Pubblicato il 03/07/19 da Kevin Ferrari

Dark Devotion

Quando le forze del male non sono le tue uniche nemiche.
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Siamo qui riuniti, alla presenza di un souls-like…

Dal “boom” di Dark Souls nel 2013 con l’edizione Prepare to Die, nel corso degli anni si sono susseguiti giochi su giochi ispirati al famoso titolo di From Software – denominati souls-like – alcuni molto validi, altri più sottotono. Dark Devotion rientra in quest’ultima categoria: un gioco che prende paro paro le meccaniche souls-like riproponendole senza un minimo di originalità, ma in un contesto interessante accompagnato da una moltitudine di sfide divertenti. Sarà riuscito, Il piccolo team di Hibernian Workshop, a creare un titolo che può rivaleggiare il colosso al quale si ispira?

Preghiamo insieme fratelli e sorelle!

Attraverso una grafica 2D in pixel art con stile gothic-horror, il giocatore guiderà una templare che dovrà avventurarsi nelle profondità di un pericoloso dungeon per scoprire l’oscuro segreto che si cela dietro al sacro Tempio. Dopo una breve presentazione sul contesto storico di Dark Devotion, tutta la lore e le informazioni sul mondo, sul dungeon e tutto ciò che li riguarda, saranno “nascoste “ e sarà compito del giocatore – sempre se lo vorrà – scoprire di più sulla storia. La narrativa silente è un must per i souls-like, ma, fortunatamente, se il giocatore vuole impegnarsi ad ascoltare tutti i dialoghi e cercare tutti i documenti non verrà certamente deluso,  perché la narrazione è chiara e diretta.

Un dialogo con un NPC.

Brandite le armi, o voi fedeli a nostro Signore!

In questo dungeon semi-procedurale – dopo spiegheremo meglio questo concetto – sarà la fede, l’abilità e la fortuna a determinare la sopravvivenza. Come in qualsiasi souls-like, il gameplay di Dark Devotion si basa sull’attacco – corpo a corpo, a distanza e magia – la schivata e la difesa, determinati da una quantità limitata di  stamina. Questi attributi non dipenderanno dal nostro livello, perché non esiste in questo gioco, ma dall’equipaggiamento che troveremo a ogni nostra sessione: a ogni morte i nemici, i loro drop e gli oggetti – esclusi quelli speciali – cambieranno di posizione, offrendoci così un fattore randomico che però non influenzerà negativamente in modo eccessivo sulla nostra avventura, anzi, la renderà più divertente. Un’altra peculiarità di Dark Devotion, che lo diversifica dai giochi di From Software, è il la semi-proceduralità del dungeon: ogni qualvolta che la templare ritornerà dalla morte perderà tutto il suo inventario. Il giocatore dovrà ricordarsi chi droppava cosa e dove trovare gli oggetti unici se vorrà recuperarli, ma è più facile a dirsi che a farsi. Inoltre il fabbro, colui che ci fornisce l’equipaggiamento, potrà offrirci determinate armi che non saranno esattamente ottimali, anzi, sono proprio deboli, ma con l’avanzare dell’avventura anche lui si aggiornerà e man mano ci offrirà oggetti migliori, e armi basate sui boss sconfitti.

Questi sono tutti ostacoli con cui ci confronteremo appena avviato, per la prima volta, Dark Devotion. Il giocatore è catapultato in una situazione sconosciuta e incomprensibile. Non ci sono spiegazioni chiare sul cosa fare e questo crea una gran confusione. La nostra prima ora di gioco è stata capire come funzionasse il gioco, però una volta assorbiti i meccanismi, almeno quelli essenziali, e compreso il da farsi, il gioco è tutto da godere.

L’HUD è composto dalla salute, rappresentata da sfere rosse e scudi, la stamina, la fede e l’inventario. La fede è l’unico elemento nuovo in Dark Devotion rispetto agli altri souls-like: sarà utilizzabile per accedere a zone segrete, aprire bauli, attivare meccanismi e ottenere power-up. La fede si ottiene sconfiggendo i nemici e, man mano che si prosegue nel gioco, con i dovuti oggetti, la fede massima disponibile aumenterà, permettendo di accedere a posti nuovi e oggetti unici inizialmente non disponibili.

Una delle prime stanze del Dungeon dove le trappole non mancano!

