Intervista a Vlaada Chvátil

Due chiacchiere su boardgame e videogame

Pubblicato il 22/12/18 da Sara Porello
intervista
pixelflood.it

Vlaada Chvátil è un autore di giochi da tavolo, con un passato nell’industria videoludica. Il suo gioco più famoso, Nome in Codice, ha ampiamente travalicato i confini del suo paese d’origine, la Repubblica Ceca: tradotto in una trentina di lingue, ha vinto anche lo Spiel des Jahres nel 2016.

Incontro Vlaada in un elegante caffè di Karlín, il distretto degli uffici di Praga, dove hanno la loro sede tutte le grandi aziende, a due passi dal centro storico. Mi accoglie con un gran sorriso, sulle spalle uno zaino ancora più grande. Ci accomodiamo, chiacchieriamo del più e del meno in attesa di ordinare, e, mentre aspettiamo la nostra zuppa al pomodoro e basilico, inizio l’intervista.

Vlaada Chvátil durante l'intervista.
Intervisto Vlaada Chvátil in un elegante caffè di Praga.

Italiano

Prima di tutto, poiché la mia conoscenza del ceco è pessima… puoi dirmi come si pronunciano il tuo nome e cognome?

Il mio nome si pronuncia Vla-da Hva-tchil. In realtà sarebbe Vla-di-a, un diminutivo di Vladimír, ma a livello internazionale è più semplice usare Vlaada… tutti riescono a pronunciarlo, e non devono preoccuparsi del cognome, Chvátil, che invece è difficile da pronunciare per chi non parla ceco.

Allora… Vla-di-a Hva-tchil (il mio ceco è davvero pessimo). Va bene?

Sì, bravissima.

La mia prima domanda deve riguardare Nome in Codice. Come hai ideato il concetto del gioco, e come lo hai sviluppato?

Allora… propio adesso sto andando a una convention di giochi da tavolo, Severské Hraní che significa Giochi del Nord, perché ha luogo in un paesino nel nord della Repubblica Ceca. Di solito non partecipo a questo evento per lavoro, perché è troppo vicino allo Spiel di Essen… ci vedo solo per giocare, e per vedere la gente che si diverte a giocare… è un evento che adoro! Sono sempre stato appassionato di giochi basati sulle parole, anche prima di fare il game designer. Tre o quattro anni fa mi trovavo appunto a Severské Hraní, e stavo giocando alcuni party game con i miei amici e con mia moglie, lei adora Time’s Up!. Insomma, c’era proprio l’atmosfera adatta, e ho pensato: “Ehi, dovrei fare qualcosa in questa catagoria!”. Quindi mi è venuta l’idea, e ho iniziato a pensare a come farla funzionare. Durante l’evento ho strappato dei pezzi di carta, ho inziato a scriverci sopra delle parole e a formare una griglia… non avevo altro materiale, perché non stavo lavorando. Ho preso in prestito delle carte rosse e blu da un altro gioco, Abyss, e le ho usate come tessere per coprire: ecco fatto! Tre ore dopo aver avuto l’idea, stavamo giocando alla prima versione di Nome in Codice! Era molto simile alla versione attuale, ma non c’era ancora la meccanica dell’Assassino.

Ti ci è voluto davvero poco per realizzare l’idea…

Sì. Non mi sembra neanche giusto. Nei miei giochi più complessi, a volte passo più tempo a lavorare su una singola carta di quanto ce ne abbia messo per Nome in Codice! Però mi piace pensare che la mia passione per i giochi basati sulle parole, coltivata per una vita intera, sia stata distillata proprio in quel momento. Presto mi sono reso conto che alla gente piaceva molto, ma a quel tempo non credevo proprio che potesse avere così tanto successo! Ma piaceva a me e ai miei amici, e quando creo un gioco è proprio questo il mio criterio. Sai, possiamo analizzare gli obiettivi, il mercato, il pubblico, ma non è così interessante… io creo giochi per me stesso e per le persone che mi circondano, per questo funzionano. Tornando a Nome in Codice, c’era un problema nel gioco, una serie di tempi morti all’inizio della partita. In seguito sono riuscito a risolverlo, e ho anche fatto degli altri cambiamenti… ma siccome non hanno funzionato, sono tornato alla prima versione.

