Pubblicato il 21/12/18 da Ruka

Persona Dancing: Endless Night Collection

Ballare all'infinito
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Introduzione

Dopo il successo spropositato di Persona 5, era inevitabile che l’operazione di “milking” da parte di Atlus si spostasse dall’acclamato quarto capitolo al ben più recente quinto: chi tuttavia si aspettava spin-off del calibro di Persona 4 Arena potrebbe rimanere amaramente deluso, in quanto la software house nipponica ha preferito rispedire i suoi pargoli sulla pista da ballo piuttosto che sul ring.
Come se non bastasse, a far compagnia ai Phantom Thieves ritroviamo i membri del S.E.E.S., per la gioia dei fan di Persona 3, in due giochi la cui “trama” s’intreccia. Saranno riusciti il rosso Persona 5: Dancing in Starlight e il blu Persona 3: Dancing in Moonlight a convincere appieno anche i fan più scettici?

mitsuru kirijo che balla
Anche la seriosa Mitsuru si scatena sulla pista da ballo!

Gameplay: la notte senza fine

Com’era lecito aspettarsi, il punto focale dei due titoli è rappresentato dal gameplay piuttosto che dalla narrativa (tant’è che manca completamente una modalità storia), spezzettando l’esperienza in quattro distinte modalità, ben esposte in un menu iniziale il cui design richiama fortemente quanto visto e apprezzato nei giochi principali.
Si parte dall’ovvia sezione denominata Dancing! che consente – nessuno l’avrebbe mai detto – di selezionare un brano tra quelli disponibili e iniziare a ballare sulle note delle soundtrack più famose, alcune delle quali opportunamente remixate per l’occasione.
La difficoltà generale è ben bilanciata, con qualche sbavatura evidente solo giocando a Normal, presentando un buon grado di sfida anche per i giocatori più navigati; per coloro che invece fossero alle prime armi col genere, accorre in aiuto la sezione Tutorial, non troppo esaustiva in realtà, ma nel complesso utile alla bisogna.

joker che balla
Fortunatamente è un sogno, o avrebbero già arrestato il buon Joker per essersi messo a ballare in pubblico.

Va detto inoltre che chi pensa di trovarsi tra le mani un Project DIVA in salsa Atlus dovrebbe considerare una retromarcia: i due giochi esaminati in questa sede presentano molte meno opzioni di personalizzazione e i personaggi sono legati ai singoli brani, allontanandosi dalla formula che ha reso celebri le produzioni dedicate ai Vocaloid.
Ad aggiungere una parvenza di trama al tutto ci pensa la modalità Social che, attraverso siparietti più o meno ispirati, permette di interagire con i protagonisti e sbloccare orpelli, quali costumi e accessori, da sfoggiare sulla pista da ballo o visualizzare nella sezione Collection.
Menzione d’onore per la presenza di un’inaspettata localizzazione nostrana: escludendo le voci del menù principale, tutto il resto è stato tradotto in italiano, una svolta piuttosto singolare se si considera l’assenza di tale lavoro nelle produzioni precedenti (eccezion fatta per l’ottimo Catherine).

Il cast di Persona 3 che balla
Le coreografie sono belle da vedere, ma dubito ci farete molto caso durante il gioco…

Comparto tecnico: brillare come una stella

Tecnicamente i pargoli di mamma Atlus si difendono dignitosamente, sfoggiando lo stesso motore grafico impiegato negli ultimi titoli, con tutti i pregi e difetti che ne conseguono: diamo quindi il bentornato a ottimi modelli poligonali il cui design ha la firma di Shigenori Soejima, animati da movenze fluide ed eleganti (per un gioco del genere non poteva essere altrimenti) ma che hanno la sfortuna di danzare in ambienti che, pur richiamando quelli dei titoli principali, risultano perlopiù spogli e trascurabili. D’altronde in un rhythm game non si va a guardare lo sfondo, ma un pizzico di cura in più sotto questo aspetto sarebbe stata gradita.
Per ovvie ragioni il fiore all’occhiello del comparto tecnico è rappresentato dal sonoro, impeccabile in ogni sua parte e capace di rimbombarvi in testa per settimane, proprio come successo con la soundtrack dei giochi principali.

I personaggi di Persona 5 che ballano
Il cast di Persona 5 in azione!

Conclusioni

Persona 3: Dancing in Moonlight e Persona 5: Dancing in Starlight non tradiscono mai la propria natura di spin-off, volendo esser presi alla leggera nella loro interezza: la mancanza di una modalità storia vera e propria contribuisce alla fruizione poco impegnata da parte dell’utente, andando a incidere positivamente sulla godibilità complessiva tipica di un prodotto del genere.
Probabilmente non i migliori sulla piazza, ma in alcun modo minati da magagne capaci di rovinarne l’esperienza e pensati appositamente per una determinata nicchia di fan.
Se dovessi proprio evidenziare le note dolenti – non fa ridere, lo so – queste troverebbero riscontro nella sezione DLC: bloccare buona parte della tracklist e addirittura un intero gioco dietro un paywall ritengo non sia stata tra le mosse di Atlus più furbe.
Perché nel caso non lo sapeste, acquistare la costosa Endless Night Collection non solo non vi garantisce l’accesso a tutti i contenuti scaricabili, ma è l’unico modo per giocare a Persona 4 Dancing All Night su Playstation 4

Perché sì:
Perché no:
  • Buon quantitativo di contenuti...
  • Comparto sonoro eccellente
  • Spensierato e divertente
  • Localizzato in italiano

 

  • ... alcuni dei quali DLC
  • Difficoltà mal bilanciata in alcuni frangenti
  • I brani sono ancora legati ai personaggi
  • Un intero gioco bloccato dietro un paywall

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Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate?