C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel ritrovare Simon the Sorcerer a più di trent’anni dalla sua prima apparizione. Non tanto per la nostalgia, quanto per la consapevolezza che certe formule – se trattate con rispetto – sanno ancora funzionare. Simon the Sorcerer Origins, sviluppato dall’italiano Smallthing Studios e pubblicato da ININ Games, non è un semplice revival, ma un tentativo di riportare in auge l’essenza delle avventure grafiche dei bei tempi ormai andati. È inoltre un’operazione piuttosto delicata, perché si propone di riportare in vita un personaggio simbolo degli anni ’90, caratterizzato da un’ironia tagliente e da tutti quegli elementi che lo rendono un perfetto antieroe da manuale.
Per capire perché Origins funzioni, bisogna tornare nel lontano 1993. La britannica Adventure Soft rilasciava allora Simon the Sorcerer, un punta e clicca che sfidava il dominio di LucasArts con toni tutti suoi: il titolo infatti era meno “americano”, più dissacrante, saturo di humour inglese e intriso di citazioni proveniente da opere fantasy popolari come “Le Cronache di Narnia” e il mai troppo amato “Signore degli Anelli”. Simon, il protagonista, era un adolescente irritante che veniva catapultato in un mondo pieno di troll sarcastici, streghe capricciose e folli incantesimi. Il gioco conquistò una nicchia fedele di appassionati, sebbene i seguiti che arrivarono negli anni successivi non riuscirono mai a raggiungere il livello dell’opera principale, risultando piuttosto dimenticabili, in primis i capitoli in 3D dalla qualità molto discutibile.
Con Origins, il team di terra nostrana capitanato da Massimiliano Calamai, si è proposto di riportare in vita con tanta passione una serie ormai alla deriva, riconducendola a tutti gli effetti alle sue origini, sia dal punto di vista narrativo, dato che il titolo è un prequel, sia dal punto di vista del gameplay, che riprende gli stilemi più classici del genere.
Smallthing Studios sarà riuscito nel suo incantesimo e Simon The Socrcerer Origins è un prodotto che farà la gioia degli appassionati dei punta e clicca? Lo scoprirete nelle righe seguenti.

Un ragazzino scapestrato catapultato in un mondo magico [Trama]
La storia ha inizio nel mondo reale. Simon dopo aver combinato dei guai nella scuola che frequentava, si trasferisce con la famiglia in una nuova casa. Durante il trasloco il giovane dall’indole molto curiosa esplora la nuova abitazione e non appena sta per aprire la porta della sua nuova stanza, viene improvvisamente catapultato in un mondo fatto di stregoni, magie e strane creature. Dopo un momento di iniziale stupore, incontrerà il mago Calypso – una vecchia conoscenza per gli amanti della saga – che gli dirà che se vorrà fare ritorno a casa dovrà seguire una profezia, e vuole che lui lo aiuti a ritrovare i tomi scritti dal Primo Mago per salvare il regno dal malvagio Sordid. Svogliato come sempre, Simon seguendo il consiglio dell’anziano in cui si è appena imbattuto si dirige quindi verso l’Accademia di Magia cittadina.
Con queste premesse il gioco si apre e va detto che a livello di trama, Simon The Sorcerer Origins è davvero ben scritto e ricorda, nello stile, molto da vicino titoli similari quali Monkey Island e Grim Fandango. I toni sono perlopiù scanzonati e ironici esattamente come i personaggi che si incontreranno nella varie zone che si andranno a visitare. Si spazia da troll sbruffoni che bloccano l’entrata di luoghi importanti, a singolari mercanti, come Mundus manovrato da una piccola piovra nera, che collezionano oggetti occulti, ad un preside stanco ed annoiato, tanto da sembrare una versione di Silente di Harry Potter in hangover, che dovrebbe saper gestire una scuola di magia ma non ne è capace.
La scrittura inoltre, come da tradizione per la saga, rompe spesso con la quarta parete: Simon si rivolge spesso al giocatore prendendo in giro le meccaniche stesse delle avventure grafiche, e ironizzando sui cliché narrativi del fantasy con grande eleganza, strappando più di una volta un sorriso.
In sostanza, nelle sette/otto ore necessarie a portare a termine l’opera ci si diverte molto e nonostante la storia raccontata non sia la più originale che il genere possa offrire, riesce comunque ad intrattenere e a riportare in quegli anni in cui la sferzante sagacia era un elemento comune di molti punta e clicca. Esattamente come accade per il gameplay.
