Pubblicato il 11/08/26 da Ninja Warrior

Truxton Extreme – Il vecchio bastardo spara ancora

Dopo trentaquattro anni Truxton torna con grafica 3D, schermo largo e qualche concessione alla modernità. Si può discutere quanto si vuole sul resto: quando comincia a sparare, è ancora Truxton.
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Trentaquattro anni sono tanti: abbastanza perché un’intera generazione possa non avere la minima idea di cosa sia Truxton; abbastanza perché chi invece lo conosce inizi inevitabilmente a guardare con sospetto qualsiasi tentativo di riportarlo in vita.

Poi parte Truxton Extreme, lo schermo comincia a riempirsi di nemici, il Thunder Laser aggancia qualsiasi cosa abbia la pessima idea di muoversi davanti alla nostra navetta e tutti quei dubbi durano decisamente poco.

Truxton Extreme può avere il 3D, può allargare il campo di gioco e aggiungere tutte le modalità che vuole; quando decide di stringere il cappio, rimane quel vecchio bastardo che ricordavamo.

Prima spara, poi ne parliamo

Truxton Extreme non perde molto tempo a spiegare cosa vuole essere: uno shoot’em up verticale immediato, aggressivo e ancora costruito attorno alla conoscenza degli stage. I nemici non arrivano semplicemente per riempire lo schermo di proiettili; imparare da dove entrano, capire quale arma utilizzare e sapere quando rischiare per raccogliere un power-up rimangono parti fondamentali dell’esperienza.

L’arsenale aiuta parecchio. Power Shot, Truxton Beam, Thunder Laser, Homing Shot e Star-mine Shot permettono di adattarsi alle diverse situazioni; soprattutto, rispettano quella regola fondamentale che uno shooter non dovrebbe mai dimenticare: sparare deve essere divertente.

Il Thunder Laser continua a regalare quella soddisfazione quasi infantile di vedere scariche elettriche agganciare tutto ciò che compare sullo schermo; le armi più dirette richiedono invece maggiore precisione e, quando il gioco comincia seriamente a mostrare i denti, scegliere il potenziamento sbagliato può trasformare rapidamente una situazione gestibile in un piccolo inferno.

A questo si aggiunge l’EX Shot: eliminando i nemici si riempie una barra dedicata che permette di sovraccaricare l’arma, aggiungendo un ulteriore livello al sistema di punteggio e offrendo agli amanti dello score qualcosa su cui lavorare. Non rivoluziona Truxton e, francamente, meno male; aggiunge profondità senza mettersi davanti a ciò che già funzionava.

Largo? Sì. E quindi?

Una delle scelte che ha fatto discutere maggiormente è il passaggio dal tradizionale campo verticale al widescreen; sulla carta poteva essere un problema enorme, perché allargare semplicemente l’area di gioco di uno shoot’em up costruito attorno alla lettura delle traiettorie sarebbe stato il modo più veloce per fare un disastro.

Nella pratica funziona. Il campo di battaglia si estende lateralmente e segue gli spostamenti della navetta; serve qualche minuto per abituarsi, poi si smette semplicemente di pensarci. Non abbiamo mai avuto la sensazione che Truxton Extreme fosse diventato improvvisamente un altro gioco soltanto perché qualcuno ha osato utilizzare tutto lo schermo.

Lo stesso vale per la lunghezza degli stage, altro elemento che farà discutere i puristi: sono generosi, a volte parecchio, ma il ritmo riesce generalmente a sostenerli. Quando qualcosa non funziona non è perché Truxton Extreme ha infranto un’antica tavola della legge degli shoot’em up; semplicemente, ogni tanto avrebbe fatto bene ad arrivare al boss qualche minuto prima.

Possiamo sopravvivere anche a questo.

Quel 3D, però…

Se c’è una scelta sulla quale facciamo più fatica a essere altrettanto indulgenti è quella estetica.

Truxton Extreme abbandona completamente la pixel art dei predecessori per una grafica tridimensionale; tecnicamente funziona, mantiene leggibili nemici e proiettili anche quando lo schermo comincia a diventare affollato e permette ai giganteschi boss di concedersi entrate decisamente spettacolari.

