Pubblicato il 04/01/19 da Nicola De Bellis

Earth Defense Force 5

The EDF deploys!
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Introduzione: “Middle shelf” non è una parolaccia

Nel panorama economico attuale, nel campo dei videogiochi, esistono praticamente solo due categorie di prodotto: tripla A e indie. Ok, lo ammetto, è un’affermazione riduttiva, ma la sostanza è che i campi occupati dai prodotti cosiddetti “middle shelf”, senza contare quelli da cestone delle offerte, è sostanzialmente ridotto. Middle shelf e cestone sono categorie molto importanti in cui possono trovare rifugio prodotti a medio-basso budget, con idee nuove su cui un grosso publisher non osa investire grosse quantità di denaro, relegandolo ad una sotto-marca. Certo, contengono anche un sacco di spazzatura, ma, guardiamo la realtà, ce n’è parecchia anche tra tripla A e indie.

In particolare durante la sesta generazione di console, il middle shelf era una miniera d’oro di opportunità, tanto per gli sviluppatori, quanto per i giocatori, ed ha contribuito attivamente a rendere la libreria PS2 titanica, rispetto alla concorrenza. Bastava scartabellare tra le scatole per trovare prodotti minori, ma interessanti, tipo 10.000 Bullets, Chaos Legion e Shinobido, o tonnellate di folli giochi giapponesi che non avrebbero visto popolarità in altri ambiti, come Robot Alchemic Drive o, più rilevante per questo articolo, Global Defense Force.

Diciamo che da quei tempi non è cambiato molto…

Earth Defense Force 5, sviluppato da Sandlot per PlayStation 4, è l’ottavo gioco nella serie iniziata su PS2 con Monster Attack. Confusi? Tranquilli, è normale.
In Giappone, D3 Publisher utilizzò la serie Simple per la pubblicazione di svariati giochi a basso budget, recuperati e ripubblicati in occidente da svariati altri publisher, spesso con nomi alterati. Earth Defence Force 1 e 2 vennero riproposti in Europa (eh già, niente America) rispettivamente come Monster Attack e Global Defense Force. La combinazione di basso costo e facile reperibilità (nonché altri fattori che vedremo in seguito) gli permise di accumulare un certo stato cult, generando abbastanza profitto da permettere a Sandlot di continuare la serie.

Trama: L’EDF torna a combattere

Gran parte dei seguiti sono stati spin-off o remake più o meno fedeli dei primi due capitoli, ma EDF 5 spazza il campo e propone un soft reboot della serie.
In questa nuova continuity, l’EDF è una compagnia militare privata di scala globale che pensa, sostanzialmente, agli affaracci suoi. I civili curiosoni, dei quali vestiamo i panni per la prima manciata di missioni, vengono ammessi in una delle basi dell’EDF per mostrare al mondo che va tutto bene, le centinaia di carri armati sono chiaramente di cartoncino ed i robottoni giganti corazzati non sono niente di cui preoccuparsi. Una giornata normale nel mondo dell’occultamento delle informazioni, insomma, almeno finché non scatta l’allerta. Uno ad uno i plotoni dell’EDF si ritrovano attaccati da orde di mostri giganti a forma di insetto, isolando le basi e disperdendo i soldati. L’invasione aliena è iniziata.

Tutto inizia con enormi pilastri che teletrasportano mostri sulla terra. Da qui è tutta in salita.

Gameplay: rodato, ri-energizzato

Se dalla trama vi aspettavate di più, siete capitati nel posto sbagliato. La storia fa giusto il necessario per stabilire il tono ed innalzare il grado di minaccia a ritmo regolare (generalmente in misura di metri d’altezza, ci arriviamo tra poco). Il risultato del soft reboot è che l’EDF è privatizzata, gli alieni non si chiamano Ravager, ma Primer, e numerosi tipi di nemici hanno ricevuto redesign radicali o sono stati completamente rimpiazzati. Per esempio, il classico robot gigante Hector, a cui molti veterani sono affezionati, è stato completamente sostituito dai Colonist, soldati alieni colossali che usano i palazzi come copertura e si possono smembrare mirando alle diverse parti del corpo, ma rigenerano gli arti se non abbattuti del tutto (sistema recuperato, tra l’altro, da Zangeki no Reginlev, altro gioco di Sandlot uscito su Wii)

Il cuore di EDF 5 è imbracciare armi ridicole, dalle dimensioni spropositate, e sterminare centinaia di alieni in ogni missione. Il gameplay è simile a molti shooter in terza persona tipici dell’era PS2 (quindi niente coperture, ricariche dinamiche, menu per dare ordini al plotone ed altra robaccia inutile), semplice, ma molto efficace. Le munizioni sono infinite, ma le armi vanno ricaricate e se ne possono trasportare in numero limitato, in base alla classe scelta.
Un gioco di questo tipo soffre di una certa ripetitività intrinseca, come Dynasty Warriors, compensata da varietà in altri campi. Per iniziare, la selezione di armi e veicoli corazzati a nostra disposizione, come da tradizione per EDF, è spropositata. Ogni arma offre un tipo di gameplay differente dalla precedente; sebbene siano presenti, è difficile trovare in lista cose come lanciamissili e lanciamissili uguale, ma più grande. Scrollando la selezione dei lanciarazzi, ad esempio, ce n’è per tutti i gusti: lento, ma guidato, potente ma a colpo singolo, con e senza lock-on, bersaglio singolo o multiplo, a dispersione, incendiari e combinazioni multiple di questi fattori.
Aggiungiamo che ci sono quattro classi giocabili (tutte di ritorno da EDF 4.1), ognuna con gameplay completamente diverso ed armi uniche.