Ti aspettavi un successo del genere? Come hai reagito?

Diversi mesi dopo, ho portato il gioco a un evento di playtest interno alla compagnia, dopo averci lavorato un po’. La compagnia aveva già il piano editoriale per l’anno in corso. Durante l’evento abbiamo provato dei nuovi giochi, e c’era un solo tavolo con un prototipo di Nome in Codice disponibile. Quel tavolo alla fine è stato sempre pieno di gente! Le persone arrivavano, giocavano qualche partita e subito dopo arrivavano altri a prendere il loro posto: è andata avanti così per tre giorni, c’era sempre gente attorno al tavolo! A questo punto è diventato chiaro che il gioco aveva un gran potenziale di successo. Sai, quando succedono queste cose non puoi far finta di niente. Allora abbiamo portato il gioco a un grosso evento negli States, e la situazione si è ripetuta più o meno uguale. A questo punto ci siamo detti: “Ok, forse è il caso di cambiare i piani editoriali per quest’anno…”. Stavamo ancora lavorando alle parole più adatte da inserire (ad esempio scegliendo quelle con un doippio significato), ma il gioco andava già bene, e la gente voleva giocarlo: era inutile posticiparne la pubblicazione. Ed eccoci qui: abbiamo pubblicato Nome in Codice quello stesso anno, e siamo molto soddisfatti di aver preso questa decisione!

Ma immaginavi che il successo sarebbe stato così grande?

Guarda, non pensavo al gioco in questi termini. Nella nostra azienda c’è già chi si occupa di questi aspetti: vendite, localizzazioni, etc, ma io sono contento quando vedo che alla gente piace il mio gioco. Quando vedo che diversi gruppi giocano il mio gioco ancora e ancora, beh, per me questo è un segno di successo! Con Nome in Codice, poi, ho raggiunto un mio obiettivo personale: non credevo che sarei mai riuscito a creare un gioco del genere. Prima di Nome in Codice mi ero sempre dedicato a giochi più “pesanti”, perché ritengo di essere più portato per questo tipo di giochi; però è stato divertente lavorare a un gioco più leggero e spensierato, sono davvero soddisfatto di avercela fatta. Non ho cambiato il mio stile nel fare giochi, ma al tempo stesso ho realizzato un gioco che anche i non giocatori possono apprezzare. Nella mia famiglia ci sono alcuni non giocatori e… beh, adesso sanno in cosa consiste il mio lavoro! È fantastico.

Dopo questo successo, probabilmente la tua carriera è stata più facile dal punto di vista economico, ma più difficile dal punto di vista creativo, dato che un tale successo non si ripete facilmente. Puoi dirmi com’è cambiata la tua carriera?

Prima di tutto, io non la considero una carriera, non l’ho mai considerata tale. Lo so che probabilmente questo è il modo in cui viene percepita, ma io mi limito a fare le cose che mi piacciono, e sono davvero grato che questa attività mi dia di che vivere. Riuscivo a guadagnare anche prima di Nome in Codice, quindi questo gioco è stato un… piacevole extra! È questo il mio approccio alla carriera: preferisco fare un gioco che mi piace piuttosto che un gioco pensato per il successo. Tutto qui.

Be’, dici che non la consideri una carriera, ma in realtà lo è. Probabilmente è solo questione di definizioni.

Insomma, la carriera è qualcosa che dovrebbe avere dei progressi, degli obiettivi… piuttosto, questa è una professione. Una professione che adoro. A volte la gente mi chiede come si fa ad avere una carriera di successo, ma non so mai cosa consigliare, perché non ho pianificato tutto questo. Non avevo intenzione di fare carriera… sono solo stato fortunato, perché è successo. Quindi forse il mio suggerimento è questo: fate quello che vi piace. Non saprei davvero cos’altro rispondere.

Va bene, non è una carriera. Ma ti viene in mente un momento particolarmente felice e gratificante della tua vita professionale? E uno invece difficile o spiacevole?

Per la prima domanda, sì, c’è un momento in cui sono davvero felice del mio lavoro, ed è… quasi sempre! Sono fortunato a fare un lavoro che amo. Però ci sono anche dei momenti in cui penso: “Perché accidenti lo sto facendo?”. In genere succede verso le 4:00 del mattino, quando sono alle prese con roba che avrei dovuto stampare due giorni fa e avrei dovuto mandare ieri… e forse, se riesco a finire per le 6:00, ho ancora qualche possibilità di rispettare la scadenza… in questi momenti, dopo diverse notti insonni, mi capita di pensare: “Ma perché lo faccio…?”. Poi però riusciamo a finire il lavoro, e vedo che sono tutti lì (online, intendo), anche chi non sarebbe obbligato a esserci… alle 5:00 del mattino, a commentare gli ultimi cambialmenti alle regole. Sai, non è che dobbiamo risolvere un problema, il gioco va già bene così com’è… ma potrebbe essere un poco meglio. E queste persone stanno sveglie fino alle 5:00 solo per migliorare il gioco. E quando ci diciamo: “Ok, va bene così, mandiamolo in stampa”, c’è sempre qualcuno che se ne viene fuori con: “Aspettate, possiamo ancora migliorare questo aspetto!”. In questi momenti penso davvero: “Ma cosa cavolo stiamo facendo?”. A volte ho l’impressione di strafare, e penso che dovrei lasciar perdere… ma in genere dura poco.

So che hai lavorato anche come sviluppatore di videogiochi e che comunque, in generale, i videogame ti piacciono. A tuo avviso, quali sono le analogie e le differenze tra lo sviluppo di videogiochi e quello di giochi da tavolo?

Nella mia esperienza, è come paragonare un libro a un film. Quando crei giochi da tavolo puoi esprimerti molto meglio, perché la compontente del lavoro di squadra è preponderante nei videogiochi (anche se naturalmente serve una squadra anche per creare un gioco da tavolo). Uno dei motivi per cui ho lasciato l’industria videoludica è che mi sono accorto che, mentre l’azienda cresceva, non era giusto trascinare le persone verso i miei sogni. Quando abbiamo cominciato eravamo in pochi, e tutti condividevano lo stesso sogno: facevamo i giochi che volevamo fare. Ma poi sono arrivate sempre più persone, ognuna col proprio sogno. Questa secondo me è una delle differenze principali. Poi c’è da dire che chi gioca ai giochi da tavolo, di solito gioca anche ai videogiochi, eppure le due platee sono in qualche modo diverse. Sai benissimo come funzionano le discussioni sui forum dedicati ai videogiochi… beh, quando ho scoperto la comunità dei fan dei giochi da tavolo, ho pensato: “Wow, le discussioni qui sono così colte…! Queste persone capiscono cosa fanno gli sviluppatori, conoscono i giochi, sanno persino placare i troll tra le loro fila… ”. In entrambe le comunità ci sono persone meravigliose, ma sono rimasto piacevolmente sorpreso che le discussioni su internet potessero andare così. Anche questo aspetto ha giocato un ruolo importante nella mia decisione.

Hai abbandonato definitivamente l’industria videoludica o pensi di dedicartici ancora in futuro?

I giochi mi piacciono. Mi piace creare giochi, mi piace giocarci, pensarci. Mi sono sempre piaciuti. Il computer sembrava il medium perfetto per i giochi. Quando ero bambino, non era così semplice avere accesso ai giochi per computer. Avevo più o meno 15 o 16 anni quando ho avuto il mio primo computer a 8 bit. Il computer offriva la possibilità di creare giochi e giocare, mi sono così reso conto che era perfetto per me. Ho scritto il mio primo videogioco, un gioco di strategia, su un grosso portatile: 20 pagine enormi di codice piccolo piccolo! Ma questo gioco non è mai stato implementato. Quando ho iniziato a lavorare nell’industria del videogiochi creavo giochi da tavolo come hobby, poi la situazione si è poco a poco invertita: ho inziato a lavorare nell’industria dei boardgame, ma continuavo a programmare qualcosa come hobby. E poi abbiamo fondato CGE Digital, dove implementiamo in digitale i giochi da tavolo: le due attività si sono ricongiunte. Probabilmente preferisco creare giochi da tavolo, ma ho ancora idee per videogiochi, e ogni tanto mi siedo lì e scrivo un po’ di codice, ritorno su progetti del passato… mai dire mai!

