Pubblicato il 24/06/19 da Kevin Ferrari

Out of the Hat

Cosa succede se Alice nel paese delle meraviglie incontra Tim Burton?

Nell’ultimo periodo abbiamo visto molti videogiochi italiani, soprattutto con lo Svilupparty 2019, e Out of the Hat dei Not a Number si distingue dagli altri per il suo fiabesco design. Con uno stile alla Tim Burton unito a un mondo ispirato ad Alice nel paese delle meraviglie, questo indie italiano dimostra di avere carattere grazie al suo gameplay che, attraverso la sua semplicità e difficoltà, offre una sessione di gioco molto divertente e intrigante.
Quello che in questo articolo tratteremo sarà estrapolato dalla nostra esperienza dalla demo, ufficiale scaricabile da qui.

Verso la tana del bianconiglio

I riferimenti ad Alice il paese nelle meraviglie sono tantissimi, a partire dal nostro obbiettivo: inseguire lo scintillante coniglio bianco. Oltre a quello, non avremo altri informazioni sulla storia del gioco, che si configura con una narrativa in stile Limbo e Inside.
La nostra piccola protagonista si avventurerà in un’ambientazione horror-fantasy abitata da creature inquietanti che non si faranno problemi a mangiarla, ma sarà grazie al suo cappello magico che sopravviverà. Il cappello, la feature principale del gioco, si presenta alla protagonista già dai primi minuti della demo e il suo potere consiste nel teletrasportarla a sé una volta lanciato, che sia a mezz’aria o a terra.

La nostra guida: il bianconiglio.

La vita come un palloncino

Quando muori, scoppi. Fai “puff”, come un palloncino. Il che fa abbastanza ridere, ma il team di sviluppo è riuscito a creare un respawn istantaneo che permette una grande fluidità di gioco.
Il gioco si configura come un platform 2D: veloce, difficile e pregno di puzzle ambientali. La morte ti è vicina e non basteranno solo le doti di abilità con il gamepad, ma servirà anche un po’ d’ingegno per risolvere le varie difficoltà: quale piattaforma scegliere? Dove andare? Sopra o Sotto? La possibilità di scegliere e subire le conseguenze del caso, la necessità di avere un po’ di caparbietà e di essere skillati categorizzano questo gioco come un trial & error non enormemente difficile, ma che comunque offre un buon grado di sfida.

Un esempio di un scenario difficile.

Uno stile degno di Andersen

Dopo il gameplay, un punto forte di questo gioco è decisamente lo stile grafico: fiabesco e inquietante allo stesso tempo, che cattura grandi e piccini. Mentre si giocha ad Out of the Hat sembra di sfogliare un libro illustrato, con immagini che catturano l’attenzione ed eventi inaspettati. I modelli dei nemici e della protagonista sono in totale armonia con lo stile del gioco, offrendo così un’avventura mlto bella da vedere. L’ispirazione a Tim Burton è forte, ma coniugata al concept di Alice nel paese delle meraviglie rende Out of the Hat una piccola perla da guardare.
Sulla parte sonora non posso esprimermi molto, in quanto è quasi assente: ci sono solo pochi suoni ambientali e la soundtrack non mi ha entusiasmato per niente.
Per quanto riguarda l’ottimizzazione niente di grave da segnalare: la demo pesa 933 MB, non ho avuto nessun tipo di crash o freeze e gli fps si sono mantenuti sempre a 60.

Sentirsi leggermente osservati.

In conclusione

Lo provai non approfonditamente allo Svilupparty 2019, ma adesso che ho avuto la possibilità di metterci meglio le mani posso definire Out of the Hat un titolo con un enorme potenziale che, se supportato, potrebbe regalarci grandi sorprese. Il titolo è reduce da una campagna di crowdfunding su Kickstarter non andata a buon fine ma, se siete interessati al gioco, anche solo per provarlo, vi invitiamo a dargli un occhio.

Un po’ di compagnia?

Kevin Ferrari - Biografia

Kevin Ferrari
Cresciuto con la mitica PlayStation 1, la mia passione dei videogiochi è cresciuta esponenzialmente nel tempo fino al punto di volerla condividere. Se volete rendermi felice leggete un mio articolo e criticatelo.