Pubblicato il 18/12/20 da Ciro Muso Acanfora

Approfondimento: La storia dei Mystery Dungeon

Come una piccola software house ha collaborato con giganti dell'industria videoludica.

Cosa hanno in comune un mercante pacioccone, un viandante accompagnato da un furetto, un topo elettrico e una cavalcatura dalle piume dorate col becco ricurvo?

Se la vostra risposta è “assolutamente niente e se è l’inizio di una barzelletta probabilmente non fa neanche ridere”… Beh grazie per la fiducia, ma la soluzione corretta è composta da due parole: “Mystery Dungeon“.

La storia di questo ramo dei Rogue-lite nasce nel lontano 1982, quando il publisher giapponese Enix (all’epoca non ancora affiliata con Squaresoft) decide di indire un concorso con l’obiettivo di scoprire nuovi talenti dello sviluppo videoludico.
Fra i molti partecipanti, due in particolare si dimostrarono meritevoli di attenzione: Yuji Horii e Koichi Nakamura vengono scelti da Enix grazie alle loro capacità e ottengono la possibilità di lavorare a un loro gioco creando la loro, per ora minuscola, software house chiamata Chunsoft. Il loro primo gioco sarà una visual novel per Famicom chiamata “The Portopia Serial Murder Case“, un’opera che ispirerà successivamente un certo Hideo Kojima ad entrare nel mondo dell’intrattenimento videoludico.

I due fondatori di Chunsoft, Yuji Horii e Koichi Nakamura

La storia di Chunsoft

Fast forward a qualche anno più tardi, nel 1992 Chunsoft è già diventata famosa in tutto il mondo grazie ai primi cinque “Dragon Quest(chiamati “Dragon Warrior” su suolo statunitense), giochi di ruolo che verranno considerati negli anni a venire come le fondamenta del genere oggi conosciuto come JRPG; proprio in quel 1992 in cui Yuji Horii e Koichi Nakamura vengono in contatto con un gioco di origine americana chiamato “Rogue“, famoso a sua volta per aver ispirato un intero genere di giochi chiamato oggi “Roguelike”. I ragazzi di Chunsoft si innamorano così tanto di questo gioco che decidono di farne una loro versione, con le stesse meccaniche di creazione procedurale dei dungeon ma con una difficoltà un po’ più moderata rispetto all’originale, riportando in vita uno dei protagonisti di Dragon Quest IV per renderlo il personaggio principale di questa loro nuova opera.

Ed è così che nel 1993 Torneko torna sul Super Nintendo in “Torneko’s Great Adventure: Mystery Dungeon”, il primo capitolo di quella che sarà una serie di giochi che avranno come comune denominatore la sigla “Mystery Dungeon”.

Torneko alle prese con il suo inventario già quasi pieno.


Le avventure dell’affabile mercante saranno d’ispirazione per numerosi titoli indie in cui il giocatore dovrà fare le veci del proprio negozio e al contempo vendere gli oggetti ottenuti nei dungeon, come nel titolo del 2007 “Recettear, An Item Shop’s Tale” e nel più recente “Moonlighter“, del 2018.

A questo punto, Chunsoft è diventata una piccola azienda indipendente e si è allontanata da Enix per continuare il proprio percorso da sola. Dopo una visual novel e un arcade shoot-em-up, nel 1995 decidono di proseguire con una nuova IP, ma sempre sotto la bandiera dei “Mystery Dungeon”, ovvero “Mystery Dungeon 2: Shiren The Wanderer“. Shiren The Wanderer sarà la prima e unica versione dei Mystery Dungeon con dei personaggi originali, ma la fortunata serie proseguirà con numerosi capitoli fino ad arrivare alla quinta iterazione per DS nel 2010 (la nostra recensione, per la versione uscita su Steam e Switch pochi giorni fa, potete trovarla QUI).

Una saga osservata da molti

Arrivati al 1997 la saga dei Mystery Dungeon ha già acquisito abbastanza notorietà da essere diventata interessante persino per un colosso come Squaresoft, che decide di creare uno spin-off della sua serie di punta, Final Fantasy, e utilizzare come protagonista la sua mascotte ormai famosa in tutto il mondo: I Chocobo.

Nasce così “Chocobo’s Mystery Dungeon“, che purtroppo non avrà una gran fortuna (specialmente al di fuori dell’area nipponica) ma che venderà abbastanza da avere un sequel nell’anno successivo: “Chocobo’s Mystery Dungeon 2“.

Passano gli anni, e la serie di Mystery Dungeon si arricchisce di numerosi Shiren the Wanderer, fino a quando arriviamo nel 2004. Nintendo decide che è ora di svecchiare un po’ la sua serie videoludica che con gli anni diventerà il franchise più remunerativo della storia dell’uomo.
Si mette in contatto con Chunsoft, ormai diventata piuttosto famosa, si trovano davanti a un tavolo e si alzano solo dopo una stretta di mano: Pokemon sarà la prossima IP ad avere un incontro con la serie “Mystery Dungeon”.

Pokemon Mystery Dungeon: Squadra Rossa e “Pokemon Mystery Dungeon: Squadra Blu” approdano rispettivamente su Gameboy Advance e Nintendo DS, nel 2005 in Giappone e nel 2006 nel resto del mondo. In poco più di un anno, i due giochi riescono a totalizzare oltre 5 milioni di copie vendute.

La copertina del remake degli originali Pokemon Mystery Dungeon, uscito per Switch a inizio 2020

La fortunata collaborazione fra Nintendo e Chunsoft proseguirà nel tempo, con la release nel 2007 con “Pokemon Mystery Dungeon: Esploratori del Tempo” e “Pokemon Mystery Dungeon: Esploratori dell’Oscurità” e con la release della versione definitiva, “Pokemon Mystery Dungeon: Esploratori del Cielo“, nel 2009 (anno in cui Chunsoft pubblicherà anche quel capolavoro di “9 Hours, 9 Persons, 9 Doors“, ma questa è un’altra storia).

Negli anni successivi Chunsoft pubblicherà altri Mystery Dungeon, fra nuove collaborazioni con il mondo dei Pokemon e nuove release di Shiren The Wanderer, per poi unirsi con Spike e diventare ufficialmente “Spike-Chunsoft“.
La storia dei Mystery Dungeon, per ora, si ferma qui. Ma non possiamo fare a meno di attendere con ansia possibili risvolti futuri, magari collaborazioni con nuove IP pronte a farsi valere nel mondo dei Rogue-lite.

Muso - Biografia

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