Pubblicato il 16/04/21 da Giorgio Tatananni

Super Mario Bros. – Il Film

Lanciamo oggi una nuova rubrica dedicata ai film tratti dai videogiochi

Super Mario Bros. – Il Film

Con questo articolo vorrei lanciare una nuova rubrica che parli delle pellicole tratte da videogiochi. Oggi cominciamo dal primo film mai realizzato ascrivibile a questa categoria, cioé Super Mario Bros., uscito nelle sale di mezzo mondo nel 1993 e ispirato a Super Mario World del 1990.

In ogni articolo della rubrica cercherò sia di darvi uno sguardo d’insieme, sia di analizzare alcuni aspetti fondamentali, come la fedeltà all’originale videoludico e la qualità intrinseca della pellicola in quanto tale.

Mario, un idraulico in America

Secondo un articolo del Los Angeles Times dell’agosto del 1992, Super Mario è da tempo talmente popolare tra i giovani americani da aver oscurato quella che probabilmente è la mascotte simbolo dell’intrattenimento per i più giovani: Topolino. Alla Disney la cosa probabilmente non piace, ma gli affari sono affari: Jeffrey Katzenberg, chairman degli Walt Disney Studios che ha di fatto resuscitato l’azienda producendo nell’ordine La SirenettaLa Bella e la Bestia, Aladdin e Il Re Leone, dopo aver visitato il set decide di distribuire Super Mario Bros. oltreoceano battendo la concorrenza di altri giganti come la Columbia Pictures e la Fox.

Yoshi
Yoshi e la Principessa Daisy. Vi anticipo che il dinosauro è stata una delle poche scelte felici della pellicola.

Non sembra neanche vero. Infatti arrivare alla produzione del film è stato un travaglio. Roland Joffe, fresco vincitore della Palma d’oro con Mission, ha girato letteralmente mezzo mondo per realizzare il progetto. Prima è volato a Kyoto, dagli USA, solo per essere accolto tiepidamente dalla Nintendo: ha raccontato di aver trascorso in città dieci giorni in attesa di essere ricevuto dall’allora presidente Hiroshi Yamauchi. L’idea non fa impazzire i giapponesi. Ritengono infatti che Mario sia un marchio molto forte, che faccia già abbastanza con il merchandising e che non ci sia motivo di produrre il film. Danno comuque a Joffe due milioni di dollari, il permesso di girare e il controllo creativo sul film, visto come un curioso capriccio americano.

Dopo di che Joffe vola a Roma, dove ingaggia per la regia Rocky Morton e la moglie Annabel Jankel, mentre per la sceneggiatura le cose sono più complicate. Dopo aver vagliato diverse persone, tra cui Barry Morrow, premio Oscar per Rain Man, la scelta ricade dapprima su Parker Bennett e Terry Runté. I due però, nonostante un buon affiatamento con i registi, vengono scartati perché stanno dando al film uno humor troppo British e viene ingaggiato Ed Solomon per rendere lo script più appetibile alle famiglie. Insomma, dopo anni di preparazione in tre continenti coinvolti, sembra tutto pronto.

Problemi di adattamento sullo schermo e sul set

Il cast infatti era già stato scelto: Bob Hoskins (Chi ha incastrato Rogger Rabbit? e Mona Lisa), l’attore manifesto del cockney, un Golden Globe  e un BAFTA, è Mario; John Leguizamo (Carlito’s Way e Romeo+Giulietta) è stato selzionato per Luigi. Vengono poi scritturati due attori versatili come Dennis Hopper (Apocalypse NowWaterWorld e un paio di film con Andy Warhol alla regia) e Fiona Shaw (gigantessa del teatro britannico, nota al grande pubblico come la zia cattiva di Harry Potter), oltre a due eccellenti caratteristi come Fisher Stevens (Corto Circuito) e Richard Edson (Howard il papero, Platoon). Alle musiche originali Alan Silvestri (Ritorno al futuro, Forrest Gump, l’intera saga degli Avengers) e tra gli artisti selezionati da includere nella colonna sonora QueenMegadeth, Joe Satriani e il mitico Herbie Hancock. Ci sono i presupposti per un capolavoro.

Super Mario Bros.
Bob-omb. Questa è una chicca, lo ammetto.

E invece nessuno è stato avvisato del cambio alla sceneggiatura, che viene rimaneggiata più volte. A questo punto è anche messo in discussione l’adattamento: scartate diverse ambientazioni, tra cui una medievale, si opta alla fine un tono più cupo con atmosfere cyberpunk postapocalittiche che due anni dopo si ritroveranno in Giudice Dredd con Stallone.