I nemici sono tanti, diversi e difficili da battere. Come da prassi in qualsiasi gioco di questo genere, il giocatore sarà obbligato a imparare i move-set di qualsiasi nemico, il che non sarà un problema per chi ama i souls-like. Ogni nemico, dal primo all’ultimo, è unico rispetto agli altri e il giocatore si dovrà confrontare con molteplici minacce ognuna più temibile dall’altra. Se in una stanza si trovano 3 nemici dello stesso tipo sono facilmente gestibili, ma la situazione cambia se in una stanza ci sono 3 nemici diversi. Si potrebbe pensare a un’eccessiva difficoltà del titolo, ma non è così: sarà compito del giocatore sfruttare le proprie abilità e la mappa a proprio favore, il che mette in risalto il level design di Dark Devotion. Non è decisamente uno dei migliori mai creati nella storia dei videogiochi, ma neanche il peggiore. Ci sono molte cose che fanno storcere il naso – come l’impossibilità di tornare indietro nelle stanze – ma è scorrevole e offre spesso vantaggi per il giocatore.

Per concludere la sezione parliamo dell’elemento più importante in qualsiasi souls-like, direi addirittura fondamentale: i boss.
I boss in Dark Devotion sono belli e coinvolgenti. Ognuno di loro è differente e tutti hanno più fasi che, e in alcuni casi possono anche stravolgere totalmente la battaglia. La difficoltà va crescendo col proseguire dell’avventura e nelle fasi finali i boss diventano veramente difficili. Non sono pochissimi, ma neanche tanti; avremmo apprezzato più boss, ma sono ben compensati dalle stanze di intermezzo.
Una peculiarità di questo gioco, che abbiamo già menzionato prima, è la possibilità di usare le armi dei boss una volta sconfitti. Tante diventano meno utili col tempo, ma, durante le prime fasi di gioco, aiutano moltissimo.

Uno dei primi boss che sarà indimenticabile nella vostra esperienza di gioco.

La grafica non è degna della tua fede!

La più grande pecca di Dark Devotion è la grafica. Non tanto la scelta di utilizzare elementi in pixel art, quanto la loro qualità: gli sprite sono incomprensibili e troppo approssimativi. Si salvano i boss e i personaggi nell’hub, ma gli altri, compresa la protagonista, sono troppo approssimativi. Vedendo alcuni nemici per la prima volta ci siamo chiesti “Ma cosa sta facendo?” e “Ma cos’è?”. Queste domande non derivano da una nostra  scarsa attenzione al gioco, ma dal fatto che a schermo si distingue veramente poco. Un gran peccato, perché i disegni dei background sono ben realizzati e originali.

Il comparto sonoro, in compenso, è di tutt’altro livello: le musiche sono belle, incalzanti e molto emotive, soprattutto quelle dei boss; gli effetti sonori sono ben curati e di alta qualità. Manca il doppiaggio, solo test per la maggior parte del gioco, il che non è un problema… se non fosse che nella localizzazione manca l’italiano. Il nostro lato italico emerge con molta prepotenza quando vediamo che il gioco è stato localizzato in quasi tutte le lingue europee e asiatiche, ma non l’italiano e questo è un male.
[ la presenza delle lingue asiatiche non è così anomala, è stata probabilmente richiesta/gestita da Maple Whispering, il publisher che ha distribuito il gioco nell’est, n.d.Editor ]

Un altro punto forte del gioco è la sua stabilità e ottimizzazione: il gioco pesa a malapena 1GB e non abbiamo riscontrato alcun calo di framerate, freeze e neanche un singolo crash. Durante la nostra esperienza non abbiamo avuto problemi e non possiamo negare che ne siamo rimasti sorpresi.

Il personaggio poco sviluppato graficamente stona su un background così ben disegnato

In conclusione, Amen.

Dark Devotion è un ottimo souls like che non propone nessuna feature innovativa al genere, ma offre sostanziali quantità di divertimento se si riesce a chiudere un occhio su un paio di cose, in primis la scarsa realizzazione degli sprite e la mancanza dell’italiano. Se siete in astinenza di titoli From Software e cercate quella voglia di morire tante volte, sicuramente il prodotto di Hibernian Workshop fa per voi. Per adesso è solo disponibile su Steam (versioni PlayStation 4 e Switch a venire in data non definita) a 19.99€, il che è un ottimo prezzo considerando le potenziali di ore che può occupare, all’incirca 10 solo per la prima run.

Perché sì:
Perché no:
  • Ottimo gameplay
  • Boss fight belli da giocare
  • Soundtrack degna di nota
  • Comparto tecnico ben sviluppato

 

  • Nessun aggiunta o elemento originale al genere souls-like
  • Sprite poco definiti
  • Mancanza di localizzazione in italiano

Rapporto Divertimento-Morte

Level Design

Original Soundtracks

Narrativa

Kevin Ferrari - Biografia

Kevin Ferrari
Cresciuto con la mitica PlayStation 1, la mia passione dei videogiochi è cresciuta esponenzialmente nel tempo fino al punto di volerla condividere. Se volete rendermi felice leggete un mio articolo e criticatelo.