Pubblicato il 31/08/26 da Cathoderay

Theropods – Il silenzio dei dinosauri

Punta e clicca rilassato nel giurassico
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C’è una cosa che le avventure grafiche ci hanno insegnato molto bene nel corso degli anni: rimanere bloccati dovrebbe essere divertente. Fissare per mezz’ora un inventario pieno di oggetti, provare combinazioni sempre più improbabili e arrivare infine a quella soluzione che, almeno nella testa di chi ha progettato l’enigma, avrebbe dovuto essere ovvia.

E per molto tempo ci è andato benissimo così.

Theropods sembra partire da una domanda diversa: è davvero necessario?

L’avventura di Lost Token dura appena una manciata d’ore, non presenta enigmi particolarmente complicati e difficilmente vi costringerà a prendere carta e penna. Eppure, arrivato alla fine, non ho mai avuto la sensazione che mancasse qualcosa; al contrario, è stata una piccola avventura rilassante, divertente e capace di raccontare praticamente tutto senza pronunciare una sola parola.

Forse Theropods non vuole sapere quanto siamo bravi a risolvere enigmi. Vuole semplicemente portarci con sé.

Non serve dire una parola

Togliere i dialoghi da un punta e clicca non è esattamente una rinuncia da poco. Parliamo di un genere che ci ha abituati a protagonisti logorroici, descrizioni per qualsiasi cosa presente sullo schermo e battute preparate persino per quando proviamo a utilizzare un pollo di gomma nel posto sbagliato; Theropods prende tutto questo e lo mette da parte.

La protagonista non parla: reagisce. Un gesto, un’espressione o una piccola animazione devono comunicarci ciò che normalmente verrebbe affidato a una riga di testo. Lo stesso vale per gli altri personaggi e per l’ambiente; Theropods deve continuamente riuscire a farsi capire senza poterci semplicemente spiegare cosa stia succedendo.

È una scelta attorno alla quale Lost Token ha costruito buona parte del gioco. Gli sviluppatori hanno raccontato di essere partiti spesso da una domanda molto semplice: l’obiettivo della scena è chiaro? Solo dopo arrivava il modo in cui condurre il giocatore verso la soluzione. Una reazione può quindi dirci che stiamo completamente sbagliando strada; un’altra suggerire che abbiamo avuto l’idea corretta, ma ci manca ancora qualcosa.

Il risultato è un’avventura che comunica sorprendentemente bene. La storia rimane semplice, certo, ma non ha bisogno di interrompersi continuamente per raccontarci cosa provino i suoi personaggi o perché dovremmo interessarci a ciò che sta accadendo: Theropods mostra, noi capiamo.

E quando un gioco decide volontariamente di rinunciare alle parole, riuscire a non farne sentire la mancanza è già un risultato niente male.

Essere semplici non significa essere stupidi

Questa chiarezza si riflette inevitabilmente anche negli enigmi. Theropods non è un’avventura grafica particolarmente difficile: gli oggetti nell’inventario rimangono pochi, gli ambienti abbastanza circoscritti e raramente le soluzioni richiedono associazioni particolarmente contorte.

Se cercate il genere di punta e clicca capace di lasciarvi davanti alla stessa schermata per quaranta minuti, probabilmente avete sbagliato dinosauro.

La questione, però, è capire se questo sia necessariamente un problema.

Nelle circa tre ore necessarie per arrivare ai titoli di coda, Theropods mantiene un ritmo quasi sempre piacevole: osserviamo una situazione, ne comprendiamo il problema, cerchiamo ciò che ci serve e andiamo avanti. Gli enigmi rimangono parte integrante del viaggio senza trasformarsi nel motivo per cui il viaggio si deve fermare.

E personalmente non ho mai sentito il bisogno che fossero più difficili.

Lost Token ha raccontato persino di aver eliminato alcuni puzzle perché non contribuivano abbastanza alla narrazione. È una piccola informazione che racconta molto bene le priorità del progetto: l’enigma non deve esistere semplicemente perché stiamo giocando a un punta e clicca.

Naturalmente questo comporta un prezzo. Tre ore sono poche e un giocatore abituato al genere può attraversare buona parte dell’avventura senza incontrare una vera resistenza. Theropods difficilmente vi farà sentire dei geni per aver trovato la soluzione a uno dei suoi problemi; d’altra parte, non sembra particolarmente interessato a farlo.

Vuole essere un’avventura leggera, non una prova d’ingresso al Mensa.

Forse siamo diventati un po’ troppo abituati a considerare durata e difficoltà come valori assoluti. Theropods finisce presto, ma finisce anche prima di consumare ciò che ha da offrire; non allunga artificialmente il viaggio e non inserisce altri enigmi soltanto per guadagnare qualche ora sul contatore.

Non ogni gioco deve diventare un rapporto stabile. Qualche volta può essere semplicemente un bel pomeriggio.

Due pixel possono recitare

E poi, naturalmente, Theropods è bellissimo.

Ma fermarsi qui sarebbe quasi fargli un torto.

La pixel art di Lost Token non serve soltanto a costruire belle schermate da mettere su Steam: deve sostenere buona parte della comunicazione del gioco. Se personaggi e protagonista non possono spiegarsi attraverso le parole, devono farlo attraverso il movimento, le espressioni e la composizione delle scene.

Gli stessi sviluppatori hanno raccontato quanto sia complicato rappresentare un’emozione quando gli occhi di un personaggio sono composti letteralmente da un paio di pixel. Theropods risponde attraverso animazioni estremamente curate e, quando necessario, cambiando persino il modo in cui osserviamo la scena; si concede inquadrature più ravvicinate e momenti maggiormente cinematografici per lasciare che siano ancora una volta le immagini a parlare.

In altre parole, la pixel art diventa recitazione.

Ed è probabilmente questo a rendere il mondo di Theropods così piacevole da attraversare. La protagonista ha personalità senza bisogno di raccontarci chi sia; i dinosauri riescono a essere buffi, affascinanti o minacciosi attraverso pochi movimenti e ogni ambiente comunica immediatamente qualcosa.

C’è anche un contrasto che funziona particolarmente bene: Theropods è colorato, tenero e spesso genuinamente divertente, ma rimane un’avventura popolata da enormi rettili carnivori. E quando decide di ricordarcelo, non sempre lo fa con particolare delicatezza.

Dire poco, raccontare abbastanza

Theropods non reinventa il punta e clicca. È breve, semplice e probabilmente troppo accomodante per chi cerca soprattutto la soddisfazione di aver sconfitto enigmi particolarmente elaborati; ma sarebbe strano rimproverargli di non essere qualcosa che non sembra aver mai voluto essere.

Lost Token ha costruito una piccola avventura che preferisce accompagnare il giocatore piuttosto che mettergli continuamente i bastoni tra le ruote; utilizza gli enigmi per portare avanti il racconto invece di sospendere il racconto finché non abbiamo trovato la soluzione.

E riesce a farlo praticamente senza parole.

In un genere che ci ha regalato alcuni dei dialoghi più memorabili della storia dei videogiochi, Theropods sceglie di stare zitto.

E, paradossalmente, riesce comunque a farsi capire benissimo.

  • Pixel art da punta e clicca di altri tempi
  • Narrazione scorrevole
  • si fa giocare tutto d'un fiato

 

  • Forse troppo breve
  • Puzzle molto lineari

 

Cathoderay - Biografia

Pare che io sia l'entropia videoludica.

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