Pubblicato il 28/02/22 da Ciro Muso Acanfora

Dying Light 2: Stay Human – Un Miracoloso Nuovo Inizio

Techland presenta il secondo capitolo di Dying Light che si dimostra in grado di sovvertire le mie aspettative.
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Prima di iniziare con questa recensione di Dying Light 2 credo sia importante specificare qual è il mio trascorso con il precedente capitolo: nonostante da anni sia stato attratto dall’idea di un survival la cui meccanica principale è il parkour non ho mai avuto modo di avvicinarmi al titolo. Ho deciso di rimediare all’inizio di questo 2022, consapevole dell’imminente arrivo del secondo. La mia esperienza si può riassumere in una sola parola: AGONIA.
Ma non siamo qui per parlare del primo capitolo, quindi parliamo di questo Dying Light 2: Stay Human, uscito lo scorso 8 febbraio su PC, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X e Switch (in versione Cloud), sviluppato e pubblicato da Techland.

Dying Light 2: Un Nuovo Inizio.

Dying Light 2 inizia a ormai 15 anni dal precedente capitolo.
Il gioco parte con una sequenza meravigliosa sia a livello grafico, mostrando una natura incontaminata e colorita, che a livello emotivo, raccontando la storia di un party molto… Particolare ed emotivamente coinvolgente per chi è in grado di immedesimarsi a dovere nei partecipanti.
Veniamo quindi a scoprire che Aiden, il nostro protagonista, è un pellegrino che da ormai anni è abituato a muoversi al di fuori delle mura degli insediamenti umani. La sua missione è ritrovare Mia, la sorella dalla quale è stato separato 15 anni prima e con la quale aveva vissuto dei terribili abusi da parte di alcuni scienziati. Aiden cerca il loro capo, Waltz, convinto di poter ricevere informazioni fondamentali per ritrovare la sua unica parente rimasta al mondo (o almeno così lui spera, dato che non ha prove che possano confermarlo).

Cosa c’è di meglio di una birretta con gli amici e un tramonto mozzafiato per iniziare la propria avventura?

La civiltà umana ha ormai imparato a convivere con un mondo post-apocalittico inondato da diversi tipi di infetti e ha creato nuove gerarchie, nuove dinamiche e nuovi tipi di mestieri. In tutto questo però una regola vige suprema: nessuno fa niente per niente. Durante la sua avventura Aiden sarà quindi costretto a confrontarsi con numerosi tipi di persone, spesso appartenenti a fazioni opposte e in guerra fra loro, per poter raggiungere il suo obiettivo. Starà quindi al giocatore prendere decisioni fondamentali per il prosieguo della trama. Decisioni che in alcuni casi permetteranno al giocatore di saltare parti anche piuttosto rilevanti del gioco (nonostante questa scelta avvenga in maniera chiara e trasparente, a discrezione del giocatore).
Nonostante la trama non spicchi per essere innovativa o qualitativamente superiore a molte altre produzioni odierne, mostrando un villain stereotipato in maniera quasi ridicola quando si presenta raccontando la storia del “mio nonno aveva un cavallo che un giorno si ruppe una zampa, vuoi sapere cos’è succeso dopo?“, rimane comunque un passo avanti rispetto al primo capitolo che non presentava alcun tipo di scelta per il giocatore, ma che così disperatamente dimostrava di avere tutte le potenzialità per averle.

Dying Light contro Dying Light 2: Stay Human.

Passando al gameplay il gioco non discosta troppo da quello che era il concept originale del suo predecessore: parkour, combattimenti corpo a corpo, stealth ed elementi RPG per migliorare il proprio personaggio.
Il punto è che nonostante la formula rimanga invariata, Dying Light 2 riesce miracolosamente a rendere più divertente quasi tutto ciò che già compariva nel suo predecessore: offre la possibilità di eseguire cadute controllate da altezze relativamente importanti e, addirittura, un parapendio per planare giù dalle sommità dei palazzi, meccaniche di combattimento corpo a corpo aggiuntive quali un parry e una schivata che funziona davvero, la possibilità di nascondersi sotto i tavoli o nell’erba alta per poi aggredire i nemici prendendoli alle spalle con attacchi spesso letali e uno skill tree semplificato ma che presenta effettivamente numerose scelte interessanti. E questi sono solo alcuni dei numerosi miglioramenti rispetto al capitolo originale.

