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Cat From Hell su PS5 è quel tipo di gioco che ti guarda negli occhi e ti dice: “Vuoi fare il gatto più insopportabile del pianeta? Prego, accomodati sul divano… della nonna.” L’idea di base è semplicissima e pure geniale nella sua stupidità consapevole: sei un felino combinaguai in una casa piena di oggetti fragili e di pazienza umana finita. Il tuo obiettivo? Seminare disastri, far salire la “rabbia” della nonna e, in modalità storia, mettere i bastoni tra le zampe al gatto rivale che ti ha rubato la scena (e probabilmente anche le crocchette).
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Il problema è che Cat From Hell, oltre a essere un gatto diabolico, è anche un po’… arruffato. La casa è praticamente una sola, non enorme e neanche troppo memorabile, e dopo un po’ ti sembra di aver già visto tutto: vaso, spinta, crash; cuscino, artigliata, piume ovunque; TV, spallata, addio telenovela. La fisica spesso fa quello che vuole lei — a volte esilarante, a volte solo confusa — e i controlli danno la sensazione di guidare un micio su pattini a rotelle: ogni tanto scatti come un ninja, ogni tanto inciampi nell’aria. Le missioni ci sono, ma sono poche e ripetitive, e puoi arrivare ai titoli di coda più velocemente di quanto la nonna riesca a dire “SCENDI DA LÌ!”.
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Detto questo, Cat From Hell ha un suo fascino da party game ignorante: lo avvii, fai 10 minuti di caos felino, ridi quando la nonna esplode di frustrazione e spegni soddisfatto. È un gioco leggero, quasi da meme interattivo, più vicino a un passatempo da “una partita e via” che a un simulatore vero e proprio. Se lo prendi con lo spirito giusto (cioè zero aspettative e tanta voglia di fare il gatto peggiore del quartiere), Cat From Hell strappa qualche risata. Se invece cerchi profondità, varietà o rifiniture… ecco, forse è meglio farsi un sonnellino al sole.
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