Pubblicato il 08/09/20 da Ruka

Star Renegades – Recensione

C'è sempre un Impero da sconfiggere
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Ogni volta che mi si propina un roguelite da recensire provo sensazioni miste: la saturazione di un settore da parte di un genere spesso si traduce in un calo qualitativo notevole nelle produzioni, poiché spesso e bene esse tendono a “ispirarsi” in maniera reciproca, venendo meno di quella genialità che agli inizi distingueva il mercato degli indie da quello dei titoli più roboanti.
Se dovessi giudicare Star Renegades solo in base all’originalità, la recensione potrebbe benissimo chiudersi qui perché di base non vi è nulla di innovativo nella produzione firmata Massive Damage; quando però si appura che la summa dei suoi elementi, per quanto triti e ritriti, funziona come deve ecco le carte in tavola cambiano e ci si trova di fronte uno dei migliori roguelite a tema sci-fi sulla piazza.

Palazzi che vanno a fuoco in Star Renegades
L’umorismo permea ogni dialogo del gioco.

Gameplay

Sorvolando sulla trama che altri non è che l’ennesima trasposizione di una guerra intergalattica tra i sempreverdi ribelli e il solito impero determinato a conquistare tutto il conquistabile, il cuore dell’esperienza è senza dubbio il gameplay.
Noi ovviamente vestiremo i panni dei ribelli, inizialmente guidati dalla giovane combattente Wynn Syphex che nel corso di una battaglia vedrà morire suo fratello sotto i colpi del nemico.
Da qui un poi tramite un interessante espediente narrativo viene contestualizzata la componente roguelite del gioco: durante le nostre scorribande saremo accompagnati da un robottino in grado di sabotare le barriere nemiche che separano le varie zone della mappa generata casualmente, potendone infrangere solo tre al giorno e al termine delle quali calerà la notte per poi passare alla giornata successiva.

Avremo infatti un limite di tre giorni per pianeta prima di essere costretti ad affrontare il boss, durante i quali dovremo scegliere con oculatezza quali barriere infrangere al fine di aggiudicarci eventuali casse di bottino o combattere speciali avversari e ottenerne le relative ricompense. Durante le ore notturne poi, è possibile recuperare risorse come DNA (esperienza) e denaro sparse per il campo di battaglia, nonché avventurarsi in location opzionali contenenti bottino aggiuntivo o una morte prematura.
Per passare al giorno successivo è necessario accamparsi: in questi frangenti da “Giovani Marmotte” è possibile utilizzare dei buff sotto forma di carte per cercare di prepararsi un minimo per ciò che verrà e nel farlo migliorare la relazione tra i membri del party, così da aumentarne le statistiche e sbloccare devastanti tecniche combinate.

I ribelli si accampano in Star Renegades
Accamparsi è fondamentale per prepararsi al meglio.

Quando poi si tratta di menar le mani, il titolo dà il meglio di sé grazie a un battle system a turni profondo e stratificato, seppur non privo di qualche sbavatura: il cuore di tale sistema è insito nella timeline delle azioni posta nella parte superiore dello schermo.
Esattamente come succede in classici quali Grandia o Final Fantasy X anche qui è possibile tenere sotto controllo l’ordine dei turni, potendo influire su di essi tramite un’attenta pianificazione: evidenziando i nemici con il cursore è possibile controllare chi hanno preso di mira e regolarsi di conseguenza.

Gli avversari non si limitano ad attaccare ma cercano di proteggersi a vicenda curandosi o difendendo i compagni: d’altronde venir colpiti prima di poter eseguire un’azione significa beccarsi un danno critico venendo spostati indietro sulla timeline.
Infierendo su un singolo nemico o utilizzando specifiche skill, è possibile spingere il malcapitato letteralmente fuori dalla sopracitata barra delle azioni, mandandolo in status di Break che gli precluderà qualsiasi azione nel turno corrente.
Grazie al nutrito roster di personaggi, vi è un buon numero di abilità atto ad ampliare le possibilità in battaglia, ma è qui che emerge una delle sbavature di cui sopra: alcune combinazioni sono decisamente più efficaci di altre e spesso si tenderà a optare per il team con cui è più facile arrivare lontano piuttosto che sperimentare nuove sinergie.

Una magagna tutto sommato di poco conto se si considera la grande varietà di equipaggiamento reperibile e il fatto che altri personaggi casuali potrebbero aggiungersi al party durante l’avventura, ma indubbiamente nelle prime ore di gioco si tenderà ad utilizzare quasi sempre la stessa composizione al fine di accumulare risorse.
Ricordate “l’espediente narrativo” di cui sopra? Ebbene il robottino è in grado di viaggiare indietro nel tempo a ogni game over, portando con sé il bottino che poi verrà impiegato per sbloccare nuovi combattenti, equipaggiamento e abilità.

Parlare coi cani
Poteva mancare un cane parlante?

Comparto tecnico

La produzione Raw Fury è una gioia per gli occhi per chi ama la pixel art: l’eccellente fusione di elementi 2D e 3D permette di sfruttare sapienti giochi di telecamera in determinate situazioni, come l’impiego di specifiche skill che grazie a ciò appaiono più coreografiche che mai.
Di buona fattura anche la componente sonora che vanta ost orecchiabili ed effetti sonori azzeccati; assente una qualsivoglia forma di doppiaggio, ma sarebbe stato strano il contrario.

Un combattimento con un boss
I boss sono davvero duri a morire e metteranno alla prova la vostra materia grigia.

Conclusioni

Star Renegades è, senza troppi giri di parole, uno dei migliori roguelite sulla piazza: non si prefigge di innovare la formula, ma di enfatizzarne tutti gli aspetti ostentando elementi di gioco già visti altrove che qui riescono a concretizzarsi in una sapiente miscela.
Appassionati di fantascienza e combattimenti a turni ascoltatemi e compratelo, non ve ne pentirete affatto.

  • Gameplay solido e sfaccettato
  • Un buon roster di personaggi
  • Visivamente accattivante

 

  • Qualche sbilanciamento tra le sinergie

 

Ruka - Biografia

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate?

4 thoughts on “Star Renegades – Recensione

  1. “Consiglieri” ! ..da che parte è scritto che -uno dei migliori roguelite sulla piazza-…non è tradotto in italiano ? No..perchè non è propriamente un Hack and slash! Con tutto quelle “liturgie” “..potrebbe creare dei problemini !…au revoir..

  2. Ciao Entropia! Purtroppo dobbiamo fare i conti con il fatto che il mercato italiano non è abbastanza grande da ripagare i costi di una traduzione nella nostra lingua, che è oltremodo complessa. Al netto di questo, non crediamo che l’assenza della lingua italica sia motivo di penalizzazione per un gioco con questo specifico budget e target: ci limitiamo a consigliare o meno un gioco basandoci sull’aspetto ludico e tecnico, e tendiamo a comunicare qualora l’assenza della lingua italiana sia una barriera per l’apprezzamento del titolo. Non ci pare questo il caso non essendo la trama un punto cardine dell’esperienza.

  3. se mi interessavano i “pareri personali”, mi rivolgevo ad un social o ad una osteria..un professionista enumera tutte le caratteristiche di cui il gioco è fornito..comunque bella rece..è che oggi sono sul lato oscuro della luna…

  4. In realtà crediamo di averlo fatto, in quanto gli screenshot presenti nell’articolo sono ovviamente presi dal nostro gameplay e non rubati in giro per l’internet, e si vede chiaramente che il testo in gioco è inglese.
    Continua a seguirci e a fornirci feedback, ci interessano anche se sei sul lato oscuro della luna 🙂