Quali sono I tuoi piani per il futuro, professionalmente parlando? Su cosa stai lavorando?

Dunque, nel breve periodo voglio fare quello che mi piace. E nel lungo periodo invece… voglio fare quello che mi piace! Ho una famiglia, e mi fa piacere quando la mia vita professionale e quella familiare si toccano. Vorrei creare giochi che anche mia moglie e i miei figli possano apprezzare, come Nome in Codice. Ho diversi giochi in sviluppo al momento. Negli scorsi anni mi sono dedicato a implementare i giochi da tavolo in formato digitale, ma adesso il mio team è abbastanza solido da lavorare bene anche se rimango un po’ in disparte. Adesso voglio concentrarmi sul creare giochi da tavolo.

Finora abbiamo parlato di Vlaada lo sviluppatore. Ma a Vlaada il giocatore cosa piace giocare?

Per quando riguarda i boardgame, la parola chiave per me è: varietà. Alcuni, dopo aver provato un gioco, dicono: “Fantastico, giochiamolo di nuovo!”. Io dico: “Fantastico, giochiamo a qualcos’altro!”. Non sento la necessità di rigiocare. Ci sono tanti giochi che ho giocato una sola volta in vita mia, soprattutto giochi complessi, e li ho adorati. Per me, l’avventura della prima partita è difficile da superare con più partite! Mi piace rigiocare solo i giochi che sono un po’ “movimentati”, quelli che propongono una situazione diversa a ogni partita; di solito succede coi giochi di stratagia più pesanti. Al giorno d’oggi ci sono così tanti giochi che posso provarne sempre di diversi. Mi piace la varietà anche in termini di giochi pesanti e leggeri. Non mi pesa passare due ore a imparare le regole di un gioco e poi giocarlo solo una volta, perché per me leggere le regole fa parte del divertimento.

Puoi farmi degli esempi di giochi che ti piacciono?

Mi piacciono molto i giochi da tavolo di Stefan Feld. La maggior parte dei suoi giochi posso rigiocarli ancora e ancora, perché sono profondi e stimolanti, ma non troppo complessi. Crea giochi in maniera molto diversa da come faccio io. Alcuni, in questo settore, pensano: “Questo gioco è perfetto, proviamo a farne uno uguale”, ma io penso: “Questo gioco è perfetto, ma non voglio farne uno uguale, proviamo qualcosa di diverso”. Uno dei miei giochi preferiti è Thurn and Taxis di Andreas Seyfarth. Di autori italiani, mi piace Kingsburg, un gioco semplice ed elegante, divertente da rigiocare. Ma ci sono così tanti giochi che mi piacciono!

E per quanto riguarda i videogiochi, cosa ti piace?

Guarda… non ne sono sicuro! Quest’anno ho avuto dei giorni di ferie, sono stato quasi un mese a casa, e mi sono detto: “Ok, ho un computer nuovo, giochiamo a qualche videogioco!”. Ma non ero sicuro su cosa provare. Prima non avevo tempo per giocare ai videogame sul computer, quindi giocavo solo su tablet. Quindi me ne stavo seduto lì, a esplorare… ma oggigiorno i videogiochi tendono a essere troppo lenti, hanno troppa storia e troppo poco gameplay. A me la storia nei videogiochi piace, ma solo quando accompagna il gameplay, non quando lo sostituisce. Uno dei miei giochi preferiti di sempre è la saga di Heroes of Might and Magic, e il mio capitolo preferito è Heroes of Might and Magic III. Nell’ultimo anno ho apprezzato Borderlands. Uno mese fa ho inziaito a giocare Quake. Lo avevamo provato 15 o 16 anni fa in ufficio, e recentemente ho scoperto che è disponibile una nuova versione. Mi piace perché è veloce, e mi dà una scarica di adrenalina! La maggior parte dei giocatori sono ragazzini o gente che sta lì tutto il giorno, che usa i cheats… ma mi diverto così tanto che non mi importa. M piace correre e sparare per l’arena, sono i miei 10 minuti di adrenalina… ne ho proprio bisogno! Poi mi piace giocare giochi tipo Zelda o Super Mario su Nintendo Switch con i miei figli. Anche se sono single player, in qualche modo riusciamo a giocarli in modo cooperativo, e questo ci permette di divertirci tutti insieme.

