Hitman 2

Che il mondo sia la tua arma, 47

Pubblicato il 27/11/18 da RickyAll
recensione
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Hitman 2

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Una vecchia conoscenza

 

Salve 47, ne è passato di tempo. Quanto, mi chiedi? Fammi controllare il registro… sì: il tuo ultimo contratto, Hitman: Absolution, risale a 6 anni fa. Beh, è tempo di ritornare al lavoro, non credi?

Il tuo nuovo bersaglio si chiama Hitman 2, successore dell’omonimo primo capitolo datato 2016, caratterizzato dalla sua pubblicazione episodica, con il quale non hai voluto aver niente a che fare, tagliando addirittura i contatti con me… lo so che non ti piace venire pagato a rate 47, non ti stavo giudicando… più o meno. Nonostante ciò, sarai felice di sapere che all’interno del nuovo contratto sono previsti tutti gli episodi del capitolo precedente, con un sovrapprezzo ovviamente, ma visto che stiamo parlando di te, 47… posso fare un eccezione.

Come al solito, sarai chiamato a eliminare bersagli di alto profilo in luoghi vasti, affollati e ben difesi, con equipaggiamento limitato e supporto in caso di imprevisti pressoché nullo. Sei veramente sicuro di voler tornare in azione immediatamente?

Come sospettavo.

Bentornato Agente 47ci sei mancato.

Ti lascio preparare.

MISSION STATUS: ACTIVE.

Diana Burnwood

Fermo immagine del gioco Hitman 2 con didascalia sullo stato della missione
I briefing cinematici delle varie missioni di Hitman 2 sono realizzati con una cura sopraffina.

Introduzione: il ritorno dell’Agente 47

Hitman 2, titolo sviluppato da IO Interactive e distribuito da Warner Bros. Interactive Entertainment, nasce dalle ceneri di quello che è stato l’esperimento episodico del suo predecessore, gioco datato 2016, prodotto da Square Enix e rivelatosi un fallimento economico per la società nipponica. Personalmente parlando, come ho già scritto nelle vesti della leggendaria handler di 47, Diana Burnwood, ho evitato accuratamente di acquistare Hitman, in quanto estremamente scettico proprio per quanto concerneva la pubblicazione a episodi. A posteriori, sono felice della mia scelta: in Hitman 2, a un costo contenuto, è possibile acquistare la prima stagione nella sua interezza, riveduta e corretta per il motore di gioco di Hitman 2.

Di conseguenza, questa recensione sarà tanto un’analisi di Hitman 2, quanto di entrambi i titoli visti come un’unica entità, quale era lo scopo originale del progetto episodico. Di conseguenza, mi vedrete discutere molto poco su quanto l’ultima creatura di IOI sia un more of the same (d’altronde è stato originariamente concepito come una Season 2, piuttosto che un seguito) e più sulla qualità dell’opera nella sua interezza, in quanto, nella copia che ci è stata fornita, erano presenti anche tutte le missioni della prima stagione.

Fatte le dovute premesse, mettiamoci guanti di pelle, abito scuro e cravatta rosso scarlatto ed eliminiamo uno a uno i nostri bersagli: trama, gameplay e comparto tecnico.

Agente 47 nel suo classico abito nero e cravatta rossa.
Nonostante siano disponibili diversi abiti per l’Agente 47, nulla batte il suo abito classico.

Trama: complotti e società segrete

Hitman 2 presenta una trama fin troppo classica: intrighi ed equilibri di potere fra nazioni, agenzie di spionaggio e altre potenze mondiali. In particolar modo si concentra su due aspetti: il cosiddetto Shadow Client, enigmatica figura che fornisce all’Agente 47 la maggior parte dei contratti per la durata della Season 1, e Providence, associazione segreta che controlla enormi flussi finanziari (e di potere) nell’ombra, tanto da guadagnarsi l’appellativo de La Mano Fantasma. Il Cliente Fantasma ha colpito duramente, attraverso la International Contract Agency (la celebre agenzia per la quale il protagonista lavora, spesso abbreviata in ICA) e l’Agente 47 la società segreta, eliminandone vari elementi di spicco.

