Dragon Quest II, uscito originariamente nel 1987 in Giappone su Famicom, fino a poco tempo fa non veniva di certo annoverato tra le migliori iterazioni della saga. Nonostante espandesse in maniera consistente molti elementi presentati nel primo storico capitolo, introducendo per la prima volta in assoluto nella serie un party di tre personaggi con un minimo di backstory personale e dando al giocatore la possibilità di esplorare in lungo e in largo il mondo con l’ausilio di una nave, il titolo era minato da un numero eccessivo di scontri casuali e per proseguire nell’avventura era necessaria una dose non indifferente di grinding tedioso.
Fin dall’annuncio della collection dei remake HD-2D di Dragon Quest I e II molti fan erano curiosi di scoprire come Square Enix sarebbe riuscita a rendere appetibile ad un pubblico moderno soprattutto quest’ultimo e, finalmente, dopo un’intensa quarantina di ore di gioco abbiamo la nostra risposta.
Il primo DQ in versione 2D-HD (come vi abbiamo detto nella nostra recensione che potete leggere qui) si è rivelato essere molto convincente rendendo intrigante e coinvolgente un gioco di quarant’anni or sono. La magia sarà riuscita anche con Dragon Quest II?
Scopritelo nelle prossime righe.
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Una trama rivista dalle fondamenta e ampliata in maniera gargantuesca
La trama di Dragon Quest II si apre con l’attacco al castello di Moonbroke da parte un’orda di demoni inferociti, comandati dal malvagio Hargon. Il regno è la terra natia della principessa Priscilla, una dei tre eredi del grande eroe Erdrick, colui che circa cent’anni addietro sconfisse con le sue sole forze il temibile Dragonlord che voleva conquistare le terre di Alefgard facendole sprofondare nell’oscurità più totale.
Pochi giorni dopo, la notizia della distruzione totale di Moonbroke giunge alle orecchie degli abitanti della rocca di Midenhall, luogo in cui risiede un altro dei principi discendenti dal prode guerriero del passato, che sarà il protagonista, come da tradizione silenzioso, di cui ci si troverà a vestire i panni. Egli, deciso a scoprire cosa sia realmente accaduto alla cugina Priscilla si metterà in cammino insieme a Caradoc, terzo e ultimo erede di Erdrick e figlio del sovrano di Cannock, dando inizio ad un viaggio che lo porterà a scontrarsi contro le forze del male in compagnia dei suoi amati parenti, anch’essi come lui prescelti dal destino per salvare ancora una volta il mondo.
Già da questo incipit appare evidente che la trama di Dragon Quest II sia molto più articolata rispetto a quella del suo predecessore, presentando più personaggi e un intreccio più complesso, per quanto al tempo, come per il primo capitolo, fungesse più da cornice che da elemento fondante dell’esperienza. I comprimari dell’eroe, nella fattispecie il principe di Cannock e la principessa di Moonbroke, erano principalmente degli utili alleati in battaglia e non delle figure profondamente caratterizzate.
Fortunatamente però nel remake, il materiale di base è stato ripreso e ampliato con tanto amore e passione in maniera magistrale, rendendo Dragon Quest II di fatto un gioco totalmente nuovo sotto il profilo narrativo senza però snaturarne in nessun modo l’essenza di base.
Ora i protagonisti principali – ad eccezione dell’eroe eternamente silente che si comanda – hanno un numero gargantuesco di nuove battute, atte a sviscerarli psicologicamente e a renderli credibili, ma soprattutto tramite esse riescono finalmente ad esprimere delle reali emozioni e a non essere più, quindi, delle semplici pedine da schierare durante gli scontri. Non sarà per nulla difficile empatizzare con loro, nonostante siano composti da una manciata di pixel, e la qualità della scrittura, in certi frangenti, arriva addirittura a raggiungere senza tanti fronzoli capitoli blasonati come Dragon Quest VIII o Dragon Quest IV, creando un intreccio narrativo di livello eccellente, se si considera quanto fosse poco approfondito il materiale di partenza.
A rendere il tutto ancora più succoso è l’aggiunta del personaggio di Matilda, principessa di Cannock e peperina inarrestabile, che nell’originale si limitava al ruolo di comparsa e che qui diventa di prepotenza un membro del cast principale, portando il numero di personaggi comandabili durante le lotte ad un totale di quattro rispetto ai tre di una volta. Il suo contributo però non si limiterà al lancio di magie o alle sue abilità di combattente; i suoi interventi durante il viaggio e la sua personalità dirompente la renderanno una figura carismatica, in grado di rivaleggiare tranquillamente con personaggi storici della serie quali Bianca (DQV), Jessica (DQVIII) e Veronica (DQXI).
