Pubblicato il 29/11/22 da Barbarossa

Pentiment – Recensione

Storia miniata, storia apprezzata
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Pentiment – Esercizio di stile

Di una cosa sono certo: Pentiment è probabilmente uno dei giochi che in assoluto più mi hanno colpito dal punto di vista della direzione artistica. Un altro gioco, qualche anno fa, mi aveva stupito in positivo, per lo stesso motivo: Cuphead. Devo dire che, in qualche modo, non sono rimasto particolarmente preso alla sprovvista da questa rivelazione quando ho letto che a svilupparlo sono stati il team di Obsidian Entertainment, divenuti famosi per titoli assolutamente trascurabili come Pillars of Eternity, Neverwinter Nights 2, The Outer Worlds, solo per citarne alcuni. Tutti titoli dove, in un modo o nell’altro, la componente narrativa è molto ben presente e conferisce effettivamente un valore aggiuntivo a tutto il titolo. Pentiment non è da meno ed è quello che definirei un esercizio di stile, sotto svariati punti di vista, ma di sicuramente sotto quello dell’arte e del gameplay.

Sarà riuscito Pentiment a regalarmi le emozioni di un buon libro o penso che il suo posto dovrebbe essere uno scaffale digitale? Scopriamolo insieme!

Un incontro con i confratelli del Monastero

Gameplay e comparto tecnico – Semplicità ed efficacia

Pentiment fa dei suoi pillar di sicuro semplicità ed efficacia. Semplicità per l’incredibile immediatezza con cui ci offre i contenuti. Vestiremo i panni di Andreas Maler, artista alle prese con la vita tutti di tutti i giorni di Tassing, dove sta lavorando presso un monastero prima di fare il suo ritorno a Norimberga, dove potrà aprire una bottega in proprio e diventare Maestro. Tutto questo durante uno dei periodi più affascinanti e complessi del Vecchio Continente, ossia il tardo Medioevo. Mentre inizieremo ad entrare in contatto con quelli che saranno i vari archi narrativi presenti nel gioco, saremo anche i fautori del passato di Andreas poichè potremo scegliere il suo background di studi, di passioni, di viaggi: ognuna di queste scelte avrà delle forti ripercussioni su come potremo interagire con i vari protagonisti delle vicende, facilitandoci o innalzando barriere comunicative con gli attori del nostro palcoscenico.

Senza spoilerarvi nulla, vi anticiperò solo che le vicende in cui vi ritroverete vi porteranno ad indagare sul passato della cittadina di Tanning e il suo oscuro passato, ovviamente visto dal filtro dei vari interlocutori. Questo è già un primo punto che ho molto apprezzato, di come approccia le cose Pentiment: c’è un grande spessore in tutti i protagonisti delle vicende, da quelle più secondarie a quelle principali. Questo spessore è conferito non solo da una scrittura di livello, percepibile già dalle prime battute, ma anche dallo stile di scrittura con cui le persone parlano. I popolani, ad esempio, useranno un font che simula la scrittura a mano, con errori di digitazione cancellati e sistemati in fretta e furia, ad esempio. I confratelli e le consorelle del Monastero e tutti coloro che appartengono ad un ceto più alto, invece, utilizzano un font più gotico, per differenziarsi. Questo sistema si protrae per tante tipologie di personaggi, cosa che aggiunge una nota di colore a tutto l’impianto di gameplay che si intreccia, a doppio filo, con il reparto artistico.
Il gameplay è, strano a dirsi, molto lineare: linea di dialogo dopo linea di dialogo, saremo chiamati a scegliere cosa far dire al nostro Andreas Maler, con tutte le ripercussioni delle nostre parole sulle nostre azioni. Non potremo seguire ogni singola briciola lasciata sul nostro cammino, ma dovremo dare priorità alle cose in quanto avremo delle finestre di tempo ben definite in cui agire.

Perchè non farsi una passeggiata per i libri miniati?

L’efficacia, invece, deriva da come è consegnato il titolo. La direzione artistica del titolo è incredibilmente illuminata: Pentiment è illustrato e rappresentato come lo erano i libri miniati tipici del periodo, con colori vividi ma allo stesso tempo illustrazioni che sembrano proprio uscite dai lapis e le penne d’oca del tempo. Inchiostri slavati, lacche consumate, ma anche disegni precisi fino al dettaglio: rimarrete colpiti dalle sezioni di cutscene ambientate all’interno dei libri. Il tutto, ovviamente, condito da una colonna sonora estremamente ben pensata e anche meglio realizzata.

Pentiment – Nessun pentimento a giocarlo

In definitiva, voglio usare una brutta battuta per dire qualcosa di bello. Non avrete di sicuro nessun pentimento nel giocare Pentiment, specialmente più di una volta. Le vostre scelte potranno essere sostanzialmente diverse ad ogni run, facendovi così apprezzare la profondità del titolo, se avrete sufficiente costanza da dedicargli. Se siete appassionati del genere è un titolo assolutamente da avere ma può benissimo essere godibile da chi si affaccia a questa nicchia di titoli.

See you, Game Cowboys!

  • Direzione artistica impeccabile
  • Storia profonda
  • Vibe medioevali ben riprodotte

 

  • Alcuni trope di scrittura si esauriscono un po' in fretta

Barbarossa - Biografia

Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.