Una volta comprese le mire del loro misterioso cliente e affrontata una fuga di notizie che rischiava di compromettere tutti gli agenti della ICA47 si trova ora dalla parte del nemico di un tempo, lavorando per scovare lo Shadow Client per conto di Providence, il quale non solo si è dimostrato un eccellente informatore e assassino, ma ha anche dato a intendere di conoscere il passato del nostro assassino preferito.

La storia, sebbene calzante per un titolo dedicato a spionaggio e assassinio, è fin troppo ricca di cliché per essere veramente apprezzabile: lo sviluppo della trama è prevedibile e scontato, degno del peggior film d’azione hollywoodiano. C’è da dire che, in un titolo come questo, l’intreccio narrativo svolge un ruolo marginale, quasi di cornice. La funzione della narrazione in questo frangente è simile a quella di un filo per collane in un girocollo di perle: sostenere e collegare le pietre preziose, che, nel caso di Hitman 2, sono le missioni che lo compongono.

Quest’ultime sono dei veri e propri gioielli: ognuna di esse è caratterizzata da varie micro-trame interne, che si svolgono mentre esploriamo le ampie mappe di gioco, le quali ci permettono di interagire variegatamente sia con l’ambiente che con gli NPC che lo popolano. Ad esempio, ascoltare un meccanico che sta al litigando al telefono ci porterà alla scoperta del suo imminente abbandono per divergenze con la pilota (il nostro bersaglio), ancora in gara. Ciò ci permetterà di impossessarci dei suoi vestiti (dopo averlo messo al tappeto, ovviamente) e di infiltrarci nel box, rendendo possibile sabotare la vettura del nostro target mentre ce ne andiamo indisturbati. Queste piccole narrazioni sono innumerevoli e interessantissime, tanto da invogliare ripetuti playthrough della missione.

Se tutte le case di sviluppo applicassero stratagemmi simili per incrementare la longevità di un titolo, invece di piazzare tonnellate di collezionabili in giochi in cui non hanno alcun senso, l’industria videoludica sarebbe, senza dubbio alcuno, un posto migliore.

L'Agente 47 travestito da generale dell'Esercito Americano.
L’Agente 47 dimostra sempre eccellenti doti da trasformista.

 

Gameplay: mille modi per uccidere

Ciò in cui veramente eccelle l’ultima fatica di IO Interactive, come ho già scritto precedentemente, è proprio nello svolgimento delle missioni; risulta dunque naturale proseguire questa analisi con le meccaniche di gioco di Hitman 2 le quali, debbo ammettere, mi hanno piacevolmente sorpreso. Dopo la deriva action della maggior parte dei titoli stealth disponibili sul mercato, mi aspettavo che l’ultima iterazione delle avventure di 47 non fosse da meno. Invece, al contrario, ho potuto constatare che gli sviluppatori hanno scelto di tornare alle origini del genere, creando uno stealth game nudo e crudo. Per darvi un termine di paragone, il feel suggeritomi dal gameplay mi ha ricordato più Blood Money, piuttosto che il più recente (e action) Absolution, nonostante prenda in prestito vari concept da entrambi i predecessori.

I comandi di gioco sono responsivi e intuitivi al punto giusto (sebbene non raggiungano i livelli di fluidità di un titolo action) , mentre il gunplay è estremamente basilare, in quanto l’unica funzione che svolge è solamente quella di essere uno tra i tanti metodi con i quali l’Agente 47 può eliminare il suo bersaglio tant’è che, durante il mio playthrough, non ho sparato nemmeno un colpo, prediligendo il più rischioso strangolamento, metodo che non lascia tracce e non rovina i vestiti, permettendo così al nostro alter ego di sfoggiare le doti da trasformista che lo hanno sempre caratterizzato.

Altro elemento cruciale è l’interattività con l’ambiente: avremo modo di creare dozzine di distrazioni per attirare guardie, bersagli e quant’altro nelle nostre trappole: utilizzando attrezzi che potremo trovare in loco (come cacciaviti, chiavi a pappagallo o addirittura sonniferi ed emetici), potremo creare situazioni favorevoli per aggirare la sorveglianza, umana e non, completamente indisturbati o, ancora meglio, plasmare una finestra di opportunità per incontrare il nostro bersaglio da solo.
Unite quanto ho appena enunciato alle micro-trame che vi nominavo poc’anzi (denominate dal gioco Story Mission) e avremo decine e decine di metodi (anche bizzarri) per eliminare il nostro obiettivo. Purtroppo, alle volte, sia le distrazioni che i travestimenti risultano un pochino irrealistici: è possibile infatti seguire per ore il proprio bersaglio invece di svolgere le supposte mansioni dell’abito che abbiamo preso in prestito (a patto di non farci riconoscere da persone che conoscono personalmente tutti coloro che vestono quegli abiti, segnalati con un piccolo puntino nella UI) e, a volte, le guardie tendono a seguire i suoni generati da oggetti lanciati con una punta eccessiva di zelo, perdendo completamente la visione periferica di ciò che avviene nel resto della stanza (ho battezzato scherzosamente questa condizione come Sindrome dei paraocchi).

Grande enfasi viene data anche al briefing pre-missione: potremo infatti portare con noi un equipaggiamento limitato nel primo tentativo di una nuova missione, in quanto l’area è pesantemente sorvegliata e portare oggetti con sé rende particolarmente vulnerabili a eventuali perquisizioni (sì, ci sono e sono ben implementate). Per ovviare a ciò, potremo chiedere alla ICA di piazzare per noi un pezzo di equipaggiamento in una casa sicura, che permetterà di avere a disposizione un oggetto aggiuntivo in un luogo facilmente raggiungibile.

Ultimo elemento degno di nota è il grado di difficoltà di Hitman 2: gli sviluppatori, piuttosto che rendere più semplici le meccaniche stealth, hanno implementato un eccellente set di strumenti di aiuto, assieme a tre valori di difficoltà, per rendere l’esperienza di gioco fruibile a giocatori diqualsiasi livello: dalle Missioni Storia, guidate attraverso dei marker sulla mappa di gioco, fino alla Modalità Instinto (già presente in Hitman: Absolution, che permette di visualizzare il bersaglio e i nemici ostili attraverso i colori rosso e giallo, anche attraverso i muri), tutte le feature di assistenza al gioco sono facilmente disattivabili.

Fermo immagine dell'Agente 47 con un costume da fenicottero rosa.
Insisto: 47 è un eccellente trasformista.

 

Comparto tecnico: buono quanto basta

Per quanto concerne la componente visiva, Hitman 2 si difende abbastanza bene, sebbene di certo non sia lo stato dell’arte a livello di presentazione grafica. Nonostante ciò, il motore di gioco riesce a renderizzare con facilità un gran numero di persone tra civili, personale armato ed eventuali tecnici presenti in mappa. Da notare che è possibile interagire con qualsiasi NPC, stordendoli, uccidendoli e rubandone eventualmente i vestiti: non sono dei dummy piazzati solo per abbellire lo scenario. Mi è capitato parecchie volte di picchiare un povero civile indifeso durante i miei primi approcci al gioco, sbagliando tasto sulla tastiera… ovviamente non si limiteranno a essere picchiati: se testimoni di un crimine, avvertiranno celermente le autorità e il vostro attuale travestimento sarà compromesso. Per quanto concerne l’ambiente, la storia si ripete: resa grafica discreta, funzionale e appropriata al titolo. Per quanto mi riguarda, la vastità delle mappe e la cura per i dettagli riesce a compensare l’assenza di un comparto tecnico all’ultimo grido.

