Pubblicato il 16/02/26 da Salvatore Bova

Nioh 3 – Recensione

Nioh 3 innova, ma non stravolge. E ci va bene cosí.
Developer: /
Publisher: /
Piattaforma: , /
Genere: , /
PEGI:

Dopo il successo di Wo Long e l’esperimento open world di Rise of the Ronin, Team Ninja torna alle origini con Nioh 3, chiudendo idealmente una trilogia che ha ridefinito il concetto di “Souls-like” attraverso una lente puramente action. Se i primi due capitoli avevano gettato le basi di un sistema di combattimento stratificato, questo terzo atto cerca di elevare la formula verso una nuova dimensione di complessità e libertà esplorativa

Show your bling and let me shine you!

Subito dopo il filmato introduttivo, la prima schermata che ci giunge all’ occhio è quella della personalizzazione… E che personalizzazione!
Le varie combinazioni che questo gioco permette sono veramente infinite, permettendo una varietà che è raro vedere in giochi di questo tipo.

personalizzazione Nioh 3
La varietà promessa è veramente notevole

Aggiunta molto gradita è la possibilità di creare due personaggi differenti in base allo stile di combattimento scelto, concetto su cui torneremo dopo.
È inoltre possibile cambiare sesso del nostro personaggio, ma sarà uguale per entrambi gli stili; quindi niente Samurai uomo e niente Ninja donna e viceversa.

Molto carina l’opzione per inserire dei “Codici personaggio”, con cui possiamo giocare con un avatar creato da un altro giocatore.

Tra Storia e Onirismo

La trama di Nioh 3 la riassumerei con una parola, tanto semplice quanto forte: Insignificante. E la cosa bella è che in questo caso non è per forza un male, serve giusto da riempitivo, solo per dare un contesto.

Ci troviamo nel Giappone del 1622 (Pieno periodo Edo) e controlleremo l’aspirante Shogun Tokugawa Takechiyo, che si sta allenando per raggiungere il suo scopo. Bruciato dall’invidia per il successo di Takechiyo suo fratello minore, Tokugawa Kunimatsu, cede alle forze oscure e scatena contro il consanguineo un’orda infinita di Yokai. Trovandosi in difficoltà, il nostro protagonista acquisisce l’abilità di trascendere il tempo grazie al potere misterioso di Kusanagi, suo Spirito Guardiano. Il tutto poi diventa sovrannaturale e “semplice” al limite del grottesco: ci ritroveremo letteralmente a viaggiare nel tempo nelle ere Edo, Sengoku, Heian e Bakumatsu. Se dal lato ludico questo aggiunge varietà alle gradevolissime ambientazioni, è altrettanto innegabile che il tutto sembri estremamente forzato e a tratti ridicolo. Ma seriamente, chi è che gioca Nioh per la trama? Spero nessuno.

Ambientazioni storiche… Ma mica tanto

Nioh3
Il mix tra sovrannaturale e storico funziona perfettamente

Particolare plauso va fatto alle ambientazioni: il Giappone feudale è ben fatto e risulta storicamente accurato e ciò rende il mondo di gioco parte integrante dell’esperienza e non un semplice riempitivo forzato. Grazie agli elementi sovrannaturali che l’opera propone, il tutto viene arricchito da sezioni in cui il Crogiolo, cioè un’area controllata dai demoni, e la realtà si mischiano perfettamente, fornendo un impatto visivo notevole. Piccola critica per le sezioni in cui ci si ritrova a dover entrare in vere e proprie fortezze controllate dai soldati: queste risultano a tratti ripetitive e con parecchio riciclo di asset tra i vari castelli.

Però adesso passiamo ad una novità assoluta per la serie: l’Open Fields. Questa struttura consiste nel gestire il mondo di gioco in tante macrosezioni tutte interconnesse tra di loro, come se fossero dei veri e propri hub che portano a delle sezioni più piccole e circoscritte; questo dona al giocatore molta più liberta esplorativa e genera un senso di progressione e continuità che la serie non aveva mai visto. Certo, non sarà come l’Open World puro di Elden Ring, ma è decisamente un passo avanti notevole. Altra grande novità è (FINALMENTE ) un tasto dedicato al salto che, anche se sembra un’aggiunta banale, riesce a donare un senso di verticalità sconosciuta fino ad ora alla serie creata da Koei Tecmo.

Combat System che vale il prezzo del biglietto

Nioh-3-Combat
Il protagonista alle prese con un boss

Sarò molto onesto in tal senso: il gameplay di Nioh 3 è il migliore della trilogia, senza se e senza ma.
I due capitoli precedenti era basati molto sui riflessi del giocatore, mentre questo terzo capitolo si basa molto anche sul ritmo, il che rende il combattimento un vero e proprio “concerto” di fendenti e affondi.

Il ritorno delle tre posizioni dello stile Stile Samurai (Alta, Media, Bassa) è arricchito dalla possibilità di switchare dinamicamente con lo Stile Ninja: se prima le arti shinobi erano strumenti di supporto, ora rappresentano un set di mosse completo che trasforma il gioco in un frenetico action acrobatico. Tuttavia, qui risiede una criticità: la complessità è tale che i neofiti potrebbero sentirsi sopraffatti. Il gioco non fa sconti e richiede una coordinazione mano-occhio che sfida i limiti del genere. La gestione della barra del Ki è più punitiva che mai, e ogni errore viene sanzionato con una brutalità che farà felici i veterani, ma che potrebbe alienare una fetta di pubblico meno resiliente.