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Un classico dei nostri tempi [Gameplay]
Simon The Sorcerer Origins è un’avventura grafica classicissima in cui si esplorano luoghi, si raccolgono oggetti, li si combina tra loro, si parla con personaggi folli e si osserva ogni dettaglio per capire come proseguire. Osservare e ragionare in senso lato sono un mantra che andrà seguito mentre si affronterà questo titolo, dato che esso non prevede in game alcun sistema di aiuto o di indizi utili a capire come procedere a differenza di altri esponenti dello stesso genere usciti in tempi recenti. Questa scelta di game design, rende Origins di fatto un gioco che sembra uscito da altri tempi e che sprona chi lo gioca a spremersi le meningi e ad arrivare ad una soluzione che spesso non risulta immediatamente chiara. Ovviamente sul web è già possibile reperire delle utili guide, ma ci sentiamo di sconsigliarvi di usarle, perché la soddisfazione che si proverà a risolvere un puzzle – quasi tutti eccellenti e belli tosti, anche se alcuni risultano poco intuitivi – da sé sarà impagabile. Va detto però che i giocatori che sono alla ricerca di un’esperienza più rapida e dal ritmo più incalzante probabilmente si sentiranno spaesati perché il ragionare in senso lato è il cuore pulsante di Origins.
Alcuni accorgimenti però sono stati operati per rendere l’insieme più fluido: l’interfaccia in generale è molto pulita e chiara, così come il menù degli oggetti, ma ad essere molto utile è anche la possibilità di poter evidenziare in automatico i vari punti di interesse nelle varie ambientazioni, evitando di perdere ore facendo pixel hunting come accadeva negli anni Novanta. Comoda anche l’introduzione di un sistema di controllo diretto sul personaggio che potremo muovere come in un’avventura in 3D, sebbene sia possibile giocare il titolo con cursore da posizionare per cliccare, giusto per attenersi al passato.
In sintesi, quindi, Simon The Sorcerer Origins è un titolo piuttosto ostico e che presenta enigmi ben realizzati – fantastici quelli che richiedono l’utilizzo della magia – ma piuttosto difficili da risolvere, ma che riesce a rievocare con grande convinzione quella sensazione di sfida che solo i punta e clicca di tanti anni fa sapevano regalare.
Una direzione artistica e una colonna sonora magiche [Grafica e Sonoro]
Visivamente Simon the Sorcerer Origins si difende molto bene. Ogni schermata è un quadro disegnato amorevolmente a mano, con colori saturi ma equilibrati, dell’estetica da cartone animato anni ’90. Le animazioni sono fluide, i personaggi espressivi, e la cura per i dettagli ambientali è evidente: il villaggio con le sue vie illuminate dona un senso di tranquillità e serenità, così come l’Accademia di Magia con le sue ragnatele agli angoli dei soffitti, i suoi corridoi con le lampade ad olio rotte e le aule lasciate a sé stesse, ricorda tanto un Hogwarts più trasandata. I dettagli sono poi numerosi e perdersi ad osservarli sarà una parte che renderà l’esperienza molto più profonda.
La colonna sonora invece, composta da Mason Fischer accompagna il tutto con eleganza, alternando melodie leggere a brani più evocativi, senza mai risultare troppo invadente. Il riarrangiamento del Main Theme, che si potrà udire mentre si passeggia per il villaggio dei maghi, è semplicemente magistrale e farà scendere una lacrimuccia ai fan storici della serie. Anche sotto questo aspetto è stata riposta una cura maniacale e personalmente mi sono ritrovato ad ascoltare più volte durante la giornata le tracce musicali.
Una menzione d’onore va anche al doppiaggio, per il quale vi è proprio una ciliegina sulla torta: Chris Barrie, voce storica di Simon, ritorna per doppiare il suo personaggio, offrendo una performance perfetta nel tono e nel ritmo, con battute che suonano naturali e ben sincronizzate con le animazioni.
Peccato invece che il gioco non sia stato doppiato in italiano, essendo stato realizzato nel nostro paese. Come spesso accade, tocca accontentarsi dei sottotitoli. Probabilmente il budget a disposizione degli sviluppatori era molto limitato.
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Conclusione: un ritorno sincero
Simon the Sorcerer Origins non è solo un’operazione nostalgia: è una lettera d’amore alle avventure grafiche. È un titolo che conosce le sue radici e non ha paura di mostrarle, ma al tempo stesso prova ad inserirsi in un presente in cui la maggior parte dei videogiochi punta ad un ritmo di narrativa e gameplay più sincopato, omaggiando in toto i punta e clicca old school.
Ci sono piccoli inciampi, tra cui principalmente alcuni tempi morti e alcuni enigmi ben poco intuitivi e immediati, ma il risultato è solido, elegante, e soprattutto sincero e realizzato con tanto amore. Simon è ancora quello di sempre: arrogante, ironico, pasticcione e tremendamente umano.
Per chi ama le storie che fanno sorridere e pensare e rivivere certe emozioni ormai andate questo prequel è un viaggio che vale la pena intraprendere.
Anche perché, Smallthing Studio ha già in sviluppo un remake del primo storico capitolo, che non vediamo l’ora di (ri)giocare non appena lo estrarrà dal suo cilindro magico. Soprattutto se sarà di qualità come questo riuscitissimo Origins.
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