Pubblicato il 24/01/20 da Ruka

Atelier Dusk Trilogy Deluxe Pack

Una nuova alba per la trilogia del crepuscolo
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Introduzione

Quella di Atelier è una saga composta da titoli che spesso passano in sordina rispetto a molte altre release del medesimo genere: questo avviene non tanto per demeriti personali, quanto piuttosto per via di un’impostazione fondamentalmente diversa dal JRPG a cui l’utente medio è ormai abituato.
Se quindi altrove si vestono i panni dell’eroe senza macchia e senza paura con l’imperativo di salvare il mondo dal solito signore del male, nella serie di Gust il nostro compito è quasi sempre quello di guidare una giovane pulzella nella sua carriera di alchimista, creando i più svariati oggetti nel corso dell’avventura (prassi da cui si escludono i capitoli usciti su PlayStation 2 dall’impronta ben più classica).

Vicende rocambolesche e drammi epocali lasciano quindi spazio a ritmi di gioco ben più pacati che scandiscono lo scorrere di un viaggio rilassante ma mai rilassato: caratteristica di Atelier infatti è il suo essere “a tempo” in quanto ogni azione contribuisce al progredire della giornata, del mese e dell’anno corrente in-game, intimando al giocatore di ottimizzare al meglio anche la più insignificante delle attività.
Tale contrasto tra mood e contenuto si fa sentire più che mai in questa cosiddetta “trilogia Dusk” comprendente Atelier Ayesha: The Alchemist of Dusk, Atelier Escha & Logy: Alchemists of the Dusk Sky e Atelier Shallie: Alchemists of the Dusk Sea. Tutti con l’appellativo di Deluxe, ovvero una versione migliorata delle edizioni Plus comprendente alcune migliorie grafiche e tutti i DLC finora pubblicati.

Ayesha è sempre felicissima di far saltare in aria il prossimo!

Trama

Senza entrare troppo nello specifico, vi basti sapere il comparto narrativo di questa trilogia è inaspettatamente sfaccettato: dietro una patina di spensieratezza, si nasconde una discreta caratterizzazione del cast. Le trame di per sé non sono nulla di epocale, ma riescono a tenersi in piedi proprio grazie a un buon lavoro svolto sui personaggi che possono vantare un ricco background.
Gli strafalcioni tuttavia non mancano: tra un fanservice a tratti spudorato e alcuni dialoghi piuttosto evitabili, alle volte si ha la sensazione di non progredire affatto verso i titoli di coda.

Le ambientazioni non brillano per varietà e ricchezza di dettagli.

Gameplay

Sulla carta, gli Atelier sono “JRPG di stampo classico” con le sempreverdi battaglie a turni e l’esplorazione che porta all’ottenimento di risorse extra posizionate al di fuori del percorso principale. Ciò che però contraddistingue questa serie è un marcato focus sul crafting: dagli oggetti curativi alle “molotov”, passando per equipaggiamento di varia natura, l’alchimia ha un ruolo fondamentale nell’economia di gioco in quanto ogni oggetto creato andrà a migliorare il nostro “livello alchimista”, sbloccando di conseguenza nuove ricette utili alla bisogna.

Le nostre creazioni non serviranno solo a far contento qualche NPC o a curarci nel momento del bisogno: potendo scegliere gli ingredienti, potremo determinare la qualità dell’oggetto e i suoi tratti. Potremo ad esempio creare bombe in grado di incendiare o avvelenare i malcapitati di turno, pozioni che oltre a curare aumentano temporaneamente le statistiche e l’immancabile equipaggiamento con proprietà aggiuntive da impiegare sulle nostre build.

Tuttavia come già anticipato in capo d’articolo, ogni azione che includa il crafting, la raccolta di risorse o il semplice spostamento sulla world map comporta la progressione del tempo in-game, costringendoci a pianificare attentamente le nostre mosse qualora non volessimo trovarci penalizzati nelle fasi più avanzate.
Il sistema nel complesso funziona egregiamente, anche se potrebbe spiazzare i nuovi giocatori, specialmente quelli alla ricerca di un’esperienza meno “hardcore”  che finirebbero col ritrovarsi tra le mani il prodotto sbagliato.

Inizialmente confusionaria, la procedura di crafting diviene più leggibile col procedere dell’avventura.

Comparto tecnico

Tecnicamente i titoli si difendono bene ma non benissimo: modelli poligonali di buona fattura che riprendono l’eccellente character design di Hidari fanno da contrappeso ad animazioni non sempre convincenti e particellari al limite della sufficienza. Se poi alla bilancia aggiungiamo ambientazioni perlopiù spoglie, ecco che la scarna operazione di restauro avvenuta per queste edizioni assume molta meno rilevanza di quanto dovrebbe. La versione testata è quella PC e sulla mia configurazione (un’anziana R9 280x, Ryzen 3700x e 16 GB di RAM) i giochi si comportano discretamente mantenendo un framerate stabile nella totalità delle situazioni, ma d’altronde sarebbe stato strano il contrario.

Purtroppo però i port in sé lasciano a desiderare visto che, come da tradizione KOEI TECMO, le opzioni grafiche sono ridotte all’osso: abbiamo la scelta della risoluzione, la possibilità di disattivare l’outline sui personaggi e un checkbox per scegliere se eseguire i giochi a finestra o schermo intero. Ho inoltre riscontrato fenomeni di stuttering al primo avvio di Atelier Ayesha, problematica inspiegabilmente risoltasi da sola ma il mistero permane; impossibile poi disattivare il vsync interno al gioco se non con magheggi esterni.
Fortunatamente il comparto sonoro è di tutt’altra pasta, potendo vantare delle ost a dir poco meravigliose e un doppiaggio giapponese di ottima fattura (altalenante invece quello inglese).

Il tratto di Hidari è inconfondibile.

Conclusioni

Quella di Atelier Dusk Trilogy Deluxe è una raccolta di ottimi JRPG che potrebbe far felice ogni amante del genere o quasi: nel momento in cui si scava un po’ più a fondo subentrano alcune criticità che forse non tutti tollererebbero e bisogna scendere a compromessi con l’effettiva età dei tre titoli. Chi ha iniziato da episodi più recenti come Sophie o Ryza potrebbe trovarsi spiazzato dalla gestione del tempo assente in questi ultimi, mentre chi si approccia al brand per la prima volta dovrebbe fare i conti con una marea di informazioni non sempre spiegate a dovere.
In ogni caso si tratta, a mio parere, della miglior trilogia di Atelier che nessun amate di JRPG dovrebbe farsi scappare.

Perché sì:
Perché no:
  • Una trilogia eccezionale
  • Il design di Hidari è un grosso plus
  • Personaggi ben caratterizzati...

 

  • Il lavoro di remaster lascia il tempo che trova
  • Port non eccezionale su PC
  • ...ma narrativa di qualità altalenante

Ruka - Biografia

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Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate?

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