Pubblicato il 11/08/26 da Daniele Iacullo

The Mound: Omen of Cthulhu – Recensione

Orrore e proeittili
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L’orrore cosmico forgiato da H.P. Lovecraft ha intriso e ispirato molte opere, non ultima, The Mound: Omen of Cthulhu, sviluppato da ACE Team e pubblicato da Nacon.

Parliamo di un horror cooperativo incentrato sull’esplorazione e sul recupero di tesori per proseguire nella storia, la fame di ricchezza e l’avidità spingerà gli esploratori sempre più all’interno di queste terre maledette dove pochi avevano osato spingersi, senza mai tornare indietro.

La realtà ti mente

Siamo in piena epoca delle esplorazioni coloniali e dopo un brevissimo prologo che fa da incipit narrativo piuttosto che da tutorial di gioco, veniamo catapultati sul galeone che funziona da HUB operativo, qui potremo scegliere uno dei personaggi da interpretare. I personaggi, quattro al primo avvio, risultano essere solo skin e non differenziarsi per capacità o perk di qualche genere.

Mossi i primi passi sul galeone, scopriremo ben presto che facciamo parte dell’equipaggio solo per recuperare i tesori da questa terra misteriosa dalla quale nessun altro è mai tornato indietro. Il capitano della nave ci sottoporrà dei contratti che variano sia per quantità di tesori da recuperare sia da eventi atmosferici e leggere variazioni alle mappe. Solo tornando sani e salvi al galeone e recuperando i tesori per concludere il contratto avremo degli avanzamenti di trama, raccontati attraverso diari e lettere. Contratto dopo contratto la ciurma avanzerà fino al cuore di queste terre dove qualcosa di antico risiede e non vuole essere disturbato.

Non fidarti di nessuno

The Mound: Omen of Cthulhu nasce come gioco cooperativo e si percepisce fin dalla prima esplorazione: la chat di prossimità, l’avere più inventari a disposizione e la collaborazione contro le creature che la giungla ti manderà contro rende la cooperazione necessaria per raggiungere l’obiettivo spesso di valore in denaro dei tesori accumulati.

Come d’ispirazione alle opere di Lovecraft non c’è uno jumpscare, bensì la tensione si accumula passo dopo passo, tesoro dopo tesoro. Le allucinazioni sono forse la parte meglio riuscita del gioco: passare del tempo in prossimità del tumulo ci farà sentire e vedere cose che non esistono, a volte persino delle copie dei nostri compagni di squadra, o un richiamo effettuato con il corno che serve per segnalare la posizione o semplicemente si ha visione di una versione sinistra della mappa. A volte succede che ogni giocatore percepisce cose diverse, non tutti vedranno il prete del gruppo trasformarsi in un mostro e sta nel sangue freddo dei giocatori e nelle loro capacità comunicative non far sfociare la spedizione in un fallimento.

Se il lato horror e di tensione risulta incredibilmente dettagliato, il gameplay loop in generale ha qualche sbavatura. Una delle caratteristiche che ho meno apprezzato è la resistenza dei nemici e un feedback dei colpi non sempre riuscito. Per abbattere uno “zombie”, termine improprio, ci vogliono diversi colpi di arma bianca mentre quest’ultimo è libero di colpirti. A differenza invece di quando si approccia un nemico alle spalle, in quel caso parte un’animazione che oneshotta la minaccia che ci si para davanti; è bene specificare che questa sorta di backstab avviene anche se il nemico ci ha avvistato, facendo diventare il combattimento un girotondo per evitare di prendersi troppi colpi e attivare l’animazione di colpo alle spalle.

Il loop consiste nel recuperare quanti più tesori o obiettivi missione e tornare al galeone, accumulare qualche moneta, spenderla per avere equipaggiamento speciale e tornare nella giungla. A dirlo sembra piuttosto semplice, la realtà è che la giungla non perdona, ogni minimo rumore attira i nemici, ogni allucinazione porta gli esploratori e il giocatore a dubitare di ciò che percepiscono e non c’è da stupirsi se la maggior parte delle esplorazioni si concluderanno con un fallimento, soprattutto se si gioca in singolo: Infatti, The Mound: Omen of Cthulhu nel caso si parta da soli offrirà al giocatore un npc, spesso equipaggiato con una balestra che seguirà l’esploratore da noi mosso. Il problema è che l’IA non è delle migliori e lo si perderà spesso di vista, senza di fatto avere un supporto.

Da un punto di vista tecnico The Mound: Omen of Cthulhu sorprende in positivo: il colpo d’occhio è accattivante, i modelli dei personaggi dei mostri e dell’ambiente in generale sono abbastanza dettagliati e il comparto sonoro riesce a farti tenere sempre uno strato di ansia costante. Ho gradito particolarmente diversi piccoli dettagli: i rami che si piegano al tuo passaggio facendo rumore e allertando i nemici sono una chicca interessante che dà uno spessore al gameplay non indifferente. Peccato però per un frame rate non troppo stabile, nella versione da me provata per Xbox Series X erano frequenti fenomeni di stuttering, nulla di invalidante sia chiaro, ma sicuramente non il massimo per l’esperienza.

The Mound: Omen of Cthulhu – Conclusione

Tirando le somme The Mound: Omen of Cthulhu è un gioco che riesce a sorprendere nel suo genere. L’impronta fortemente cooperativa lo rende un’esperienza che terrà compagnia ai gruppi di giocatori che cercano qualcosa di diverso in uscita in questo periodo, soprattutto se amate le sfide particolarmente difficili. Il team di sviluppo dovrà continuare a supportare il gioco, magari aggiungendo nuove allucinazioni per aumentare la varietà di effetti negativi che possono affliggere il gruppo di esploratori.

 

  • Sembra di stare dentro un libro di Lovecraft
  • Comparto sonoro
  • Cooperazione

 

  • Difficoltà tendente all'alto
  • Qualche fenomeno di stuttering

Brado - Biografia

Videogiocatore classe '99 da sempre attento alle evoluzioni e le innovazioni del mondo videoludico.

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