Pubblicato il 30/03/26 da Andrea Borzì

Pokémon Pokopia – Recensione

Quando GameFreak sta lontana o quasi...
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Parliamoci chiaro: prima di mettere mano a Pokémon Pokopia, l’unica impressione che avevo avuto era quella di quanto fosse mostruoso e inquietante Ditto in versione umanoide, al contrario del parere di molti a quanto pare, e nutrivo parecchio scetticismo sulle potenzialità di questo titolo.

Sono sempre contento, però, di potermi ricredere sulle prime impressioni, perché come dico sempre: Wii U unica vera console l’unico modo per parlare di un prodotto con cognizione di causa, e poterlo giudicare nel bene e nel male, è toccarlo con mano.

Ma sarà riuscito Pokopia a farmi cambiare idea?

Pokemon Pokopia primo bioma

Trama

In Pokopia vestiremo i panni di un Ditto risvegliatosi in un mondo post-apocalittico, totalmente abbandonato da uomini e Pokémon. Il ricordo dell’aspetto del nostro allenatore ci permetterà di assumere questa bizzarra forma umanoide, fondamentale per ricongiungere il mondo Pokémon a quello umano.

Accompagnati dalla nostra prima conoscenza, un peculiare Tangrowth, scopriremo che il mondo è completamente spopolato. Ricostruendo habitat dopo habitat saremo in grado di far tornare i Pokémon, il tutto mentre investigheremo su cosa sia successo e che fine abbiano fatto gli esseri umani. Il nostro aspetto umanoide non avrà solo la funzione di generare incubi e pessime fan fiction relazionali (a buon intenditor…), ma ci permetterà di fare uso del Pokédex e della “perduta” tecnologia umana, altrimenti inutilizzabile dai Pokémon.

In sintesi, ci ritroveremo a giocare una versione colorata e tenera di Fallout 4: un mondo devastato da un’ignota apocalisse, probabilmente un cataclisma ambientale, e la ricerca di cosa sia successo a chi amavamo.

Pokemon Pokopia casa

Gameplay

Pokopia è un’idea tanto semplice quanto efficace: prendere Pokémon, Animal Crossing e Minecraft e fonderli in un unico titolo capace di regalare potenzialmente infinite ore di relax, passate a costruire, sistemare e riorganizzare i biomi di gioco.

Nei panni di Ditto e della sua capacità di apprendere le mosse altrui, avremo il compito di ricostruire gli habitat preferiti dai Pokémon per farli tornare in queste terre abbandonate. La presenza dei Pokémon ci permetterà, grazie alle specialità di ognuno, di ottenere materie prime e forza lavoro per terraformare e ricostruire, procurarci materiali (limitati ai pochi che possiedono “spargicose”) e, infine, saranno indispensabili quando vorremo costruire nuove case o infrastrutture.

Le ispirazioni non sono certamente celate; anzi, è facilissimo intuirne le fonti. La componente Animal Crossing è lampante: interazioni costanti con gli abitanti, sistemazione dell’isola e persino l’interfaccia dell’inventario, che qui mostra interessanti integrazioni come più slot, data la grandezza del titolo, e una tasca rapida configurabile in stile barra di selezione rapida alla Minecraft. Il mondo cubettoso, in cui potremo distruggere e riarrangiare tutto, richiama invece Minecraft o titoli simili come Dragon Quest Builders.

Anche il crafting porta chiaramente i segni di questa doppia anima: si presenta in superficie con la semplicità e l’accessibilità tipica di Animal Crossing, dove raccogliere materiali e costruire oggetti risulta immediato e mai punitivo, ma si approfondisce rapidamente rivelando una complessità molto più vicina a Minecraft. Ricette elaborate, combinazioni di risorse e una progressione che spinge il giocatore a esplorare e sperimentare lo avvicinano più a un survival crafting che a un gestionale casuale, senza mai eccedere.

Pokopia centro pokemon sddistrutto

Tecnicismi

A livello grafico, un mondo monocromo si presenta davanti al giocatore alla prima apertura di Pokopia, trasformandosi task dopo task in un’esperienza colorata e piacevole alla vista: cubettosa ma ricca di personalizzazione, a patto di avere la pazienza di dedicarci il tempo che il titolo richiede. Il tutto si amalgama bene con l’universo Pokémon e dimostra, come sempre, il costante potenziale che questo brand possiede anche al di fuori dei capitoli principali.