Il mondo di gioco sarà costellato di elementi da scoprire, come edifici di interesse e stupendi murales.

Chiaramente il gioco non è perfetto e ci sono ancora cose che andrebbero smussate: il combattimento corpo a corpo è migliorato ma diventa piatto dopo un po’ di ore di gioco, non avendo molte ramificazioni, il parkour rimane a volte fastidioso a causa dell’impossibilità di capire precisamente il range dei salti, la quantità di loot è decisamente eccessiva e quando i nemici ti accerchiano diventa difficile gestire i combattimenti a causa dei continui spostamenti del protagonista e della camera in seguito ai colpi subiti (realistico, ma comunque frustrante).
Per quanto riguarda il mondo di gioco invece c’è da dire che le conseguenze delle scelte del giocatore non saranno sempre chiare ed evidenti e il numero di missioni secondarie è relativamente scarso, nonostante ci siano numerose attività disponibili nel mondo di gioco, fra grind di componenti ed equipaggiamento per migliorare l’inventario e zone da conquistare per offrirle ad una delle due fazioni.
Per concludere, molto apprezzabile la possibilità di esplorare molte strutture e la verticalità dei palazzi (specialmente nella seconda parte del gioco, che presenta veri e propri grattacieli, ma questa verticalità avrebbe potuto essere ragionata meglio in quanto è piuttosto difficile capire come navigare e scalare suddetti palazzi per raggiungerne la cima.

Il Lato Tecnico.

Passando a ciò che compone il reparto tecnico, artistico e sonoro di Dying Light 2 abbiamo, anche qui, lati positivi e negativi.
Partiamo dal comparto tecnico: ho avuto modo di provare il gioco per qualche ora su PS5 e ho notato alcuni problemi al Day One, fra cui frame completamente neri durante il gameplay e particellari deformi che volavano in giro per lo schermo durante i dialoghi. Sono quindi passato alla versione PC sulla quale ho completato il gioco e devo dire che nonostante il mio computer possa essere considerato di fascia alta ha fatto fatica a reggere i 60 FPS in 1440p con grafica alta (senza RTX), specialmente in situazioni caotiche con numerosi nemici a schermo e fiamme in abbondanza grazie alle Molotov.

Il panorama visto da una certa altezza, comunque, rimane un bel colpo d’occhio.

Per quanto riguarda invece il lato artistico, Dying Light può vantare una grafica consona a quello che è lo standard odierno, senza però raggiungere nuovi livelli di bellezza o qualità. I colori desaturati nella maggior parte delle aree sono coerenti con quella che è l’ambientazione del gioco e il design dei nemici è ottimo e variegato specialmente fra i nemici “base”.
Sul lato sonoro invece sono rimasto piacevolmente colpito da alcune soundtrack particolarmente ispirate e soprattutto utilizzate in momenti chiave, andando ad amplificare magistralmente le sensazioni provate dal giocatore.
Piccola nota di demerito invece per la traduzione in italiano, non sempre fedelissima a quello che è il significato delle frasi.

Dying Light 2: Stay Human – Molto meglio delle aspettative.

Come ho già sottolineato in apertura di recensione, la mia esperienza con il primo Dying Light è stata tutto meno che piacevole. Nonostante i 7 anni sulle spalle mi aspettavo qualcosa di migliore, o quantomeno di decente. Così non è stato.
Dying Light 2 però ha avuto il coraggio e la bravura di andare a reiterare le scelte di design compiute nel primo capitolo e migliorare pressoché tutto ciò che poteva essere migliorato.
Certo, rimangono ancora delle incertezze e dei punti ancora da smussare, ma è sicuramente un titolo che sarei pronto a consigliare a chi ha amato il titolo precedente e persino a chi non lo ha apprezzato per niente.

  • Numerosi miglioramenti rispetto al predecessore
  • Parkour dannatamente divertente.
  • Scelte di trama che cambiano il prosieguo degli eventi.

 

  • Combattimento un po' stagnante sul lungo andare.
  • Personaggi e trama migliorabili.

Muso - Biografia

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