Pubblicato il 07/01/19 da Barbarossa

Killer7

Il classico va sempre di moda
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Introduzione

Era il lontano 2005 quando la scena videoludica venne scossa dalle fondamenta dalla geniale mente di Goichi Suda, in arte Suda51. Usciva, infatti, per PlayStation 2 e GameCube un titolo non solo estremamente eclettico, ma anche molto unico, dal nome di Killer7.
A distanza di 13 anni questo gioco rivede la luce su PC, grazie ad un completo processo di rinnovo grafico che rende nuovamente Killer7 un gioco degno di questo periodo storico, specialmente per via della sua unicità.
L’opera in questione, sviluppata dai membri di Grasshopper Manufacture (developer che poi si sono confermati con giochi del calibro di No More Heroes e Sine Mora), è un elaborato intreccio di generi quali lo sparatutto in prima persona e l’avventura in terza persona, con una consistente parte di enigmi à-la Resident Evil e sviluppo dei personaggi in stile GdR.

In Killer7 bisogna essere lesti a sparare.

Gameplay e Comparto Tecnico

Killer7 è una miscela di diversi gameplay, amalgamata in maniera sapiente, che rischia di non incontrare il gusto di tutti. Il giocatore vestirà i panni di Harman Smith, personaggio in grado di traslare la sua coscienza in una delle sue sette personalità multiple, ognuna dotata di abilità uniche nel combattimento e nella gestione degli eventi. Navigando i livelli ci imbatteremo in numerosi scontri in prima persona, i quali ci chiamano ad essere rapidissimi cecchini per eliminare bestie immonde di varie tipologia, prima che queste si facciano esplodere su di noi. In altri frangenti, invece, sarà la nostra arguzia ad essere solleticata, dovendo risolvere enigmi ed indovinelli di logica per poter mettere le mani su un nuovo oggetto o un nuovo elemento necessario alla progressione nella storia.

Esploreremo gli anfratti più assurdi.

È la parte esplorativa del gioco quella che più potrebbe risultare stonata in Killer7. L’esplorazione, infatti, avviene interamente su un sistema a binari con occasionali bivi. Questo significa che i controlli sono ridotti ad un singolo tasto per avanzare lungo il binario e la scelta della direzione arrivati ad un bivio. Il resto dei pulsanti sono riservati al combattimento e all’interazione con l’ambiente.
Ci vuole qualche tempo per potersi abituare ad un sistema così stringente per un gioco che, al contrario, dovrebbe offrire un’estrema libertà per poterlo godere appieno. Dobbiamo però ricordarci che il Killer7 in questione rimane comunque un port remastered di un titolo del 2005, periodo in cui ancora si poteva sentir parlare di limitazioni tecniche e hardware.
Suda51 è riuscito, nonostante ciò, a creare un titolo estremamente originale per l’epoca, forse addirittura all’avanguardia, viste le critiche non troppo gentili che si beccò ai tempi dell’uscita. Col tempo si sono andate placando, permettendo a Killer7 di farsi rivalutare, diventando un caposaldo del mondo ludico proprio per via della sua natura poliedrica.
Il gioco ha un sistema di salvataggio simile a quello presente in Resident Evil, con zone uniche e atte a questo scopo. In queste aree potremo potenziare la abilità dei vari personaggi in gioco o sceglierne uno differente a nostro piacimento, per poter affrontare al meglio le varie tipologia di incontri e situazioni, come già anticipato in precedenza.
Come già spiegato brevemente in precedenza, questa versione di Killer7 migliora decisamente l’aspetto grafico del titolo, aggiungendo l’aspect ratio moderno a 16:9, compatibilità con le risoluzioni grafiche attuali e un completo revamp delle texture. Gli altri aspetti tecnici del gioco, quali il comparto audio hanno visto solo ritocchi minimi e poco apprezzabili. Il design del gioco in sé non è stato minimamente alterato dalla versione originale.

Chissà cosa vuole questa maschera rossa? Nel dubbio, spariamo.

Conclusioni

In definitiva, Killer7 offre un’esperienza di gioco praticamente identica a quella del gioco del 2005, affilando i denti per quanto riguarda il suo appeal estetico.
Rimane un titolo valido che dovrebbe essere giocato da tutti gli appassionati della storia videoludica, per poter rendersi conto di come le buone idee a livello di design debbano sempre essere supportate da un gameplay unico, anche a volte prendendosi il rischio di vedere il successo arrivare in momenti storici diversi da quelli dell’uscita.

See you, Game Cowboys!

Perché sì:
Perché no:
  • Graficamente migliorato
  • Gameplay ben studiato

 

  • Esplorazione macchinosa

Stile da vendere

In nome di Harman

Per di qua?

Barbarossa - Biografia

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Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.