Pubblicato il 01/09/25 da Andrea Borzì

Rift of the Necrodancer – Recensione

Chi l’avrebbe mai detto? Invece di calpestare mostri al ritmo di musica, ora è il ritmo a calpestare noi. Bentornati sul palco — o meglio, nel Rift.

Premessa: amo i Rythm Games, specie l’idea che il genere porta: unire Musica e Gioco a livello viscerale. Per cui non ho potuto far altro che amare l’ondata di titoli che hanno fuso questo genere a gameplay ben diversi come Hi-Fi Rush, Mad Rat Dead e ovviamente Crypt of the Necrodancer. Per cui, quando ho visto l’annuncio Rift Of The Necrodancer che sembrava fare un passo indietro rispetto al precedente titolo mi sono incuriosito immediatamente…

E devo dire, che non solo non sono rimasto deluso, ma che ha superato ogni mia aspettativa!

Trama

Rift of the NecroDancer ci riporta nell’universo di Crypt of the NecroDancer, catapultando Cadence in una nuova dimensione strappata dal suo mondo originario. Qui i Rift, portali instabili, sputano mostri musicali da combattere uno dopo l’altro. La storia, seppur breve, è un piacevole pretesto per affrontare una sequenza di sfide ritmiche per difendersi contro creature che danzano su beat in crescendo. La trama di certo non è il core di un titolo del genere, tuttavia ci da una sequenza logica per andare avanti con le tracce e strapparci un sorriso. 

Gameplay

Dimentica il dungeon crawler ritmico: in Rift of the NecroDancer la sfida è totalmente ribaltata: se in Crypt dobbiamo sconfiggere orde di nemici a ritmo di musica, qui dovremmo suonare cercando di non essere menati. In pratica, i nemici scorrono lungo tre corsie come note in Guitar Hero, tuttavia la sfida che ci viene posta è quella di sconfiggere queste ondate con mostri che presentano varianti e pattern sempre diversi: pipistrelli che cambiano corsia dopo aver ricevuto un colpo, scheletri che fuggono e ricompaiono, slime che richiedono colpi multipli e ancora zombi che saltellano tra le corde, insomma un mix che richiederà enorme attenzione per capire dove giungeranno le note. In parole povere, serve tanta concentrazione per non farsi travolgere.

Rift Of The Necrodancer Gameplay

Grafica e Musica

Visivamente, Rift of the NecroDancer sfoggia uno stile fumettoso, colorato e vibrante, dove ogni elemento pulsa a ritmo di musica rendendo la scena chiara ma… un po’ accecante allo sguardo (cosa che personalmente gradisco). Tuttavia, per i deboli di cuore, le opzioni di accessibilità (vfx ridotti, mostri statici e altri filtri) aiutano la fruizione del caos visivo.

Il comparto sonoro, beh… è una bomba. Composto da Danny Baranowsky e altri autori, spazia da jazz a metal, funk e oltre. Ogni traccia ha un’intensità diversa e ci trascina nella performance musicale. Inoltre, è possibile creare e condividere i propri brani via Steam Workshop: sono già migliaia le canzoni disponibili, una vera manna per chi ha bisogno di ore di ritmo illimitato.

Conclusioni

Se Crypt of the NecroDancer sfidava il ritmo con un dungeon crawler, Rift fa esattamente il contrario — e in modo davvero sorprendente. Il titolo brilla per il suo gameplay inventivo, la grafica sgargiante e un comparto musicale di assoluto livello . La storia è un contorno gradevole, ma è nelle modalità aggiuntive, nella personalizzazione e nella modalità creativa che il gioco sprigiona il suo potenziale ed è davvero capace di offrire infinite ore di divertimento. Consiglio spassionato: Non dimenticare di giocarci con un pad — migliora la situazione, anche se non di tanto…

Se amate i rhythm game che sanno sorprendere e che sono in grado di mettervi in confusione questo Rift of the NecroDancer è una scelta caldamente consigliata.

  • Innovativo
  • Frenetico
  • Ottime Track
  • interessante inversione di marcia

 

  • Improvvisi picchi di difficoltà
  • Non adatto per un casual
  • I Dannatissimi Pipistrelli

BoarZo - Biografia

Videogiocatore fin dal 1995. Cresciuto con la tecnologia e i mondi virtuali...

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