L’ottimizzazione della versione PC (quella da noi testata) è eccellente: su un sistema relativamente vecchio (AMD FX 8350 @4.6 Ghz, Sapphire Nitro AMD Radeon 380X 4GB, 16 GB RAM DDR3 @1800Mhz) i tempi di caricamento non superano mai i 30 secondi e gli FPS si aggirano in media attorno ai 55 nelle aree più pesanti, rimanendo invece stabilmente sui 60 nelle aree con meno texture da renderizzare o in location più contenute, a dettagli alti (ho testato anche gli ultra, ma preferisco avere qualche FPS in più piuttosto che una texture leggermente superiore). Tearing assente anche col V-Sync disabilitato, e l’antialiasing fa il suo dovere egregiamente, senza appesantire di troppo le performance del gioco.

Per concludere questa carrellata di dati tecnici, voglio inoltre ringraziare personalmente IO Interactive per non aver integrato alcun tipo di motion blur nel gioco. Dal profondo del cuore, grazie. A morte il motion blur!

L'agente 47 si appresta nell'eliminare il suo bersaglio con un drone da combattimento automatizzato.
Il nostro bersaglio, assieme all’Agente 47, davanti alla bocca di fuoco di un drone da combattimento automatizzato. Pessima scelta, Robert Knox. Pessima scelta..

 

Conclusioni: Mercis Letifer

In definitiva, Hitman 2 risulta essere un titolo eccellente per gli amanti della saga dell’assassino calvo più celebre sulla faccia della terra, in particolar modo per chi, come me, ha evitato come la peste la release episodica e vuole recuperarla.

Le missioni sono tutte avvincenti e degne di essere rigiocate più e più volte, la difficoltà di gioco è perfettamente scalabile a seconda delle esigenze del giocatore e il gameplay è solido e funzionale allo scopo, sebbene abbia qualche magagna, che vi ho già esposto in precedenza. Coloro che hanno già giocato Hitman in release episodica si troveranno fra le mani un more of the same, ma di quelli fatti a regola d’arte: possono aspettarsi la stessa qualità delle missioni a cui sono abituati.

Se ciò non bastasse, il titolo pubblicato da Warner Bros. Interactive Entertainment offre svariate modalità alternative alle due campagne principali: la campagna aggiuntiva Patient Zero del primo Hitman; la Ghost Mode, una singolare modalità competitiva in cui lo scopo è eliminare i propri bersagli prima del giocatore avversario, visualizzabile come un fantasma; la modalità Sniper Assassin, la quale ripropone le meccaniche viste nello spin-off Hitman: Sniper Challenge e, dulcis in fundo, gli Elusive Target: una serie di bersagli disponibili per un lasso di tempo limitato che, se eliminati, forniranno all’Agente 47 un pezzo di equipaggiamento unico. C’è un solo problema: avrete una possibilità, una sola vita e un lasso di tempo limitato per colpire il vostro bersaglio.

Vi lascio col briefing dell’Elusive Target attualmente disponibile, che è… Mark Faba, A.K.A. l’attore Sean Bean, detto The Undying!

Perché sì:
Perché no:
  • Missioni curate nei minimi dettagli
  • Libertà di azione
  • Livello di difficoltà

 

  • Trama debole e ricca di cliché
  • IA degli NPC a tratti poco reattiva
  • Tecnicamente non eccelso

Infiltrate

Improvise

Terminate

RickyAll - Biografia

Al secolo Riccardo Allegretti (no, il mio nickname non significa Riccardo Tutto e sì, sono una persona molto fantasiosa). Videogiocatore quasi a 360 gradi, recensore a 720, persona a 1080p. Come avrete notato, ho molti talenti, ma non la simpatia. RPG Master Race!