Marathon – Il ritorno di un mito tra le stelle di Tau Ceti
Iniziamo con una confessione a cuore aperto: chi mi segue sa che il genere degli extraction shooter non è esattamente il mio pane quotidiano. Sono un animale da competizione più “tradizionale” o un amante delle narrazioni single-player profonde; eppure, quando Bungie ha annunciato il ritorno di Marathon, il mio radar si è acceso all’istante. Non parliamo di un gioco qualsiasi, ma del ritorno di una saghe che negli anni ’90 ha ridefinito il concetto di FPS narrativo su Mac (scelta interessante, tra l’altro).
Il contesto narrativo ci proietta nel 2893, circa un secolo dopo gli eventi della trilogia originale. Siamo su Tau Ceti IV, un pianeta che un tempo ospitava la fiorente colonia della UESC Marathon, ora ridotta a un guscio spettrale, un cimitero tecnologico dimenticato da Dio e dagli uomini, ma non dalle mega corporazioni. In questo contesto non del tutto edificante, vestiremo i panni dei Runners, entità che hanno rinunciato al proprio corpo biologico per trasferire la propria coscienza in gusci sintetici specializzati. Tutto il gioco trasuda questo sapore cyberpunk decadente e anni ’80-’90, dove la vita umana è un concetto astratto e ciò che conta è solo il recupero di dati, artefatti e frammenti di un passato che non vuole restare sepolto. L’atmosfera è densa, carica di mistero e di quel senso di scoperta che solo Bungie sa iniettare nei suoi mondi, facendoti sentire costantemente una piccola pedina in un gioco di poteri cosmici molto più grandi del giocatore stesso.

Gameplay e comparto tecnico – Il tocco di Bungie e il peso della sopravvivenza
Se c’è una cosa che Bungie ha insegnato al mondo intero con Halo e Destiny, è come si costruisce un gunplay molto solido, con peculiarità uniche e ben distinguibili dal resto della massa. In Marathon, questo DNA è più vivo che mai. Ogni colpo sparato ha un peso specifico, una risposta “tattile” che ti fa percepire la potenza della tecnologia che stai impugnando. Nonostante la mia iniziale reticenza verso il genere, mi sono ritrovato a godere durante la maggior parte dei miei scontri a fuoco: la gestione del rinculo, la velocità di movimento e la precisione dei colpi restituiscono un’ottima sensazione. È quel “feeling” magico, fluido e soddisfacente che ti tiene incollato allo schermo anche quando tutto intorno a te sta andando a rotoli e sei accerchiato da altri Runners che vogliono farti la pelle (sintetica).
Tuttavia, bisogna parlare dell’elefante nella stanza: la direzione artistica. Visivamente, Marathon è un’opera d’arte in movimento, una sorta di futurismo grafico con rimandi alla UI dei primissimi sistemi operativi di Mac e PC. Colori vibranti, interfacce pulite ma sovraccariche di stile e un design dei personaggi unico. Ma qui arriva la nota dolente, a mio parere: la leggibilità. In molti contesti, specialmente quelli più concitati e carichi di effetti particellari, ho fatto una fatica immane a distinguere i nemici dallo sfondo. Questa scelta estetica, per quanto affascinante, si è tradotta più spesso di quanto avessi voluto in frustrazione quando vieni ucciso da un avversario che era letteralmente davanti ai tuoi occhi, mimetizzato involontariamente in un tripudio di neon e geometrie astratte. In un gioco dove la morte significa perdere tutto, questa caratteristica intrinseca del titolo mi ha fatto tremare i polsi e stridere i denti più di una volta.

Perché sia chiaro: Marathon è un gioco duro, spietato e assolutamente che non perdona. Non è il classico sparatutto dove si corre e si spara senza pensieri; qui ogni passo va pesato, ogni rumore analizzato. Se amate le sfide impegnative e quel brivido lungo la schiena che solo il rischio di perdere ore di progressi può dare, troverete pane per i vostri denti. Ma per tutti gli altri, il mio consiglio è di analizzare bene il titolo prima di procedere all’acquisto: l’esperienza non è affatto banale e richiede una dedizione che non tutti potrebbero voler concedere.
Un aspetto che però ho apprezzato moltissimo e che mitiga parzialmente questa durezza è l’introduzione della classe “Rook“. Questo Shell specifico è stato pensato per chi ha poco tempo o vuole semplicemente una dose rapida di adrenalina senza le complicazioni di una spedizione completa. Il Rook entra sempre a partita già iniziata senza che gli altri giocatori sappiano della cosa, con l’obiettivo di sciacallare ciò che resta e uscire rapidamente. È una classe veloce, scattante, perfetta per sessioni di gioco brevi e intense che permettono di accumulare risorse anche quando non si ha una sera intera o un gruppo fisso di amici con cui poter giocare. Un’aggiunta vincente, a parer mio, che dimostra come Bungie abbia cercato di rendere il genere un minimo più approcciabile, pur senza sacrificarne l’anima hardcore.
Marathon – Un’esperienza profonda, ma non per tutti
In definitiva, Marathon è un titolo che divide e affascina. È un gioco profondo che richiede tempo, pazienza e una buona dose di pazienza per essere compreso e apprezzato. Bungie ha avuto il coraggio di osare, creando un prodotto che ha visto il successo di altri titoli come Arc Raiders, interpretandolo attraverso gli occhi di coloro che hanno ridefinito il genere degli sparatutto in prima persona fin dall’alba dei tempi.
Andrò a ripetermi, affinché questo concetto sia il più chiaro possibile: Marathon non è un gioco per tutti. Se cercate un’esperienza rilassante o un FPS lineare, vi consiglio di guardare altrove. Tuttavia, se siete amanti del genere extraction o se siete degli amanti dello stile di gioco Bungie alla ricerca della prossima sfida estrema, questo è un titolo assolutamente must-have. Preparatevi a morire spesso, a perdere molto se non tutto, ma anche a provare quella soddisfazione impagabile che solo un’estrazione riuscita all’ultimo secondo può regalare. Tau Ceti IV vi aspetta, Runners.
See you, Game Cowboys!
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