carta, può sembrare noiosa, ma The Messenger tiene duro fino alla meta, con boss fight ben congegnate, un ritmo di gioco serrato e sessioni di platforming stimolanti (grazie ai controlli particolarmente responsivi), le quali richiedono al giocatore un perfezionamento costante delle sue abilità.

Se all’inizio dovremo solo ricordarci del cloud step, ovvero la possibilità di effettuare un salto in volo dopo aver colpito una lanterna, un nemico o un proiettile, col passare del tempo entreranno in gioco nuovi gadget come il rampino o la tuta alata i quali, se usati oculatamente, renderanno i livelli il nostro parco giochi. E per chi non riesce a prendere dimestichezza con tutte le abilità del Messaggero, nessun problema, perché la morte non è una punizione nel gioco di Sabotage Studios.

Il nostro amichevole demonietto, pronto a riportarci in vita dopo un’osservazione sarcastica

Ovviamente non manca una moneta di gioco (i Frammenti del Tempo) da spendere in vari power up, ma i suoi utilizzi non si fermano al mero commercio: come dicevo, la morte non è una punizione grazie alla presenza di Quabble, un demonietto pronto a salvarci da morte certa (riportandoci all’ultimo checkpoint) a patto di permettergli di mangiare qualsiasi Frammento del Tempo che raccoglieremo, fino a saziarlo.

Arrivati quindi a metà del gioco, con i relativi plot twist a livello di trama, il titolo made in Sabotage Studios prende una direzione diametralmente diversa, sia per quanto riguarda il gameplay, diventando a tutti gli effetti un Metroidvania, aprendo così nuovi orizzonti raggiungibili grazie a un sistema di teletrasporto tra i vari livelli visitati nella prima parte dell’avventura e a vari oggetti da reperire per avanzare, sia per quanto riguarda l’aspetto tecnico.

La parte 16 bit del gioco è assurdamente bella, ma pure quella in 8 bit si difende bene

Ed è proprio nella cura tecnica del titolo che il gioco si è guadagnato un posto nel mio cuoricino pixeloso da retrogamer: dalla metà in avanti, il gioco passerà costantemente dallo stile 8-bit della prima metà dell’avventura a uno stile 16-bit, sia a livello grafico che musicale (vi consiglio di andare ad ascoltare qualche traccia su YouTube, ne vale la pena), a volte mescolando i due stili grazie a certe boss fight o a delle piccole lucciole presenti in alcuni livelli, senza risultare mai fastidioso né fuori luogo.

Tra l’altro questo cambio stilistico è anche necessario per risolvere certi enigmi, in quanto una piattaforma presente nello stile 8-bit potrebbe essere sostituita da una trappola in quello 16-bit o viceversa. Questa scelta non è stata presa dal team di sviluppo solo per dare un’unicità in più alla propria creatura, ma viene integrata perfettamente anche nel design del gioco.

L’umorismo nei dialoghi è una delle caratteristiche di The Messenger

A concludere i vari aspetti positivi del gioco c’è la trama, semplice e diretta, che a volte sa di già visto soprattutto se andiamo a vedere quel periodo che il gioco tende a celebrare (gli anni ’80), ma che nel complesso intrattiene il giocatore, soprattutto grazie ai dialoghi, sarcastici e leggeri considerando la solennità del compito del nostro Ninja. Purtroppo però il gioco non dura moltissimo, soprattutto se siete degli esperti in materia di giochi action dei bei tempi andati. Nel caso non lo foste tra errori di calcolo nei salti, boss fight finite male e distrazioni l’avventura può durare sulle 6 o 7 ore, ma se siete abbastanza abili, senza considerare la side quest dei medaglioni, portare a termine il vostro compito richiederà circa 4 ore.

The Messenger è l’ultimo di una lunga serie di Metroidvania indipendenti ben realizzati, che affronta il genere con un’ottica diversa, limitandosi volutamente nelle prime ore di gioco per poi esplodere e dare il meglio nella seconda parte. Senza alcun dubbio ci troviamo di fronte ad un’altra ottima scelta di publishing da parte di Devolver, che pare non sbagli un colpo e riesca sempre a dare la possibilità di mettersi in mostra a sviluppatori promettenti come Sabotage Studio.

Un acquisto obbligato, senza se e senza ma, nonostante duri poco.

Perché sì:
Perché no:
  • Gameplay solido e controlli reattivi
  • Due stili grafici differenti che non cozzano tra loro
  • Dialoghi scritti egregiamente e divertenti

 

  • Abbastanza corto se non si è alle prime armi
  • Raccogliere alcuni medaglioni extra porta alla frustrazione

Shopkeeper

Chiptune

Quabble

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.