GRIS

Viaggio al centro di sé stessi

Pubblicato il 31/12/18 da Ruka
recensione

GRIS

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Introduzione

Cos’è il dolore? Forse quello stato emotivo che porta lentamente all’angoscia, che può sfociare da tanti fattori e culminare nella chiusura ermetica in sé stessi, alimentato dall’impellente desiderio di trovare conforto negli altri in un disperato grido d’aiuto che fatica a uscire.
La “recensione” potrebbe benissimo chiudersi qui, visto che quanto detto è letteralmente il sunto di GRIS: una produzione tanto breve quanto intensa che ci porta a scoprire il lungo e tortuoso sviluppo psicologico della protagonista attraverso brillanti scelte di level design.
Sarebbe tuttavia erroneo marchiare il titolo sviluppato dalle menti geniali di Nomada Studio come l’ennesimo “walking simulator” artisticamente superbo ma deludente quando affrontato pad alla mano: in GRIS un gameplay c’è eccome e sebbene esso non brilli per difficoltà (vi basti pensare che il game over non è contemplato), è impossibile non arrivare al termine dell’avventura con un sorriso compiaciuto stampato in faccia. E probabilmente anche con qualcos’altro.

GRIS saprà stupirvi sin dalle prime battute di gioco.

Gameplay

Sul piano del gameplay c’è veramente poco da dire e tanto da giocare, in quanto GRIS non presenta particolari innovazioni per il genere ma riesce comunque a riproporre efficacemente una formula di platform più che collaudata. Il viaggio della protagonista scorre senza soluzione di continuità man mano che questa acquisisce le abilità necessarie a progredire: ad esempio, da un certo punto dell’avventura essa sarà capace di appesantire il proprio corpo per resistere a forti raffiche di vento o frantumare blocchi, oppure acquisirà la capacità di nuotare sott’acqua in modo da sfruttare le correnti per darsi lo slancio e raggiungere così zone precedentemente inaccessibili.
Gli enigmi ambientali non risultano mai troppo complicati e l’unica parvenza di difficoltà sarà data da piccoli extra sparsi qua e là, raggiungibili solo spremendo un minimo in più le meningi e sfoggiando la propria abilità nel platforming (comunque meno necessaria rispetto a perle come Ori and the Blind Forest).
Come già detto non è alla novità che il titolo vuole puntare, bensì a una fruizione per certi versi impegnata da parte dell’utente: non è il tasso di sfida che vi terrà incollati a GRIS per le circa 3 ore necessarie a completarlo, bensì la sapiente amalgama tra arte e videogioco, che vede la prima sfruttare il secondo come intermezzo verso le corde emotive di chi impugna il pad.

Fortunatamente la protagonista non rimarrà sola per tutto il viaggio.

Conclusioni

GRIS è forse tra le produzioni più difficili da catalogare: chi lo definisce un platform, chi lo definisce arte, chi lo definisce entrambi. E sarebbe tutto corretto, ma dal canto mio non mi sento di voler recintare il neonato di Nomada Studio tra le classificazioni solite di una recensione, perché tra le mille parole viabili per raccontare l’esperienza, nessuna di esse sfuggirebbe alla banalità del paradosso impiegato per descrivere ogni singola sfaccettatura del titolo.
Indi per cui alla fine di questo scritto non vedrete i soliti pro e contro, perché se è vero che il messaggio che tale esperienza vuole comunicare è sempre lo stesso, è altresì innegabile come esso venga recepito in maniera differente a seconda dell’individuo.

Il linguaggio dei colori viene ampiamente sfruttato in GRIS.

Il mio suggerimento quindi è di approcciarsi a GRIS ignorando la valanga di – meritati eh – elogi che sta ricevendo e non giocarlo, ma viverlo e lasciare che esso tracci dei solchi indelebili nel vostro cuore, assieme alla consapevolezza che ormai il videogioco può andare ben oltre la soglia del semplice intrattenimento.

Ruka - Biografia

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?