In sostanza, EDF 5 si trasforma rapidamente in una droga, un ciclo costante formato dallo sbloccare nuove armi, provarle sul campo e acquisirne altre ancora, provare classi diverse a difficoltà diverse.
Gli alieni stessi sono molto variegati. Inizialmente le armate sono composte perlopiù di insettoni, ma, assieme al livello di minaccia, si innalza anche la dimensione delle unità nemiche. Dischi volanti, navi da sbarco, fortezze, soldati alieni alti come palazzi e via andare, sempre più su.

Perfino Godzilla decide di farsi un giretto in città. Fa bene guardare le vetrine, ogni tanto. Spaccarle pure.

Per i fan, vecchi e nuovi

EDF 5 fa molti passi avanti per essere più accessibile a giocatori che non conoscono la serie. Il reboot della trama, per iniziare, per quanto poco rilevante essa sia, potrebbe sbloccare chi si sente obbligato a vedere la storia dei predecessori. Oltre a questo, il livello di difficoltà è stato ampiamente ribilanciato e la progressione non richiede alcun grind di risorse (perlomeno a difficoltà basse).
Il sistema di armi ha, anch’esso, subito un cambiamento radicale. In precedenza ogni arma raccolta era una nuova arma individuale da aggiungere ad uno scaffale virtuale di migliaia. In sostanza, era norma raccogliere un fucile e, qualche missione dopo, lo stesso fucile, ma leggermente migliore.
In EDF 5 le armi sono pezzi unici: una volta trovata vi resta per sempre. Trovare versioni identiche o migliori della stessa arma ne causa l’upgrade automatico. Questo sistema permette di giocare di più con le armi che preferite e ricevere comunque miglioramenti sostanziosi. Riduce anche di parecchio il grind per trovare armi migliori e generalmente permette di progredire linearmente lungo la campagna senza inghippi.
Oltre a ciò, durante le missioni vengono droppate anche armi della classe che non state utilizzando. La priorità è per la classe selezionata, ovviamente, ma un buon 30% dei drop viene riservato alle altre. Lo stesso principio si applica anche agli upgrade per la salute. Il risultato è che potete saltellare tra le classi, se vi stufate di giocarne solo una, ed essere sicuri che siano quasi sempre pronte per la battaglia, abbattendo il grind di parecchio.

Questa fortezza è più grossa di Godzilla, e non è neanche il nemico più pericoloso.

Eh, sì, ma la grafica…

Arriviamo al punto cruciale, quello che state tutti pensando, guardando le immagini di una release per PlayStation 4 del 2018: “ma questa roba fa schifo”.
Avete ragione, la presentazione non è al livello di un tripla A moderno, e questo rischia di fermare parecchie persone dal dargli una chance, ma vi pregherei di non essere superficiali e non giudicare dalle apparenze. Sotto il framerate ballerino e un aspetto a basso budget c’è un gioco godibilissimo, estremamente divertente e senza fronzoli. Maciullare orde di alieni sempre più grossi svolazzando con il jetpack è catartico, tiene incollati allo schermo e non perde mai il suo fascino.

Personalmente questa presentazione a basso budget mi lascia anche addosso una certa nostalgia per il magico periodo di storia che ho descritto nel primo paragrafo. La traduzione con abbondanti dosi di engrish (meno che in passato, in verità), il doppiaggio recitato dai lavavetri che passavano in studio per caso, l’estetica low budget, sono cose che mi riportano ai tempi in cui non tutto aveva bisogno di global illumination e normal mapping per divertire. A volte basta prendere in mano il pad, scegliere un paio di armi pazze e tuffarsi in mezzo a centinaia di esplosioni. Il gusto trash dell’esperienza è voluto da Sandlot stessa, ispirata dai film di fantascienza di serie B in tutto, dal design dei mostri (insetti giganti, dischi volanti, kaiju) alle musiche. Non a caso il nome della serie, Chikyū Bōeigun, letteralmente Earth Defense Force, è quello di un film sci-fi giapponese del 1957, da noi conosciuto come I Misteriani.

Nella loro semplicità, gli asset sono generalmente dettagliati abbastanza da dare un certo colpo d’occhio alla scena. Alla fine non spiacevole.

In conclusione

Earth Defense Force 5, sotto la crosta low budget, è uno shooter scanzonato e divertente, superiore in molti aspetti ai suoi predecessori. Se gli darete una chance troverete uno shooter semplice, ma divertente e zeppo di contenuti (110 missioni, ripeto, centodieci), da giocare da soli, in compagnia di un compagno in split-screen (estremamente consigliato), nonché online fino a quattro giocatori (la modalità online utilizza mappe diverse da quelle singleplayer, innalzando ulteriormente il numero di missioni).
Per me è un doppio pollice in su, probabilmente il gioco su cui ritornerò più spesso nel corso dell’anno. Perfetto tanto per chi vuole finire la storia e lasciarlo li, quanto per chi sceglie di passare oltre centinaia di ore a finirlo con tutte le classi a tutte le difficoltà. Vi garantisco che vi divertirà e vi farà urlare “EDF! EDF!!” in trionfo. Questo ammesso che non siate troppo snob per passare oltre la presentazione grezza.

Perché sì:
Perché no:
  • Semplice, ma divertente
  • Tonnellate di missioni
  • Multiplayer split-screen e online
  • Varietà di gameplay, tra armi e classi
  • Musica eccellente
  • Tanto fascino trash low budget

 

  • Presentazione grezza
  • Ripetitivo per natura
  • Framerate molto ballerino

CAMPINESS

BOTTI & BUDELLA

TRASH, MA QUELLO BELLO

Jack Ryder - Biografia

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Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.