Ti ringrazio davvero per questa intervista, Vlaada. Spero che tu ti sia divertito a rispondere alle mie domande quanto io a farle!

Certo che sì! Se non fosse per le persone come te, che scrivono e leggono le interviste di noi sviluppatori, ma soprattutto che giocano i nostri giochi… non potremmo mai fare ciò che facciamo!

English

First of all, since my Czech is very bad… how do I pronounce your name and surname? 

My name is Vla-da Hva-tchil. Actually, is Vladjee-a, a home form for Vladimír, but in an international context Vlaada was easier to use, because most of people can say it and don’t have to worry about the last name, Chvátil, which is hard to pronounce for non Czech people.  

So, Vladjee-a Hva-tchil (my Czech is really bad). Is it correct? 

Yeah, great. 

My first question must be about Codenames, your most famous game. How did you come up with the concept for the game and how did you develop it? 

So… right now, I am on my way to a gaming event, Severské Hraní – which means Northern Gaming, since it takes place in the North of the Czech Republic. I usually don’t work at this event, because it’s too close to Essen’s Spiel – I just go there to have fun playing games and watching people enjoying games. I love this event! Also, I have always been passionate about word games, even before I started to be a game designer. Some three or four years ago I was at Severské Hraní, playing some party games with my friends and my wife – she loves Time’s Up!. We were in the right mood and I thought: “Hey, I should do something in this category!”. So, I came up with the idea, and started to think about how I could make it work. During the event, I shredded some paper, began to write words on it and made a grid – I didn’t have any other material since I wasn’t working. I took some blue and red cards from another game, Abyss, and used them as covering tiles. And that was it. Three hours after I had the idea, we were playing the very first version of Codenames! It was almost the same as it is now, but there was no Assassin mechanic yet. 

 It was quite a quick implementation of your idea… 

Yes. It feels really unfair. In my more complex games, sometimes I spend more time creating a single card than I spent creating Codenames! But I like to think that it was just a life-long love for word games that distilled at that precise, single moment. After that, I realized that people really liked it. At that time, I had no idea it could achieve so broad a success! But I liked it, and my friends liked it, and this is my personal criterion when I make games. You know, you can analyze target goals and target audience and market, but it’s not that much fun: I develop games for people around me and for me and that’s why they work. Back to Codenames, there was one issue with the game. At the beginning of the game there was some downtime: I managed to fix this issue later. I made some other changes as well, but in the end they didn’t work, so I came back to the first version. 

Did you expect such a success? How did you react to that? 

Several months later I introduced the game during an event for our company’s internal play testers, after I had developed it a bit more. The company already had a publishing plan for the current year. During the event, we play tested our new games, and there was only one table with one prototype of Codenames. The table turned out to be constantly full! People were joining, playing several games, and then other people were taking their places – for three days there were always people around the table! At this stage, it was much clearer that the game had big potential. You know, you can’t ignore something like this. So, we took the game to a big gaming event in the U.S., and the situation was pretty much the same. At this point, we said: “Ok, we’ll probably change our plans for this year…”. We were still working on the best possible set of words – for example, terms with double meaning – but the game was already working as it was, and people really wanted to play it: there was no point in delaying its publication. So, that’s it: we published Codenames that year, and we are really happy about this decision.

But did you expect the success to be so huge? 

You know, I didn’t think of the game in these terms. There are people in our company who take care about these aspects – sales, localizations. But I’m just happy when I see that people like the game. When I see that several groups of players play my game over and over during an event – that’s a sign of success for me. And I also got a personal achievement with Codenames: I’d never thought that I would do a game like this. I had always done heavier games before, because that’s something I’m better at, but I also enjoyed working on a lighter, funnier game, and I’m really happy that I managed to do it. I don’t think that I changed my style in making games, but this is a game that non-gamers can enjoy as well. In my family there are some non-gamers and… well, now they know what I do in my job! That’s great.  

