Pubblicato il 26/06/19 da Riccardo Trillocco

Blood & Truth

A Londra piove sempre... piombo
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Introduzione – I pionieri di casa Sony

Scorrendo il portfolio di SIE London Studio un lettore distratto potrebbe pensare che la software house londinese sia una “cenerentola” tra gli studi first-party del colosso giapponese: la maggioranza dei loro giochi porta il nome SingStar, titolo che un giocatore navigato non può che associare a un casual game: sì divertente ma privo di qualsivoglia profondità. Allargando un po’ lo sguardo sulla lista dei giochi sviluppati però il lettore attento potrebbe cogliere un denominatore comune: EyeToy Play (2003), SingStar (2004), PlayStation Home (2008), EyePet (2009), SingStar Guitar, SingStar Dance (2010), Wonderbook (2012), PlayStation VR Worlds (2016).
Cosa accomuna i giochi in questo elenco? Esatto, il lancio di una nuova periferica: quando Sony ha introdotto un nuovo strumento nell’universo PlayStation si è sempre affidata a SIE London Studio. Che fosse la videocamera in EyeToy, il microfono in SingStar, un life simulator alla stregua di Second Life in Home, i PlayStation Move in EyePet, la realtà aumentata in Wonderbook o quella virtuale in PS VR Worlds, quando doveva percorrere nuove strade il colosso giapponese si rivolgeva sempre allo studio di Londra, segno di stima e fiducia incondizionate.

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Amico, non ti vedo proprio in forma. Per fortuna c’è qua il tuo Ryan, dammi giusto il tempo di scattare una foto.

Blood & Truth da questo punto di vista rappresenta una sorta di promozione sul campo, visto che nasce dalle fondamenta gettate con The London Heist, uno dei cinque minigiochi presenti in PS VR Worlds, un adrenalinico shooter ambientato nel sottobosco della malavita londinese, che attingeva a piene mani dall’immaginario di piccoli criminali dall’accento cockney reso celebre dai film di Guy Ritchie. Dopo aver incassato gli elogi di critica e pubblico, con Blood & Truth SIE London Studio alza decisamente il tiro, allargando le fonti d’ispirazione a tutto il cinema action. Saranno riusciti nella loro Mission Impossible?

Trama – Da un grande lutto derivano grandi uccisioni

La missione introduttiva di Blood & Truth, che funge anche da tutorial, vede Ryan Marks, un veterano dei SAS (Special Air Service, corpo speciale dell’Esercito Britannico nel quale ha prestato servizio il celebre conduttore televisivo Bear Grylls), nel bel mezzo di una missione di salvataggio in Medio Oriente. Dopo aver liberato un commilitone dalle grinfie delle forze nemiche ed essere scampato a un rocambolesco inseguimento, Marks riceve una telefonata urgente dai suoi superiori: suo padre è venuto improvvisamente a mancare, può fare i bagagli e rientrare a Londra per partecipare alle esequie.
Accolto al suo arrivo dal fratello Nick, che nonostante il lutto non sembra aver perso la voglia di scherzare, i due si recano verso gli uffici dell’azienda di famiglia, nei quali si terrà la cerimonia.

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Nick, il solito simpaticone!

Neanche il tempo di salutare sua madre e sua sorella Michelle che la triste riunione viene interrotta dai fratelli Sharp, capi della malavita locale che, ad armi spianate, gli intimano di cedere tutte le loro attività. Scopriamo così che anche i Marks rivestono un ruolo di spicco nella criminalità londinese e che, dopo il vuoto di potere creatosi con la morte del patriarca, le altre famiglie sono pronte a scatenare una guerra per prendere il loro posto. Naturalmente i Marks non staranno a guardare e reagiranno riempiendondo le strade di Londra di cadaveri e kg di piombo, in una vicenda che, da una semplice storia di vendetta, si allargherà fino a coinvolgere i Servizi Segreti e una misteriosa organizzazione che, attraverso tentacoli apparentemente invisibili, tira le fila dell’alta società londinese.
Al netto di qualche lungaggine di troppo, specialmente nei dialoghi con Carson, un agente segreto che recluta il protagonista tra le file dei “buoni”, il comparto narrativo di Blood & Truth risulta avvincente e ricco di colpi di scena, cosa assolutamente non scontata in uno sparatutto, grazie a un casting eccellente, con attori di prima fascia come Felix Scott (Inception, The Crown), Colin Salmon (Master of None, Macchine Mortali), Natasha Little (Black Mirror, L’ispettore Barnaby), Amy Bailey (Vikings, Alice in Wonderland) e altri ottimi comprimari. Uno sforzo produttivo ingente, che ha dato i suoi frutti.