Di interesse sono anche gli ottimi archi narrativi creati ex-novo che vi condurranno in zone mai visitate nelle precedenti versioni di Dragon Quest II (le sirene vi dicono nulla?) e che renderanno frizzante e carica di novità l’esperienza anche per coloro che le hanno giocate e sviscerate a fondo.
Dal punto di vista del racconto, questo remake di Dragon Quest II brilla di una luce sgargiante, ed è, sotto questo profilo, senza ombra di dubbio il miglior rifacimento della trilogia HD-2D e vale da solo il prezzo dell’intero biglietto, superando di gran lunga il già buonissimo lavoro di rivisitazione di Dragon Quest I compreso nella stessa collection. Va anche aggiunto che la trama è stata anche risistemata per meglio inserirsi sia con DQI, sia con DQIII creando un quadro narrativo generale che funziona alla perfezione e crea una lore di fondo coerente e ben congegnata. Insomma, una goduria fatta e finita.
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Turni, colori sgargianti e Sugiyama nel suo periodo d’oro
Il gameplay di Dragon Quest II HD-2D Remake poco si discosta da quello degli altri titoli della serie sviluppati con lo stesso stile grafico. I combattimenti sono rigorosamente a turni e i personaggi, a differenza di Dragon Quest III, hanno delle classi/vocazioni fisse per tutta la durata dell’avventura, rendendo fortunatamente meno “fastidioso” il livellamento del party, che resta però pur sempre obbligatorio se non si vuole giocare a difficoltà più elevate. Ritornano anche in questo caso, alcuni boss un po’ troppo sbilanciati rispetto ai nemici che è possibile incontrare nella stessa area e che in certi momenti porteranno ad una discreta frustrazione se non si sarà sufficientemente pronti per affrontarli.
Per quanto riguarda invece l’esplorazione, il mondo di gioco è enorme e ricco di città e dungeon da visitare e come da recente tradizione sarà possibile attivare a piacimento dei segnalini che indicheranno i luoghi in cui bisognerà recarsi per procedere con la trama principale. Soprendente è la durata della campagna, che si attesta sulle circa 40 ore, da sommare alle altre 20 di Dragon Quest I, se si vuole ottenere la longevità completa della collection.
Anche visivamente Dragon Quest II è un gioiellino caratterizzato dai colori vivi tipici della serie e gli assets sono gli stessi identici visti in DQI e DQIII HD-2D, utili a dare uniformità e continuità al progetto di riproposizione della trilogia (anche se forse sarebbe meglio dire quadrilogia…!) di Erdrick.
Menzione d’onore però va alla colonna sonora orchestrale, composta da un Koichi Sugiyama nel suo periodo d’oro ed eseguita come da tradizione dalla Tokyo Metropolitan Orchestra. Dragon Quest II comprende alcuni pezzi memorabili come “Traveling With Friends”, una delle migliori world map theme di sempre per quanto è in grado di infondere il senso di una grande avventura in atto e “Love Song Sagashite”, quest’ultima talmente amata che nel 1987 la cantante Jpop Anna Makino ne ha realizzata una sua versione cantata.
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Un Dragon Quest da non perdere
Dragon Quest II è il pezzo forte della collection. La trama rivista e ampliata, i personaggi ottimamente caratterizzati e una storia un tempo abbozzata riproposta ora come un’epica epopea degna di rivaleggiare con i migliori esponenti della saga rendono obbligato l’acquisto per i fan sfegatati della serie e non solo. Ovviamente dal punto del gameplay, anche questa iterazione rimane ancorata a degli stilemi molto classici che potrebbero annoiare i giocatori più smaliziati, che hanno voglia di ritmi più frenetici e che si annoiano a combattere a turni. Per il resto, DQII-HD 2D Remake rimane a mani bassi uno dei migliori rifacimenti concernenti la serie diretta dal mai troppo lodato Yuji Horii, in grado di ridare lustro e rendere grande un titolo che poteva benissimo essere dimenticato nella pletora sconfinata di JRPG che ormai popolano il mondo videoludico.
Se amate i classici, ma soprattutto se volete gustarvi un’esperienza che si potrebbe paragonare ad un bottiglia di un ottimo vino stagionato, non pensateci due volte e godetevi Dragon Quest II dall’inizio alla fine.
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