Ora, partiamo dal fatto che praticamente tutti i miei possedimenti casalinghi del suono hanno “Creative” scritto sopra, quindi quando mi ritrovo davanti a un loro prodotto parto sempre un po’ prevenuto in positivo, ma cerchiamo di essere assolutamente obiettivi, tanto, come tutto, anche queste Aurvana Ace 3 hanno grandissimi punti di forza e un paio di inciampi.
Creative Aurvana Ace 3 – L’audio e la sua personalizzazione
Partiamo subito dal punto di forza: la qualità dell’audio, che già per degli auricolari, avere come punto di forza la qualità dell’audio, non è una brutta cosa. La tecnologia ibrida che ormai Creative ha più che consolidato spinge alla grande con il suo doppio driver: l’ xMEMS per le frequenze alte e medie e un driver dinamico da 10 mm per quelle più basse. Davvero un gran bell’equilibrio supportato dall’ampia personalizzazione che vedremo tra poco.
Tutto questo è sospinto da un supporto completo a Snapdragon e i relativi codec LDAC, aptX Adaptive, aptX Lossless, a patto ovviamente che abbiate uno smartphone con dentro tutto ciò.
Per farla breve, visto che magari a chi non è del giro sembrano sigle lanciate a caso lì: LDAC è un codec creato da Sony che si avvicina al trasferimento del suono senza perdita di dati, senza raggiungerlo e si adatta alla stabilità della connessione, questo ce l’hanno un po’ tutti. L’aptX Adaptive di Qualcomm, che è presente in tutti gli Android che non siano degli scassoni, risolve svariati problemi di lag, utile più per video e giochi rispetto alla musica.
L’aptX Lossless, ovviamente sempre di Qualcomm, trasporta i pacchetti dallo smartphone agli auricolari senza scartare niente: sostanzialmente è come ascoltare musica da CD.
Non tutti gli Android sono compatibili coi Lossless, potreste dover salire di fascia, ma fatto sta che le Aurvana Ace 3 sono compatibili con questa cosa. Non ho idea di come funzionino i vari codec di Apple perché le uniche mele che ho in casa sono in frigo.
Dicevamo prima che oltre a Driver e Codec, l’altro fattore che spinge la qualità audio (magnifica) delle Ace 3 è la personalizzazione dell’esperienza.
Ecco Mimi, l’esperienza audio personalizzata che Creative ha implementato con successo nei suoi ultimi modelli di Earbuds. Sostanzialmente tramite l’app vi farà effettuare un test audiometrico. Sentirete (o no) svariati suoni in svariate sequenze e dovrete tenere premuto il tasto fin quando le sentirete. Finito questo test l’app costruirà un profilo audio su misura da usare con le Ace 3, per esempio amplificando solo le alte frequenze che il vostro udito fa fatica a recepire, lasciando stare le altre.
Che dire, funziona, ma non solo con la musica, anche con i podcast e i film.
La cosa davvero carina è il fatto di essere un profilo separato dall’equalizzatore, quindi una volta fatto il test col Mimi (altamente consigliato prima di interagire con qualsiasi altra cosa), potete comunque spippolare con l’equalizzatore e trovare il vostro suono perfetto.
Insomma la combo Mimi + aptX Lossless è probabilmente una delle migliori esperienze sonore in giro in questo momento.
L’ANC, l’app e le features
Se l’audio in sé è là in cima a combattere con gli auricolari di fascia alta, ci sono alcuni inciampi che ci riportano nella medio-alta (dove gravitano questo Ace 3, con i loro 149,99 euro).
L’app di Creative continua a trascinarsi dietro i piccoli bug che ormai possiede da anni: difficoltà di connettersi agli auricolari anche se funzionano benissimo e stiamo già ascoltando musica, messaggi di errori del tipo “devi indossarli entrambi per continuare…LI HO ADDOSSO”.
L’ANC funziona, per carità, ma è l’unica cosa di questi auricolari che mi fa storcere un po’ il naso. Intanto è solo adattivo, non ci sono regolazioni, lo accendete, andate e lui filtra a seconda di quanto rumore c’è, amplificandosi nel caso di aumento del rumore. Il problema è che se c’è un rumore improvviso intanto che siete in giro (una frenata, un urlo, un matto che tira una craniata fortissima contro un muro) l’anc fa il suo dovere e si alza… peccato che il rumore ci sia già stato. Personalmente preferirei avere la possibilità di metterlo a manetta e tenerlo così.
Dall’altra parte abbiamo la modalità ambientale, quella che, appunto, fa passare i suoni. Nelle Ace 3 danno una sensazione un po’ artefatta e “strana”, cosa che mi ha lasciato un po’ così parlando della casa che ha costruito le Sensemore, dove funzionava alla grandissima.
I comandi touch sulle stecche ogni tanto non mi sono partiti al primo tentativo, soprattutto sui tripli tocchi per cambiare traccia. Molto meglio invece sul controllo del volume tenendo premuto.
Personalmente è una feature che c’è o non c’è m’importa poco perché trovo scomodo in generale SEMPRE fare le cose con le stecchette, ma capisco che in molti ne fanno largo uso quindi giusto dirlo.
Funziona benissimo invece il sensore di indossabilità, che mette in pausa appena vi togliete un auricolare dall’orecchio e fa ripartire tutto quando lo reindossate. Quello va davvero a una velocità mistica.
Aurvana Ace 3 – Conclusioni, varie ed eventuali
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- Contenuto della confezione:
- 1 x Creative Aurvana Ace 3
- 1 x Custodia di ricarica USB-C
- 1 x Cavo di ricarica USB-A a USB-C
- 4 coppie di auricolari in silicone più quelli già sulle Aurvana (c’è la misura giusta anche per gli elfi tipo, credo)
- 1 x Guida rapida tipo poster che come vedete non sono assolutamente riuscito a ripiegare in modo corretto, dopo un po’ ci ho rinunciato
- 1 x Custodia da trasporto
La qualità costruttiva e i driver si riconfermano al top: la tecnologia xMEMS accoppiata a un driver dinamico generoso crea un panorama sonoro che difficilmente troverete altrove a questo prezzo. Certo, resta ancora da lavorare su tutto quello che gravita intorno all’hardware puro, come l’app (ancora un po’ capricciosa) e un ANC che avrebbe bisogno di una modalità “manuale” per chi non vuole affidarsi solo agli automatismi.
Comunque sì, sono assolutamente i miei nuovi auricolari.