Pubblicato il 10/12/20 da Ciro Muso Acanfora

Shiren the Wanderer V: The Tower of Fortune and the Dice of Fate

Un gradito ritorno su nuove piattaforme
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Sì, lo so cosa avete pensato appena avete visto le immagini di gameplay: “Hey, ma questo è Pokémon Mystery Dungeon!”. E non siete gli unici, perché in effetti la saga di Shiren The Wanderer è piuttosto sconosciuta qui in occidente rispetto a molti altri titoli di Spike Chunsoft. Ma procediamo con ordine.

Una situazione decisamente poco piacevole.

Shiren the Wanderer V: The Tower of Fortune and the Dice of Fate, il quinto episodio della serie Shiren The Wanderer, già uscito su DS nel 2010 e su PSVita nel 2015, approda finalmente su Steam e Switch e vede il nostro protagonista, accompagnato dal furetto Koppa, all’interno di un Rogue-lite con personaggi carini e meccaniche più profonde di quanto ci si aspetterebbe.

Shiren the Wanderer V: Una nuova avventura

Dopo gli eventi del Castello Magico del Deserto, Shiren e Koppa raggiungono i sobborghi del villaggio Nekomaneki dove vengono a conoscenza della sventurata storia di Oyu, una ragazza malata e ormai prossima alla morte, e del suo fidanzato Jirokichi, pronto a sfidare la Torre del Destino e il Dio del Fato pur di salvarla. La trama lascerà quindi spazio al gameplay, salvo ricomparire solo di rado prima del finale vero e proprio.

Il punto di forza del gioco è il gameplay

Come già menzionato in precedenza, Shiren The Wanderer V appartiene al genere dei Rogue-lite: il giocatore dovrà affrontare diversi dungeon generati proceduralmente (quindi sempre differenti rispetto alla visita precedente) accompagnato da altri personaggi per raggiungere il proprio obiettivo. Una volta terminata l’esplorazione, il giocatore verrà riportato al villaggio e tutta l’esperienza ottenuta verrà resettata: in caso di completamento potrà tenere i soldi e gli oggetti guadagnati, ma in caso di sconfitta perderà tutti i suoi averi.

Di certo non il miglior modo per iniziare la giornata…

Nonostante le premesse possano sembrare piuttosto severe, il gioco sfrutta molteplici modi per aiutare gli sfortunati che dovranno ricominciare da capo: una tessera a punti vi consentirà di recuperare qualche oggetto utile dall’apposito venditore e i vostri compagni di avventure manterranno l’esperienza ottenuta in precedenza. Proprio su questi compagni c’è da fare un piccolo appunto, in quanto ogni tanto avrete l’impressione che i vostri alleati ignorino combattimenti potenzialmente letali per stare tranquillamente alle vostre spalle ad attendere, anziché avvicinarsi a loro volta ai mostri che state fronteggiando o utilizzare attacchi a distanza che potrebbero fare la differenza fra la vita e la morte. Insomma, un po’ di aiuto in più non guasterebbe.

Mano a mano che progredirete, inoltre, incontrerete personaggi e villaggi che vi aiuteranno con la vostra avventura. Nuovi alleati, avventurieri che si offriranno di teletrasportarvi al checkpoint successivo e venditori che vi permetteranno di aggiungere una targhetta alla vostra spada e al vostro scudo in modo che non vadano persi in caso di sconfitta all’interno dei dungeon… Insomma, le conoscenze acquisite non saranno l’unica cosa che vi rimarrà in tasca dalle vostre precedenti incursioni. Queste conoscenze non sono davvero qualcosa da trascurare: sapere quali oggetti portare e quali scartare, oltre al ricordarsi l’effetto di ogni erba e ogni bacchetta come anche le combinazioni di spada e scudo ottimali, sarà fondamentale nei momenti cruciali in cui dovrete strategicamente pianificare ogni azione in anticipo (e vi garantisco che una volta arrivati vicino alla vetta, con il timore di perdere tutto quello che avete ottenuto nelle ultime quattro o più ore di gioco, l’adrenalina e la tensione saranno alle stelle).

L’unica pecca, che purtroppo è innata nel genere dei Rogue-lite, è il fattore fortuna. Spesso vi capiterà di arrivare a destinazione senza essere realmente preparati per affrontare gli ultimi piani perché durante il viaggio non avete trovato ciò che cercavate, o addirittura essere sconfitti da un nemico che vi metterà contro i vostri stessi compagni senza che voi possiate fare niente per evitarlo. Forse anche leggermente troppo diffuso l’uso delle trappole invisibili, che rimangono piuttosto ingiuste come sistema di punizione per il giocatore.

Oltre alla modalità di gioco principale, che segue la storia vera e propria del gioco, ci saranno altri dungeon completamente opzionali, ognuno con le sue regole: da una simulazione di Campo Minato ai dungeon che vi permettono di utilizzare solamente armi a distanza, passando per versione più classiche ma con regole diverse, come il Giardino del Destino, che conferirà più punti esperienza in base a quanto velocemente riuscirete a eliminare i mostri.

Sul comparto tecnico c’è ancora da lavorare

Un’altra ingiusta punizione che il giocatore si troverà ad affrontare saranno i crash assolutamente casuali del gioco. Durante le prime 17 ore di gameplay il gioco è crashato due volte: una passando dall’uscita audio delle cuffie a quella delle casse, un’altra parlando semplicemente con un mercante all’interno di un dungeon. Un Rogue-lite, per sua natura, è costretto a considerare qualsiasi spegnimento improvviso come se il giocatore fosse stato sconfitto e di conseguenza farà perdere non solo l’esperienza ottenuta ma anche tutto l’equipaggiamento in possesso del giocatore.

Come potete capire, un gioco come Shiren The Wanderer non può permettersi dei crash così frequenti, che rischiano di vanificare ore e ore di preparazione.

Accurata rappresentazione del recensore dopo uno dei crash.

Al di fuori di questi crash, il gioco rimane comunque un buon porting. La grafica è stata migliorata rispetto alla versione per PSVita, il framerate è stabile, e un comodo menu ci permetterà di selezionare le impostazioni volute prima dell’avvio del gioco, come risoluzione, qualità texture o se utilizzare tastiera o controller.

Il comparto audio è molto curato, le OST utilizzate si sposano alla perfezione con il gioco e accompagnano bene le avventure del giocatore. In questa nuova versione per Steam e Switch è anche presente un menu apposito che permetterà al giocatore di ascoltare i brani della soundtrack quando più preferisce.

Un’avventura appassionante, se solo…

Shiren the Wanderer V: The Tower of Fortune and the Dice of Fate è un titolo piuttosto interessante, dal gameplay variegato e mai noioso, che spinge a ragionare e pianificare con cura sia la situazione di partenza sia le scelte da fare durante il percorso. Prende quello che un Rogue-lite dovrebbe fare, e lo fa bene, ma con alcune gravi mancanze: la fortuna gioca più spesso di quanto si vorrebbe un ruolo fondamentale, facendo perdere al giocatore del tempo nel migliore dei casi e tutti i suoi averi nel peggiore.

I crash troppo frequenti e assolutamente imprevedibili non migliorano certo la situazione, ma speriamo in patch correttive che possano andare a sistemare questo grave problema e dare al gioco la dignità che merita.

  • Gameplay appassionante e, a tratti, adrenalinico.
  • Ottimo bilanciamento fra sfida e divertimento.

 

  • Alcune funzionalità potrebbero essere spiegate meglio.
  • Alleati un po' ingenui.
  • Crash troppo frequenti per questo genere di gioco.

Muso - Biografia

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