 After this success, your career has probably been easier from a financial point of view, but maybe harder from a creative point of view, because such a success is not easy to repeat. Can you tell me how your career changed after that? 

First of all, I don’t consider this to be a career; I’ve never considered it that way. I am aware that it’s probably perceived as a career, but I just do the things that I like, and I’m really grateful that I can make a living out of it. I was able to make a living out of it even before Codenames, so this game was just a… nice bonus. This is my approach to career: I’d rather make a game that I enjoy making than a game that will be successful. That’s it. 

You said that you don’t consider it to be a career, but, as a matter of fact, it is… but probably it’s just a matter of definitions. 

Well, career is something that should have some progress, goals, and so on. This is rather a job. A job I enjoy. Sometimes people ask me how to make a successful career. I really can’t give them my advice, because that’s something I’ve not been planning. It wasn’t meant to be a career, I was just lucky that it turned out to be so. My suggestion would probably be: just do what you like. So, I can’t really answer this question. 

 Even if it’s not a career, could you point out a very happy and rewarding moment in your professional life, and a very difficult or unpleasant one? 

For the first part, yes, there is a moment when I’m really happy about my work and that’s… almost every moment. I’m lucky that I really like what I do. But there are also moments when I think: “Why the hell I am doing this?”. This usually happens around 4 o’ clock in the morning, while dealing with stuff I should have printed two days ago, and sent yesterday… and maybe if I manage to do it by 6 o’clock I still have some chance to meet the deadline, with some sacrifice… in such moments, after several nights without sleep, I think: “Why am I doing this…?”. But then we finish the work, and I see that everyone, even people who are not required to be there, are still there – I mean, online – at 5 o’clock in the morning, commenting the last changes in the rulebook. You know, it’s not something that we need to solve, because things are already good… but they could be a bit better. And these people work and stay awake until 5 AM to make it better. And when we think: “Ok, it’s good, we can send it to the printer”, there’s always somebody saying: “Wait, let’s improve this!”. In these moments I really think: “What the hell are we doing?”. Sometimes I feel that we are overdoing things and that I should not do this stuff… but it usually doesn’t last long.  

  

 I know that you worked as a video game designer as well, and, in general, you like video games. In your opinion, what are the analogies and differences in board game and video game design? 

In my experience, it’s like comparing a book to a movie. When creating a board game, you can express yourself much better, since video games are more like a teamwork – even if it’s better to have a team to develop a board game as well. One of the reasons why I left the video games industry is that I realized that, as we grew as a company, it was not fair to drag people towards my own dreams. When we started, there were few people and we all shared the same dream: we used to do the games we wanted to do. But then more and more people came, and they had different dreams. In my opinion, this is one of the differences. Moreover, people who play board games usually also play video games, but the two communities are somehow different. You perfectly know how discussions on video games forums go… well, when I discovered board games geek community, I thought: “Wow, discussions here can be so cultivated…! People understand what designers do, know the games, they pacify their own trolls…”. There are great people in both communities, but I was a bit surprised that discussions on internet could be like that. That also played a big role for me.  

 So, did you leave the video game industry for good, or you are still open to that, maybe in the future? 

I like games. I like doing games, playing games, thinking about games. I have always liked games. Computer looked like the perfect medium for games. As I was a kid, games on computer were not so easily accessible. I got my first 8-bit computer when I was 15 or 16, or something like that. Computer offered the possibility of doing and playing games, and I discovered that it was the perfect medium for me. I wrote my first video game – it was some strategy game – on a big notepad: it was 20 big pages of small code! But it was never implemented. When I started to work in the videogames industry, I was doing boardgames as a hobby. Then the situation slowly changed: I started to work in the board games industry, but I still programmed some stuff as a hobby. Then we founded CGE Digital, where we do digital implementation of board games: the two activities joined together for me. I probably prefer doing board games, but I still have some ideas for video games and sometimes I just sit down and write some code, I come back to some unfinished projects from the past… I never say never! 