Questa soddisfacente difficoltà si scontra con la realtà dei fatti: riprovare la stessa frustrante sezione per ore ed ore, non è sempre divertente. In tal senso, la mancanza di un vero e proprio selettore di difficoltà, riduce notevolmente l’accessibilità e ciò non può piacere ai giocatori meno abili.

Loot e progressione

Il sistema di loot, pur rimanendo generoso (e a tratti soverchiante), è stato snellito. Ora il gioco permette di creare due build distinte per i due stili, con set di armature che cambiano estetica e statistiche istantaneamente. La progressione non è più solo numerica: sbloccare nuove abilità nel Crogiolo permette di modificare attivamente il comportamento dei propri Spiriti Guardiani, rendendoli parte integrante delle combo e non solo “mosse speciali” da usare una volta ogni tanto.

La gestione delle stats rimane identica come ad un qualsiasi altro Souls-Like: arrivi ad un “checkpoint” ( in questo caso un Santuario ), spendi le Amrite ottenute affettando nemici e aumenti di un punto una statistica a tua scelta. Semplice, lineare e classico.

Una cosa che mi ha lasciato veramente stizzito è la gestione iniziale della difficoltà: all’inizio il gioco ti guida molto con le basi, ti spiega quanto basta perché tu possa superare agilmente il prologo; infatti, sconfiggere gli Yokai nella prima fase è quasi un gioco da ragazzi. E poi arriva il primo boss. Durante questa battaglia, il gioco ti “vomita” addosso letteralmente la sua crudeltà da un momento all’altro, mostrandoti sadicamente cosa ti aspetta da quel momento in poi. Non una grande scelta scoraggiare i giocatori già dal prologo.
Ma la parte più assurda è che dopo il prologo, il gioco riprende la sua curva d’apprendimento lineare, permettendo al giocatore di masticare piano piano tutte le meccaniche gestionali e di combattimento… Scelta che onestamente non riesco a comprendere.

Lato Grafico ed Ottimizzazione

nioh3
Nioh 3 vanta un comparto grafico di tutto rispetto

Rispetto ai precedenti capitoli, questa volta Team Ninja non è andato per il sottile con il comparto grafico, che risulta moderno e molto attuale. Su PC, il gioco offre parecchie opzioni per cercare di raggiungere il miglior compromesso tra grafica e prestazioni, permettendo molta varietà. Se da un lato abbiamo molta scelta, dall’altra il gioco soffre di problemi di ottimizzazione evidenti: in zone un po’ più dense di vegetazione ho riscontrato un consumo eccessivamente elevato lato CPU e cali di FPS piuttosto evidenti. Confido che il tutto possa essere ottimizzato meglio con delle patch correttive in tal senso. 

Non c’è concerto, senza musica

Composta da Akihiro Manabe (già autore del capitolo precedente), la colonna sonora comprende 51 tracce che fondono strumenti tradizionali giapponesi e sonorità orchestrali.
Le musiche durante gli scontri con i boss sono il punto di forza, descritte come epiche, ricche di adrenalina e capaci di alzare drasticamente la tensione grazie all’uso di tamburi taiko, archi incalzanti e ottoni.
Nelle fasi “open field”, invece, la musica si fa più rarefatta e ambientale, utilizzando lo shō per creare atmosfere oniriche o inquietanti. Tuttavia, queste tracce risultano spesso ripetitive o “fuori posto” a causa di un mixaggio non sempre bilanciat
Molto bene il doppiaggio giapponese, godibile e ben recitato. Localizzazione inglese, d’altro lato, infinitamente inferiore, sebbene non di bassa qualità… Mi sento di consigliare caldamente la controparte nipponica.

Conclusioni

Questo terzo capitolo della trilogia Nioh si è fatto attendere qualche anno, ma ne è valsa la pena: è un gioco bello da vedere, appagante ed estremamente tecnico. La difficoltà elevatissima è croce e delizia: crea assuefazione, ma rischia di risultare veramente troppo frustrante per chi non mastica il genere e ciò, dopo aver speso 80€, non può che far storcere parecchio il naso ai giocatori casual.
Come da tradizione, il plauso più grande va al combat system, probabilmente il migliore nel suo genere.
Le aggiunte al gameplay descritte nei capitoli sopra, reimmaginano Nioh 3 in chiave molto più moderna, non toccando minimamente l’anima che ha sempre contraddistinto la serie, fatta di brutalità e sadismo.

  • Combat system più profondo e rifinito del genere
  • Art direction eccellente con macro-aree ispirate
  • Personalizzazione delle build infinita

 

  • Difficoltà brutale che non ammette distrazioni
  • Gestione della telecamera talvolta caotica
  • Alcune aree open-field risultano meno ispirate dei dungeon

RotateMotor - Biografia

Videogiocatore classe '98, cresciuto a pane e Crash Bandicoot...

Commenta questo articolo!