Pubblicato il 16/05/22 da Jacopo Ambaglio

Parkasaurus

Il gestionale al quale non avrei dato una lira
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Come da titolo, è proprio così: a Parkasaurus, il gestionale di Washbear Studio, non gli avrei dato una lira, e senza il codice recensione difficilmente lo avrei comprato, nonostante l’amore per i gestionali e, soprattutto, per i dinosauri. Aprendo il gioco per la prima volta e vedendo questi pupazzoni low poly abbastanza ridicoli sentivo di poter tranquillamente confermare il mio presentimento, unito al fatto che un gestionale da controllare con il pad, beh… semplicemente “meh”.

Sono bastate le prime missioncine di tutorial a smentirmi completamente. Parkasaurus, man mano che ci si addentra nella campagna (nient’altro che un enorme tutorial di gestione del parco mascherato da trama principale), stupisce per la profondità, la varietà nella personalizzazione e la libertà nell’estetica. E sì, più di una volta, soprattutto dopo aver finito le missioni principali e cominciato a giocare in libertà nella modalità sandbox, mi sono ritrovato a dire: “ci voleva davvero poco per fare un Jurassic World Evolution perfetto”.

La recensione di Parkausurus già l’abbiamo fatta per la versione PC (eccola qui), ma vediamo come si comporta su Nintendo Switch, mentre ne approfitto per dirvi la mia.

Parkasaurus – Tra gabbie e biomi

Siamo davanti al nostro spazio vuoto e dobbiamo cominciare a costruire. Già dalla costruzione della gabbia dobbiamo considerare un piccolo dettaglio che ho trovato davvero simpatico e che spesso viene dimenticato nei gestionali: gli animali in gabbia sono stressati. Oltre alla resistenza dei vari tipi di recinti infatti, Parkasaurus aggiunge un ulteriore parametro alle gabbie: la privacy. Ai dinosauri non piace avere gli occhi addosso e tramite una combinazione di recinti trasparenti e oscurati bisogna trovare il giusto equilibrio tra la visibilità del dinosauro e il rispetto dei suoi spazi privati; quando ciò non basta l’inserimento di erba alta e di qualche nascondiglio può aiutare.
La seconda cosa da fare è costruire il giusto bioma per ogni specie. Bene o male creare il giusto bioma (pavimentazione/altezza/quantità d’acqua) e ricordarsi il cibo sono le uniche cose che servono a tenere a livelli accettabili la felicità dei dinosauri che, a pancia piena e nel giusto ambiente, non raggiungeranno mai livelli di stress preoccupanti.

Per il resto nulla in particolare da segnalare: basta dividere i dinosauri in carnivori ed erbivori, mettere ogni sottogruppo nel bioma che preferisce, avere sempre una scorta di cibo, e non dovrebbero esserci particolari problemi.

Su Switch il gioco se la cava benissimo: non ci sono rallentamenti e le varie finestre sono state ricalibrate a misura di pad. Come ho anticipato, ero abbastanza preoccupato dal rapporto pad/gestionale (non giocherei MAI a Jurassic World Evolution su console), ma non ho trovato enormi fastidi. L’unica cosa che mi sento di dire è che il pad è molto più lento a fare determinate cose rispetto a un mouse e mi avrebbe fatto piacere avere qualche funzione extra per sopperire alla cosa: un tasto per riempire con i tasselli l’intero recinto evitando noiosi trascinamenti, ad esempio.

Esteticamente nulla da dire: certo, non sono i modelli di dinosauri che vorremmo, ma il contorno è davvero gradevole, al netto di qualche problemino con i poligoni, soprattutto quando si tratta di certe interazioni con l’acqua.

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Come nasce un dinosauro? Parkasaurus e la scienza

Apriamo un miniparagrafo sul come nascono i dinosauri in Parkasaurus, perché è una roba che ne vale la pena. Ci serviranno 3 cose per creare un dinosauro: le impronte, i teschi e una gemma.
Una volta entrati nel parco potremo aprire un portale puntando una specie e raccoglierne impronte e teschi (le gemme si comprano nel negozio di gemme una volta sbloccate, oppure scavando nelle spedizioni a una profondità maggiore).

Quando abbiamo tutto il necessario possiamo recarci al negozio di uova, scegliere un dinosauro sbloccato della razza di cui abbiamo impronte, teschi e gemmina, e PAM!, una gallina ci depositerà l’uovo del dinosauro scelto.
Un po’ è un’idea carina, un po’ ve li meritate i dinosauri con le penne. No, non m’interessa se la scienza dice che avevano le penne, il Tirannosauro è un dinosauro fighissimo, a scaglie, che ruggisce come un Tripode della Guerra dei Mondi.

Soldi. Un sacco di soldi. Forse troppi soldi.

Veniamo a quello che è forse l’unico problema di Parkasaurus, che però finisce per trascinarne dietro altri: la scienza.
Assumiamo uno scienziato, lo mettiamo nella sua costruzione e cominceremo a farmare punti scienza per sbloccare svariate cose. Per sbloccare nuove costruzioni, negozi, gabbie e gemme di rarità superiore per generare i dinosauri, infatti, si dovrà ricorrere ai punti scienza, punti che, tramite la banca, potremo anche scambiare con i soldi.

Il problema del gioco è presto detto: la mancanza di difficoltà data dal fatto che molto difficilmente ci ritroveremo a corto di soldi, anzi. Seicento e rotti punti scienza in cambio di 5.000 dollari è davvero tanto nell’economia del gioco, e con uno scienziato livellato, tra il laboratorio e il banchetto di divulgazione scientifica, ci ritroveremo presto a poter tranquillamente scambiare anche 15.000 dollari al giorno, al di là degli introiti del parco.

Per tutto il resto vi reinvito all’altra recensione.

Detto questo è un gioco che trovate a meno di 20 euro sia su Switch che su PC tramite Steam, e li vale. Ripeto, non gli davo una lira, ma li vale sti 20 euro, forse anche di più.

  • I dinosauri!
  • Ottima trasposizione su Switch
  • Longevo e divertente

 

  • Difficoltà davvero troppo tarata verso il basso

Ipah - Biografia

Aspetta, faccio la presentazione standard da recensore navigato. Cresciuto coi videogiochi che quando ho cominciato io proprio levati, si giocava a Pong coi sassi. L'abilità videoludica di Faker unita al senso critico di Matt Preston.