Pubblicato il 28/12/20 da Ciro Muso Acanfora

Call of the Sea

Una donna, un'isola, un grande mistero e un marito da salvare.
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Cosa succede quando una giovane donna, nella prima metà del ‘900, riceve una lettera che le chiede di andare a salvare suo marito, disperso in un’isola tropicale considerata maledetta?

Semplice, che la donzella si fa coraggio e per amore solca mari e oceani pur di ritrovare il suo amato! Call of the Sea è il titolo di debutto di un Out of the Blue, un team spagnolo che ci propone un’avventura in prima persona dai colori accesi e dai puzzle particolari ed enigmatici.

Una storia già vista, ma sotto una luce diversa

L’incipit viene propinato molto rapidamente, forse anche troppo. Nei primi dieci minuti di gioco Norah, la protagonista, ci racconta la sua storia: dopo la morte della madre, che le ha lasciato in eredità un particolare carillon, la giovane donna ha iniziato a soffrire di una malattia sconosciuta e a quanto pare incurabile, che le procura delle strane macchie sulle mani. Suo marito, Harry, decide quindi di metter su una spedizione per raggiungere una misteriosa isola considerata maledetta, convinto di poter trovare una soluzione per salvare sua moglie.

Non tutto va come previsto però, dato che Norah riceve una misteriosa lettera (accompagnata da una foto, una chiave e uno strano pugnale) in cui le viene chiesto di correre in soccorso di suo marito, sperduto insieme ai suoi compagni all’interno della suddetta isola.

Una donna, un’isola, un grande mistero e un marito da salvare.

La trama di base è semplice ma accattivante, solo avrei personalmente preferito sentire Norah raccontare queste storie con il proseguire del gioco anziché avere un’ondata di informazioni che, per forza di cose, sono un po’ complesse da digerire tutte in una volta.

Alta qualità, alta pressione sulla GPU

La grafica di Call of the Sea si presenta da subito alla grande. I colori saturi e accesi catturano l’attenzione immediatamente e aiutano a immergersi completamente nell’atmosfera tropicale dell’isola. Anche in fasi avanzate del gioco, quando il paesaggio cambierà numerose volte, il lato artistico non ne risentirà e continuerà a circondarci con strutture e ambientazioni bellissime.

Per quanto le ambientazioni siano rese alla perfezione, però, si potranno riscontrare delle problematiche a livello tecnico che faranno storcere il naso. Il carico sulla GPU sarà decisamente ESAGERATO: come potrete vedere dall’immagine sottostante, a meno che non vengano presi degli accorgimenti in fase di modifica delle opzioni video, Call of the Sea spremerà senza ritegno persino una RTX 2080 (scheda video usata in fase di recensione) e sarà quindi necessario utilizzare il V-Sync. Non sono tuttavia presenti opzioni diverse, per quanto riguarda lo stesso V-Sync, quindi anche se avrete un monitor che supporta framerate superiori sarete costretti a giocare il gioco a 60 fps (decisamente solidi, su una buona macchina).

GPU al 99% e CPU al 31%. Le sentite le ventole che gridano pietà, vero?

Altri bug riscontrati giocando su PC tramite Game Pass sono un evidente tremolio della camera quando si interagisce con alcuni oggetti, come anche un particolare glitch grafico che impedisce la visualizzazione dei video che ogni giocatore dovrebbe poter vedere successivamente al reperimento di certe specifiche lettere durante l’esperienza di gioco, rimpiazzandoli tutti con una “macchia” bianca.

A sinistra un walkthrough presente su YouTube, a destra il gioco mentre veniva giocato dal recensore. Spoiler-free, ovviamente.

Sul reparto sonoro invece c’è poco da dire, gli effetti audio quando si interagisce con gli oggetti sono buoni e rendono bene l’idea, mentre le musiche utilizzate sono piuttosto scarse in termini di quantità, probabilmente per dare spazio all’atmosfera del gioco. Una scelta sensata e che non dispiacerà ai più.

Walking Sim o Puzzle Game?

Call of the Sea è suddiviso in momenti di calma, in cui il giocatore potrà esplorare con cura l’area appena scoperta e ottenere indizi o informazioni di vario tipo (anche accessorie alla trama principale, magari approfondimenti sui personaggi o sull’evoluzione del loro comportamento con il proseguire dell’avventura) e momenti in cui il giocatore dovrà affrontare dei puzzle che metteranno spesso a dura prova le capacità dei giocatori.

Per capire come risolvere questi puzzle sarà necessario e imperativo esplorare con cura e analizzare ogni singolo oggetto che ci capiterà sott’occhio, ma avremo anche la possibilità di dare un’occhiata in giro con calma per ottenere tutte le informazioni che ci interessano per dedicarsi solo alla fine ai rompicapo, il gioco lascia quindi la libertà di approcciarsi come meglio si preferisce.

Durante il terzo capitolo l’esplorazione approfondita sarà fondamentale per raggiungere l’obiettivo.

Unica pecca, purtroppo, è la quantità forse esagerata di informazioni non necessarie alla conclusione dei puzzle: specialmente all’inizio potrebbe capitare di trovare un numero davvero elevato di elementi secondari, che rischiano di oscurare gli indizi davvero utili alla risoluzione degli enigmi. Sarebbe stato apprezzabile un duplice puntatore, che indicasse in un modo gli oggetti più importanti e in un altro modo gli oggetti secondari.

Un inizio non fenomenale, ma una conclusione degna di nota

Sarò sincero. La prima oretta di Call of the Sea non mi ha entusiasmato per niente, fra vari bug più o meno fastidiosi, problemi nel capire perché un computer piuttosto performante non riuscisse a far girare bene il gioco e puzzle non troppo entusiasmanti.

Una volta superati i primi due capitoli, però, ho iniziato seriamente ad appassionarmi e a divertirmi nel procedere con la trama e con gli enigmi. Sarà stata la diminuzione di oggetti da studiare o forse semplicemente una forma mentis più adeguata ai rompicapo del titolo, mi sono ritrovato a godermi a fondo sia le ambientazioni, che i risvolti della trama, che l’enorme soddisfazione di concludere i puzzle con le mie sole forze.

Tutto sommato, sono convinto che valga la pena stringere i denti un’oretta per poi arrivare e gustare la parte più entusiasmante di un gioco che avrebbe potuto dare di più, specialmente sotto il punto di vista tecnico, ma che rimane comunque un buon prodotto e degno di essere giocato.

  • Puzzle entusiasmanti
  • Un finale ben pensato e ben esposto
  • Ambientazioni meravigliose.

 

  • Diversi bug, alcuni anche invalidanti
  • L'inizio non è dei più accattivanti.

Muso - Biografia

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