Il problema è semplice: funzionale non significa necessariamente memorabile.

Il Truxton originale aveva un’identità visiva feroce; astronavi, creature biomeccaniche, teschi, esplosioni e colori costruivano un’estetica immediatamente riconoscibile. Extreme recupera molti di quegli elementi e li trasporta correttamente nelle tre dimensioni, ma nel passaggio qualcosa si perde.

Non è il solito discorso del “prima era meglio”, anche perché di operazioni nostalgiche fatte con il pilota automatico ne abbiamo già abbastanza. Semplicemente, la vecchia pixel art aveva carattere; questo 3D ha mestiere.

E tra le due cose passa una differenza enorme.

Ci sono momenti in cui Truxton Extreme è spettacolare, soprattutto davanti ai boss più grandi; ce ne sono altri nei quali sembra invece uno shooter moderno molto ben realizzato, quando vorremmo che sembrasse inequivocabilmente Truxton. Non rovina il gioco, non compromette la leggibilità e probabilmente qualcuno preferirà persino questa nuova direzione; noi continuiamo a pensare che qualche pixel in più e qualche poligono in meno gli avrebbero fatto soltanto bene.

Vecchia scuola, senza la muffa

Fortunatamente Tatsujin non ha confuso il rispetto per il passato con la necessità di lasciare tutto esattamente com’era.

Accanto alla modalità Arcade troviamo una Story più accessibile, Arena, Training e diverse possibilità di avvicinarsi gradualmente alle meccaniche; una scelta intelligente soprattutto considerando che Truxton Extreme deve parlare anche a persone che nel 1988 non erano ancora nate.

La modalità Story aggiunge una componente narrativa attraverso sequenze in stile fumetto e una progressione più morbida; Arcade, invece, è il posto dove andare quando si vuole smettere di chiacchierare e cominciare seriamente a giocare.

E poi c’è la musica. Masahiro Yuge torna sulla propria creatura con una colonna sonora che mescola nuove composizioni e reinterpretazioni dei brani storici; synth, orchestrazioni e ritmi martellanti accompagnano l’azione senza cercare continuamente di ricordarci quanto fosse bello il passato.

È Truxton che suona come Truxton nel 2026, non Truxton che prova disperatamente a sembrare ancora il 1988.

Ed è esattamente quello che dovrebbe fare anche tutto il resto.

Sentenza

Riportare in vita Truxton dopo trentaquattro anni era molto più facile da sbagliare che da fare bene: si poteva imbalsamare l’originale e venderlo alla nostalgia, oppure prendere il nome, appiccicarlo sopra uno shooter moderno e sperare che il teschio sulla bomba facesse il resto.

Truxton Extreme non fa né l’una né l’altra cosa.

Allarga lo schermo, introduce nuove meccaniche, aggiunge modalità e prova ad aprire la porta anche a chi non ha trascorso metà della propria vita davanti agli arcade; quando però arrivano i nemici, parte il Thunder Laser e bisogna decidere in una frazione di secondo dove infilare la navetta per non esplodere, il DNA è ancora quello giusto.

Non tutto convince allo stesso modo: il 3D fa il proprio lavoro, ma non possiede neanche lontanamente la personalità della vecchia pixel art; qualche stage potrebbe imparare il significato della parola sintesi e chi cerca una rivoluzione dello shoot’em up può tranquillamente guardare altrove.

Ma Truxton non aveva bisogno di una rivoluzione.

Aveva bisogno di tornare, sparare come un dannato e ricordarci perché ci piaceva.

Missione compiuta.

Il Dojo approva. Ma quei poligoni continuano a non piacerci.

  • è ancora incazzato come un tempo
  • regala tante soddisfazioni

 

  • la grafica 3d ha meno carisma del suo antenato

 

Ninja Warrior - Biografia

Nel Dojo ci si inchina, si combatte e ci si perfeziona, fino ad essere la lama che fende la notte...

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