 And what are your professional plans from the future? What are you working on? 

Well, as for short term, I want to do what I enjoy. And as for long term… I want to do what I enjoy! I have a family and I like when my personal life and my professional life connect. I would like to design games that my wife and children can enjoy, like Codenames. I am developing several games. During the past years I’ve been concentrating on the implementation of board games to the digital format, but now our team is strong enough to be successful even if stay a bit aside. I want to concentrate on creating board games now. 

 So far we have spoken about Vlaada the game designer. But what does Vlaada the player like playing? 

As for board games, the keyword for me is variety. Some people play a game and say: “That was awesome, let’s play it again!”. I say: “That was awesome, let’s play something else!”. I don’t have to play it again. There are many games I have played only once in my life, and I loved them, especially more complex games. For me, the adventure of the first play of the game is hard to beat by multiple plays! I like to play games over and over only if they are some kind of “rollercoaster” – if they provide every time a different situation. This usually happens with very complex strategy games. These days there are so many games, so I can try something different. I like variety also in terms of light games and heavy games. I don’t mind spending two hours learning the rules of a game, and then play it just once, because for me reading the rules is part of the fun. 

 Can you make some examples of games you like? 

I really like board games by Stefan Feld. I can play most of his games again and again because they are challenging and deep, but not too complex. He does games in a different way than I do. Some people in this industry think: “This game it’s perfect, let’s try to replicate it”, but I think: “This game is perfect, I don’t need to replicate it, I’d rather do something different”. One of my favorite games is Thurn and Taxis by Andreas Seyfarth. By Italian authors, I like Kingsburg, a simple and elegant game, fun to play again. There are just so many games I like! 

 And what about video games you like to play? 

Actually – I’m not sure! I had some days off, this year: I spent almost one month at home, and thought: “Ok, I have a new computer – Let’s play some video games!”. And I was not sure what to try. Before that, I didn’t have enough time to play video games on my computer – I used to play them on my tablet. So, I was sitting there, exploring… but nowadays video games tend to be too slow, they have too much story and not enough gameplay. I like the story in a game, but only when it accompanies the gameplay, not when it’s there instead of it. One of my all-time favorite video games is Heroes of Might and Magic saga, and the best chapter for me is Heroes of Might and Magic III. During the last year, I enjoyed Borderlands. One month ago, I started to play Quake. We tried this game 15 or 16 years ago in our office, and I found out recently that a new version is available. I like it because it’s fast and gives me an adrenaline rush! Most of the players are kids or people who play all the time, or even use cheats – but it’s so much fun that I don’t care! I just like running around the arena and shooting: my 10 minutes of adrenaline, something I definitely need! Moreover, I like playing some games like Zelda or Super Mario on Nintendo Switch with my children. Even if they are single player games, we somehow play it cooperatively, and that allows us to spend good time together.

Thank you so much for this interview, Vlaada. I hope you enjoyed answering my questions as much as I enjoyed asking them! 

I did! If it wasn’t for people like you, writing and reading interviews about us and, most importantly, playing our games… we game designers couldn’t do what we do! 


Vlaada Chvátil autografra Nome in Codice.
Al termine dell’intervista, Vlaada Chvátil firma la mia copia di Nome in Codice.

Un ringraziamento speciale a Petr Murmak, fondatore di Czech Games Editions, per averci aiutato a organizzare l’intervista; e a Vlaada Chvátil, autore di giochi da tavolo, sviluppatore di videogiochi (e una delle persone più umili e piacevoli che abbiamo mai incontrato) per il suo tempo, la sua professionalità e la sua gentilezza!

Sara Porello - Biografia

Sara Porello
Fin dalla più tenera età è affascinata dall’universo nerd, ma per anni ne resta ai margini. E poi… Le cattive compagnie finiscono per trascinarla completamente dentro. Giocatrice da tavolo, di ruolo, di videogames. Se si può giocare, lei lo gioca. Appassionata di cinema e serie TV, di manga e anime. Adora il Giappone, adora oggetti e animali kawaii. Adora, sopra ogni cosa, i coniglietti.