Pubblicato il 26/02/26 da Lo Stigo

The Run – Recensione

Un FMV? Nel 2026? Concentrato interamente su Steam? Posso vederlo?
Developer: /
Publisher: /
Piattaforma: /
PEGI:

The Run – Ci vuole coraggio

Ci vuole coraggio nella vita. Questo proprio di base. Ci vuole coraggio anche per decidere, nel 2026, a pubblicare un FMV, un genere di giochi che ha smesso di essere attrattivo dopo Dragon’s Lair, nel 1983… ma forse sto esagerando.
O forse no.

Di giochi con storie ricche, scritte bene, basati sulle scelte e le loro ripercussioni ne sono stati fatti e anche bene: basti pensare a The Wolf Among Us o il ben più recente ed altrettanto di successo, se non superiore, Dispatch.

E allora spiegatemi perché devo decidere liberamente di spendere dei soldi per fare una scelta singola a schermo, la stragrande maggioranza delle volte senza nemmeno avere uno straccio di indizio di come andrà a finire, per giocare ad un FMV nel 2026. Spiegatemelo voi, perchè io sicuramente non ve lo posso spiegare, né cercare di convincervi… anche perché mi è veramente complesso.

Un avviso… questa recensione contiene spoiler della prima run che ho portato a termine.
Se ve lo steste chiedendo… “Sì, ho fatto più run di The Run.”
Ma ora basta ridere.

Un esempio delle scelte che potrete compiere

Storia e Gameplay

The Run racconta la storia di Zanna, influencer in erba, venuta in Italia, più precisamente in Veneto, ma in un paesello inventato (anche perché dubito che ad un comune veneto avrebbe fatto piacere prestare il nome per un FMV thriller/horror), per streammare la sua “Run” tra le montagne. Tutto parte con un conveniente risveglio dopo serata alcool + sesso occasionale con l’aitante ma tormentato Matteo, ex soldato congedato con disonore.
Partiamo col dire che tutto il gioco è in inglese sottotitolato in italiano. I personaggi, a parte Zanna, parlano un misto di italiano ed inglese, ma senza coerenza logica. Matteo parla inglese, ma fa riferimenti all’italiano, per poi parlare alla sua fantomatica Nonna in italiano, che gli risponde in inglese: ho dovuto ricontrollare tre volte di starvi dicendo le informazioni giuste, mentre scrivo questa recensione.

Ma non divaghiamo: Zanna, vlogger con passione per la corsa, cosa che scopriamo con dei flashback posizionati per spezzare un po’ il ritmo della storia, si ritrova casualmente in mezzo ad una serie di efferati crimini e violenze durante la sua corsa. Ma lei che streamma e vlogga tutto secondo voi starà facendo una live? Assolutamente no! Zanna ha in mano il telefono e lo tira fuori dalle tasche solo per regalarci qualche registrazione che ci servirà astutamente in determinati momenti per ricordarci le cose compiute durante la corsa. Questo è solo uno degli esempi dei buchi nella storia presenti in questo

Il pace e il ritmo della storia di per sè non sono male, così come non lo sono la regia e la fotografia: aiuta molto anche il soggetto, eh… Forte Rivoli è un posto bellissimo sia dentro che fuori, così come tutto il territorio limitrofo, in cui le vicende del gioco si dipanano.

Peccato che a far precipitare il tutto ci siano le uniche cose che non dovevano essere un problema: la trama e i dialoghi. Zanna e tutte le persone con cui interagisce hanno dialoghi banali, sciatti, pieni di cliché banali e incredibilmente piatti. Vi faccio un esempio: nel paesino di Libitina (il paese inventato il cui nome è un riferimento alla dea italica della morte, riferimento carino che ho apprezzato) Zanna incontra una persona che, se aiutata, le dirà: “Il segreto di noi anziani che viviamo così a lungo qui è fare l’amore tutti i giorni… o quasi!”
La mia reazione a questo dialogo è stata: “Al prossimo giro non l’aiuto questo disgraziato…”

La stragrande maggioranza delle scelte che Zanna deve fare vengono introdotte in maniera forzata all’interno della storia, in modo artefatto: sembra proprio di capire quando in fase di progettazione qualcuno ha detto: “Oh, qui c’è da aggiungere una scelta, che son 40 secondi che il giocatore non sta scegliendo che fare”

Matteo e Zanna che si chiedono cosa hanno fatto di male

Sulla performance attoriale non mi sento di dire molto: il livello mi sembra quello di una serie tv italiana media, una via di mezzo tra “Un posto al Sole” e “Il Paradiso delle Signore”. Il casting mi sembra azzeccato, devo dire, e voglio fare due menzioni speciali: da un lato Katia Ricciarelli, con il suo inglese zoppicante e una performance un po’ claudicante, secondo me, ma ammetto che l’ho sempre preferita come soprano che come attrice; dall’altro Dario Argento, il maestro italiano dell’horror che qui interpreta un prete.

Di base, comunque, si tratta del percorso che Zanna compie nel Purgatorio per provare a redimersi dai suoi peccati ed ascendere al Paradiso o essere dannata per sempre.

Parlando del gameplay, invece, è quello che vi aspettate: alcune scene vi porteranno a compiere una scelta tra due opzioni. Ho apprezzato che il gioco vi faccia scegliere se avere un tempo limitato per compiere la vostra scelta o no, se invece volete prendervi più tempo se, ad esempio, avete deciso di giocarlo coi vostri amici.
In questo gioco morirete prima di arrivare alla fine, ve lo posso assicurare, visto che alcune scelte sono letteralmente equiparabili al lancio di una monetina. Se in alcuni frangenti è vagamente possibile intuire che tipo di ripercussioni potrà avere una scelta, in tante altre occasioni ci sarà solo la fortuna e i tentativi finiti male a farvi proseguire… sembra frustrante, vero? È perché lo è, non preoccupatevi.

The Run – Un film interattivo per pochi

Forse gli FMV non fanno per me, forse la storia è stata scritta veramente con superficialità, forse avrei fatto meglio a non giocarmi più di playthrough. Sta di fatto che The Run, al netto di regia, fotografia e costumi per me non raggiunge la sufficienza: è un film interattivo per pochi, ma di sicuro che non mi sento di consigliare.

  • Fotografia
  • regia

 

  • Dialoghi
  • Trama

Lo Stigo - Biografia

Commenta questo articolo!