Il risultato finale non è in effetti dei più felici. Mario e Luigi sono due fratelli orfani che fanno gli idraulici a Brooklyn. Nel tentativo si salvare Daisy, amore corrisposto di Luigi, scoprono un mondo parallelo sottorraneo in cui i dinosauri si sono evoluti in esseri umanoidi. Koopa, Dennis Hopper, tiranneggia in attesa di trovare l’unico frammento mancante del meteorite che portò alla scomparsa dei dinosauri e fondere i due mondi per prenderne il controllo. Ha deposto il legittimo re, tramutandolo in un fungo, e tramite un apposito macchinario de-evolve i suoi oppositori in Goomba: placidi, ignoranti e servizievoli esseri alti alti con una testa da rettili piccola piccola. (Qui sarebbe interessante aprire una piccola parentesi: il termine Goombah era usato negli Stati Uniti negli anni Venti come insulto raziale contro gli italiani ed è una storpiatura di Cumpà, con cui tra loro si chiamavano gli affiliati ai clan mafiosi italo-americani. Chissà se alla Nintendo qualcuno lo sapeva e hanno scelto di far combattere la mafia ad un idraulico). Fatti salvi Mario, Luigi e la Principessa Daisy, nessuno dei personaggi è in realtà fedele alla controparte videoludica: sono insomma tutte persone e le atmosfere del gioco risultano molto lontane.

In interviste rilasciate negli anni successivi, sia Bob Hoskins che John Leguizamo confesseranno di essersi ubriacati prima di girare ogni scena perché era impossibile lavorare con i registi (guardate i loro occhi nella foto di copertina e ditemi se vi sembrano lucidi). Anche Dennis Hopper li definirà come due maniaci del controllo senza talento.

I risultati ottenuti sono mediocri. O forse no.

Il film fu stroncato dalla critica e personalmente, dopo averlo guardato più volte, è facile capire perché. Sarà forse per il cambio alla sceneggiatura a lavori in corso, per i tanti ripensamenti o per la regia a quattro mani non apprezzata dagli interpreti, ma Super Mario Bros. è un film a intermittenza e senza un’anima precisa.

Alcune poco divertenti battute di repertorio provano a dare ai protagonisti un’aria simpatica mentre si atteggiano a duri; inseguimenti con automobili travestite da ruspe si alternano a fughe a piedi in cui gli inseguitori sparano palle di fuoco da fucili raffazzonati (e se è una citazione del potere che Mario e Luigi possono acquisire con il fiore, non ci siamo). La regia è confusa e incoerente e la scelta di inserire ogni tanto scintille, fiamme o fumo (anche qui forse per richiamare le atmosfere dei castelli di Super Mario World) sembra un tantino estemporanea e non amalgamata al film. La fotografia, come se non bastasse, risulta abbastanza piatta.

Super Mario Bros.
Non scherzavo sulle auto travestite da ruspe.

Anche lo sviluppo dei personaggi non convince. Mario e Luigi hanno inventiva e coraggio sin dall’inizio, non si scoraggiano mai e hanno sempre la soluzione a portata. Sono così perfetti da risultare noiosi. Iggy e Spike, invece, i nipoti tirapiedi di Koopa che dovrebbero essere un riferimento ai Bowserotti a guardia dei castelli ma che non hanno niente a che vedere con la controparte videoludica, all’inizio del film sono molto ingenui e privi di intelletto, finché lo zio non decide di evolverli in esseri più intelligenti. A quel punto però i due iniziano a pensare che lo zio sia cattivo e decidono di fare un passo indietro. Qual è il messaggio? Che solo gli stupidi possono essere crudeli?

Tuttavia non tutto nella pellicola è da buttare. Il film infatti è stato il primo a utilizzare tecnologie che oggi sono considerate cruciali nel passaggio agli effetti speciali digitali, come il software Autodesk Flame, ormai imprescindibile per creare effetti speciali o se si vuol fare animazione 3D. In effetti è proprio da questo punto di vista che Super Mario Bros. dà il meglio di sé. Quando Koopa si ritrova de-evoluto in un Tirannosauro mentre è sospeso in aria all’interno di un contenitore metallico (questo sì un’eccellente richiamo al videogioco) la scena sembra girata con tecniche odierne.

Mario e Luigi vs Bowser
Mario e Luigi vs Bowser. Sorvoliamo sui cannoni de-evolventi, ma la scena merita.

Considerazioni finali su Super Mario Bros.

Super Mario Bros., fino all’uscita di Detective Pikachu nel 2019, l’unico live action mai ispirato da un titolo di casa Nintendo, con il tempo è assurto allo status di cult: per essere stato il primo del suo genere, per gli effetti visivi di sicuro impatto e per l’uso quasi pionieristico di tecnologie digitali. Tuttavia le scelte della regia mandano avanti in modo farraginoso una storia che già di per sé manca di spina dorsale.

La scarsa somiglianza al videogioco però non è un male in sé, sia ben chiaro. Ricreare con le tecniche di allora la Dinosaur Land non era cosa da poco e la scelta di imboccare una direzione che non fosse quella cartoonesca del titolo è più che comprensibile. Ma proprio come i suoi protagonisti, sospesi tra la Brooklyn degli anni ’90 e il Mondo dei Dinosauri, il film sembra rimasto intrappolato tra i richiami al videogioco e la voglia di qualcosa di diverso.

Ed è questa la sensazione che rimane dopo averlo visto, quello di un lavoro compiuto solo a metà: non è il mondo di Mario che tanti fan ha raccolto in oltre trentacinque anni di vita, né una pellicola in grado di stare in piedi da sola grazie ad una storia ben calibrata e ben raccontata. Ma ha comunque fatto da apripista a tutti quelli che ci hanno provato dopo e questa è stata una scelta coraggiosa.

Giorgio Tatananni - Biografia

Nato a Roma, vive a Manchester. Appassionato di cinema, letteratura, videogiochi e pesca.