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Carson, interpretato da Colin Salmon. Bravissima persona, per carità, ma non propriamente l’anima della festa.

Naturalmente per godere appieno delle performance recitative dovrete impostare il doppiaggio inglese; quello italiano è sufficiente, ma non regge il paragone con l’originale.

Gameplay – Spettacolare, pirotecnico e longevo

Blood & Truth è un incrocio tra un FPS classico e uno shooter su rotaie, questo a causa del sistema di movimento adottato da London Studio. Giocabile sia con i PlayStation Move che con il DualShock 4, per spostarsi da un punto all’altro del livello è necessario inquadrare dei punti (evidenziati da un alone bianco) che, previa pressione di un tasto, il protagonista raggiungerà camminando. È un buon compromesso tra il movimento libero e il teletrasporto, che scongiura la motion sickness senza pregiudicare l’immersività. Certo, camminare a un’andatura rilassata mentre intorno sibilano decine di pallottole può sembrare anacronistico, ma è il prezzo da pagare per far sì che ogni tipologia di giocatore possa beneficiare del divertimento offerto da Blood & Truth, senza accusare nausea.
Movimento a parte, la spettacolarità è il pezzo forte della produzione: come affermato in varie interviste dagli sviluppatori, nel corso del vostro playthrough affronterete una miriade di situazioni adrenaliniche. Grattacieli che crollano mentre siete appesi a una gru, sparatorie in un casinò, trombe di ascensori in fiamme, inseguimenti in macchina, aerei presi mentre stanno per decollare, se l’avete visto in un film d’azione, state certi che in Blood & Truth c’è.

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Lo vedete quel container là sotto? Preparatevi ad afferrarlo, o farete una brutta fine.

La spettacolarità è accentuata da un uso sapiente della slow motion, che scatterà in automatico nelle scene più esplosive, mentre un bullet time con un cooldown piuttosto generoso sarà attivabile in qualsiasi momento. Non solo, gli sviluppatori hanno inserito moltissimi tocchi di classe, come il poter roteare le armi e addirittura caricarle al volo, fare dei gesti (osceni) con le mani e molto altro. Immaginate di uccidere un nemico centrandolo in fronte dopo aver caricato al volo la pistola e averla fatta roteare, mentre con l’altra mano gli mostrate il dito medio, e subito dopo sparare a un barile esplosivo che fa crollare la facciata di un palazzo. In Blood & Truth tutto questo è possibile, ed estremamente galvanizzante, grazie alla fisicità che solo la realtà virtuale sa infondere in un videogioco.
Ad esempio, per estrarre le armi leggere dovrete prenderle dalle fondine lungo i fianchi, quelle pesanti da dietro le spalle, mentre per caricarle dovrete afferrare le munizioni poste in un cinturone all’altezza del petto e inserirle manualmente, tutto questo magari mentre siete rannicchiati sotto a un tavolo crivellato dai proiettili, elettrizzante!

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Michelle, ho deciso, oggi prendo l’aereo al volo!

Ma non si vive di sole sparatorie: per variare il ritmo London Studio ha inserito dei semplici enigmi ambientali: vi capiterà di dover scassinare serrature, cambiare dei fusibili, tagliare circuiti con delle tronchesine, seguire un personaggio attraverso le telecamere di sicurezza, oltre che una buona dose di arrampicate e di incursioni in angusti cunicoli, tutto realizzato molto bene. Per usufruire al meglio di tutto questo ben di dio vi consiglio di fornirvi di due PlayStation Move, perché giocando con il classico DualShock viene meno l’indipendenza degli arti, ovvero non potrete ad esempio sparare da appesi o mirare due bersagli contemporaneamente.
Inoltre ho apprezzato molto una missione ambientata in una galleria di arte moderna, nella quale potrete divertirvi a “giocare” con le installazioni, una simpatica variazione sul tema, che ricorda al giocatore la natura giocosa del progetto; tra una raffica di mitra e un elicottero tirato a suon di granate, una visita al museo è una boccata d’aria fresca.

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Jackson Pollock fatti da parte, è arrivato il tuo successore.

