Qliphah in Providence’s Shadow è l’ultima fatica targata Arc System Works, sviluppata in collaborazione UnitePlus, diventata sussidiaria negli ultimi anni e con alle spalle la bellezza di un singolo gioco. Tenete bene a mente questo dettaglio.
Attirato da un forte impatto visivo nei design delle illustrazioni promozionali, ho deciso di dargli un’occhiata. E dopo aver potuto provare in anteprima il gioco, eccovi quello che ho potuto tirare fuori da questi sconvolgenti 1,67 GB di contenuto.
Qliphah in Providence’s Shadow – Una Tokyo in rovina… come al solito.
Un contesto narrativo già visto ma interessante
Partiamo dal contesto narrativo: ci troviamo in una Tokyo minacciata dal collasso della realtà, infettata e invasa da misteriose aberrazioni di stampo quasi lovecraftiano. Al centro delle vicende troviamo due protagonisti: Rena Hizuki e Soma Hoshigami. Quest’ultimo era un rider del corrispettivo Copyright-Free di Uber in questa narrazione, trovatosi ora in un’anomala condizione di equilibrio tra il trasformarsi in una di queste entità mostruose e il mantenimento della propria umanità. La seconda invece è un’agente investigativa di un’agenzia specializzata nell’indagine e nella risoluzione dei casi intorno a questi collassi della realtà.
I due quindi, comandanti dal giocatore, dovranno seguire le varie prove correlate a diversi casi di droghe, tatuaggi “magici” ed esperimenti scientifici che sembrerebbero correlati alla caso, in una narrazione che procede per misteri e risulta dunque volutamente criptica e caotica, facendomi, paradossalmente, empatizzare alla perfezione con Soma, completamente spaesato e all’oscuro di ciò che sta succedendo.
Per approfondire i retroscena di questa Tokyo impazzita, il gioco sfrutta una meccanica di social network in-game, dove non solo è possibile leggere i post dei cittadini per aumentare l’immersione, capendo le reazioni della popolazione, ma anche scovare password essenziali per sbloccare le abilità più potenti, in un sistema che premia il giocatore nella risoluzione dei vari casi esplorando anche i vari punti sulla mappa di gioco.
Purtroppo, però, la messa in scena della trama mostra il fianco ai primi di molti limiti del gioco: le fasi narrative si appoggiano su una struttura da visual novel estremamente scarna, con i ritratti dei personaggi posizionati nell’angolino in schermate statiche e ripetitive, mentre le poche illustrazioni a schermo intero sembrano voler dare priorità a momenti molto secondari (se non quasi di fan-service, anche se non così esagerato) piuttosto che ai veri snodi narrativi, con questi ultimi che spesso non sono neanche accompagnati da dialoghi doppiati, ma raccontati testualmente da un narratore esterno e muto, di cui però almeno abbiamo una buona localizzazione dei testi in italiano.
Il tutto in netto contrasto, invece, con il character design dei due protagonisti, che risulta alquanto interessante ma soprattutto equo nel concentrarsi nei punti di forza sia del personaggio maschile che quello femminile, dando importanza di design e di animazioni, ben fatte anche in combattimento, a entrambi.
Qliphah in Providence’s Shadow – Turni dinamici
Passando dunque al gameplay, ci troviamo di fronte a un particolare JRPG a turni dinamici che tenta di propone un sistema di combattimento basato su code di comandi e reattività.
Tra code di comandi e scorrimento in tempo reale (con la possibilità di fermare temporaneamente il tempo per riflettere), l’intero fulcro del combattimento ruota attorno ai contrattacchi. Inserendo in coda un attacco dello stesso colore (rosso, giallo o blu) rispetto a quello che sta caricando il nemico, andremo ad annullare la sua offensiva, infliggendo ingenti danni e, a lungo andare, spezzando la sua guardia per stordirlo. Sul campo di battaglia controlleremo sia Rena e Soma contemporaneamente, gestendoli in simultanea con i due lati del controller o alternandoli con la pressione di un tasto.
In tutto questo fate molta attenzione, perché il gioco punisce severamente l’avidità: riempire la barra delle azioni in anticipo vi impedirà di avere lo spazio necessario per attivare un contrattacco d’emergenza, portando alla possibilità sconfitte brucianti, nonostante sia comunque possibile annullare la proprio coda tramite un comando da ricaricare successivamente.
Tuttavia, questo sistema barcolla quando ci sono bersagli multipli. L‘aggancio a un bersaglio singolo rende caotica la gestione dei nemici secondari, che tenderanno ad attaccarci all’improvviso o persino fuori dall’inquadratura, confondendo i già di base troppi indizi visivi presenti a schermo.
Tornando poi alla mappa, un altro difetto è la gestione dell’ansia da “tempo limite”, con ogni capitolo che fa partire un “timer” di numero di giorni massimo per quello che inizialmente può pensare essere il completamento della missione, ma che in realtà non porta al Game Over, bensì si limita ad alzare il livello dei nemici, rendendo la meccanica molto meno oppressiva ma anche molto meno interessante.
Piccola nota tecnica per chi gioca su PC: il titolo gira ovviamente in modo fluido, ma vi suggerisco di abbassare l’antialiasing da Alto a Medio. La differenza visiva è irrisoria, ma vi garantirà, stranamente, un incredibile aumento di FPS.
Conclusioni
Non me la sento di definire Qliphah in Providence’s Shadow un gioco “brutto”, ma è altrettanto impossibile considerarlo un’opera completa e soddisfacente. I limiti anticipati dal peso irrisorio del gioco si riversano prepotentemente in una ripetitività a tratti estenuante. Nelle circa 16 ore necessarie a raggiungere i titoli di coda mi sono ritrovato in un loop continuo di: selezione della missione sulla mappa, visual novel statica, combattimento in piccole arene circolari esteticamente troppo simili e contro un roster ristrettissimo di circa 5 o 6 tipologie di nemici dal design anonimo e riciclati fino alla nausea.
A conti fatti, il titolo si presenta come un progetto dal grandissimo potenziale inespresso, una sorta di “bozza” o curriculum interattivo utile a dimostrare le capacità del team di sviluppo, e su questo niente da dire: le idee affascinanti ci sono e il combat system prova a proporre qualcosa di carino, unico e piuttosto divertente, ma a fronte dei 25 euro richiesti sta a voi decidere se supportare questo progetto acerbo ma interessante, disposti però così a chiudere un occhio su una forte monotonia di fondo.
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