Tuttavia, se dovessi sottolineare una nota negativa, è che per quanto i Pokémon si amalgamino bene, non risultano mai veramente necessari, se non in quelle funzioni obbligate dal titolo. Questo dà più la sensazione di una presenza estetica che di una reale partecipazione, rendendo Pokopia un gioco che potrebbe funzionare anche senza di loro.

Musicalmente si gioca molto con la nostalgia, attraverso riarrangiamenti di musiche classiche che si alternano nei vari biomi, rendendo l’esperienza gradevole, anche se a tratti ripetitiva, specie dopo un’ora della stessa traccia in loop.

Mio Parere

Per la prima volta in assoluto inserisco una sezione dedicata al mio parere, perché quanto sto per dire non è legato a problematiche oggettive del gioco, quanto a preferenze personali in termini di quality of life che avrei voluto vedere integrate. Pokémon Pokopia non si presenta come un titolo per tutti, bensì come un gioco per una nicchia ben specifica: quella orientale. È un titolo carico di task, dove ogni azione si traduce in un continuo avanti e indietro per capire cosa fare, come farlo e dove.

Per fare qualche esempio:

Le tempistiche di costruzione: la quasi totalità delle strutture richiede un giorno reale per essere completata, costringendo a rallentare drasticamente l’avanzamento. Il fatto che ogni bioma si presenti sempre in condizioni catastrofiche può portare a una certa ripetitività che, sommata a questa lentezza, rischia di annoiare.

Il farming costante: tra cibo, piatti da cucinare, minerali, legno, foglie e quant’altro, passeremo molto tempo a raccogliere risorse per craftare mobili, arredamenti e potenziamenti per la terraformazione.

È tuttavia possibile creare mini-farm grazie ai Pokémon con abilità di trasporto e “spargicose”, ma questo costringe a concentrare i Pokémon in spazi ristretti, penalizzando l’estetica dei biomi.

Anche la scelta di usare progetti in stile Animal Crossing rappresenta un limite: il non poter esplorare liberamente il crafting al di fuori dei progetti ottenuti casualmente rallenta lo sviluppo dei biomi.

La gestione delle abilità di Ditto è altrettanto peculiare: nonostante possa teoricamente trasformarsi in qualsiasi Pokémon, non riesce a replicarne tutte le mosse. Questo obbliga il giocatore a portarsi dietro Pokémon specifici per ogni necessità, appesantendo inutilmente il gameplay (considerando inoltre che il limite di pokemon ad accompagnarci sarà di 5).

Infine, la gestione delle mappe multiple: le aree non condividono le risorse, costringendo a continui viaggi. Se fossimo su una PS5 sarebbe gestibile, ma su Switch 2, con caricamenti di 20-30 secondi, può diventare frustrante.

pokopia heracross e mewale

Conclusioni

Pokémon Pokopia ci ricorda che un buon gioco Pokémon è possibile, specie quando Game Freak non lavora da sola ma è affiancata da altri sviluppatori, come in questo caso Omega Force di Koei Tecmo, noti per i Dynasty Warriors.

Un titolo completo e complesso, che offre un’esperienza interessante e divertente.

Le due criticità principali sono chiare: i Pokémon, a livello meccanico, sono marginali, senza di loro, infatti, il gameplay cambierebbe poco, mentre peserebbe molto di più a livello di marketing, e  la natura estremamente “asiatica” del titolo, fatta di grind e gestione costante.

Un cozy game che può facilmente trasformarsi in un lavoro, richiedendo pianificazione e dedizione continua, e che proprio per questo non è adatto a tutti.

  • Cozy Game stile animal crossing da poter giocare negli spiragli di tempo: colorato, allegro e completo nel suo scopo
  • un valido titolo pokemon spin off

 

  • I Pokemon potrebbero facilmente passare in secondo piano
  • per quanto sia un cozy game richiede un numero di ore non indifferente per portare a compimento semplici task
  • il gioco richiede una pianificazione temporale per svolgere le task

BoarZo - Biografia

Videogiocatore fin dal 1995. Cresciuto con la tecnologia e i mondi virtuali...

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