Ottima anche la longevità: la durata della campagna principale si attesta sulle 8-10 ore, a seconda della vostro grado di John Wickosità. Il livello di difficoltà è ben calibrato, anche se forse il protagonista può assorbire un po’ troppi colpi prima di lasciarci le penne. Inoltre le missioni prevedono un sistema di punteggio, prendere cinque stelle in ognuna di esse non sarà certo una passeggiata. Ma l’offerta non finisce qui: oltre ai collezionabili, divertenti da scovare perché collocati nei posti più impensabili, gli sviluppatori hanno inserito anche una divertente modalità time attack, oltre ad aver pianificato un piano di contenuti gratuiti che includerà classifiche, New Game +, modalità difficile e sfide aggiuntive.
Blood & Truth, insieme ad altri giochi maiuscoli come Resident Evil 7, Skyrim VR, Borderlands 2 VR e presto anche No Man’s Sky, è la risposta migliore ai molti che ancora affermano che la realtà virtuale è adatta solo a esperienze mordi e fuggi. Hasta la vista, baby

Comparto tecnico – Esplosivamente sbalorditivo

Per quanto PlayStation VR sia una periferica con ovvi limiti tecnici, in particolar modo se confrontrata con visori decisamente più potenti quali HTC Vive Pro e Oculus Rift S, nelle produzioni first party Sony riesce sempre a tirarne fuori qualcosa in più. L’avevamo già visto con Astro Bot Rescue Mission e la storia si è ripetuta con Blood & Truth, d’altronde sia London Studio che ASOBI! Team hanno contribuito alla softeca di lancio del visore, rispettivamente con il succitato PlayStation VR Worlds e con The Playroom VR, quindi è logico che siano i due team in grado di spremerlo maggiormente.

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Muoviti con quella parabola, inizia il posticipo!

Il risultato finale è inattaccabile: texture, illuminazione, effetti particellari, modelli poligonali, tutto contribuisce a una sensazione di solidità, ma il vero fiore all’occhiello di Blood & Truth sono le animazioni. Le sessioni di performance capture e il talento e la professionalità degli attori scelti hanno dato grandissimi frutti, con animazioni facciali allo stato dell’arte e un gunplay appagante come non mai, grazie appunto alla miriade di movimenti diversi registrati dallo studio londinese.
Sparare alle rotule di uno sgherro interamente protetto da uno scudo antisommossa, vederlo piegarsi in avanti dolorante, con fiotti di sangue che sgorgano dal punto esatto nel quale è stato colpito, è una delle sensazioni più appaganti che abbia mai provato in uno sparatutto. Anche la armi, personalizzabili sia esteticamente che con modifiche che ne migliorano l’efficienza, sono belle da vedere e trasmettono il feeling giusto una volta impugnate.
Ottimo il comparto sonoro, sia nell’effettistica che nelle tracce che l’accompagnano, composte da artisti del calibro di Zdot, JME, Eyez, Kamakaze e Ocean Wisdom, a ulteriore dimostrazione del considerevole budget investito dal colosso giapponese nel progetto.

Conclusioni – Un’altra killer application per il visore Sony

Blood & Truth è il sogno bagnato di chi, come me, si esaltava con le sparatorie di Die Hard Trilogy su PS1, di chi in sala giochi sperperava paghette nei cabinati di Time Crisis, Virtua Cop e Lethal Enforcers, di ogni amante degli action movie e degli shooter in genere.

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La famiglia Marks pianifica la prossima strage.

L’adrenalina e l’esaltazione che lo sparatutto London Studio mi ha regalato in questa generazione le avevo provate solo con il Doom del 2016, per quanto siano profondamente diversi, quasi opposti, le sensazioni sono le stesse e chiunque abbia giocato il capolavoro id Software avrà capito subito cosa intendo.  Se possedete PlayStation VR non dovreste avere dubbi, se invece siete ancora indecisi sulle potenzialità della realtà virtuale, forse è giunta l’ora di fare il grande passo.

Perché sì:
Perché no:
  • Il miglior shooter per PS VR
  • Tecnicamente impressionante
  • Piacevolmente fisico
  • Arsenale vario e appagante
  • Molto longevo
  • Trama meno scontata del previsto
  • Intermezzi non sparacchini piacevoli
  • Vi sentirete un action hero
  • Distruttibilità degli ambienti
  • Buona localizzazione

 

  • Un pelino troppo facile

 

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trillo81 - Biografia

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È passato da Basketball per Atari 2600 al 4k HDR in soli 37 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.