Dragon Ball Sparking! Zero arriva sul mercato promettendo di essere il miglior gioco di Dragon ball di sempre, soprattutto per chi come noi è cresciuto a pane e Kamehameha. Ma dietro il suo sfavillante marketing e l’aura di epicità, cosa ci offre realmente? Mettetevi comodi, perché ci addentriamo nel vortice di esplosioni, power-up esagerati e urla interminabili!
Combatti per trovare il drago
Se siete fan di lunga data della serie Sparking (o Budokai Tenkaichi, per gli amici occidentali), vi sentirete subito a casa, come se aveste appena spento la vostra Ps2 dopo un lungo pomeriggio di cazzotti e raggi con gli amici; Sparking Zero prende tutti gli elementi che hanno reso celebre il franchise e li ripropone con alcune novità, ma senza mai stravolgere quella formula di “caos controllato” che tanto amiamo. Le battaglie sono, come sempre, frenetiche e spettacolari, con personaggi che sfrecciano attraverso il campo di battaglia e sfoggiano le loro tecniche speciali come se fossero in uno degli episodi più epici della serie; la novità di Sparking Zero è l’integrazione di un sistema di “poteri ancestrali”, un’evoluzione del vecchio sistema di trasformazioni. Adesso i personaggi possono risalire al loro lignaggio Saiyan (o Namecciano, o qualunque altra razza abbiate in mente) e scatenare abilità particolari legate al loro passato. Immaginate Goku che improvvisamente risveglia il potere di un Saiyan antico e vi riempie di mazzate inedite. Il risultato? Combattimenti che possono cambiare dinamicamente, aggiungendo una profondità strategica che mancava ai precedenti capitoli.
È un Anime o un Videogioco?
Ovviamente la fedeltà maniacale con cui Dragon Ball Sparking Zero riproduce le atmosfere dell’anime è encomiabile, per gli appassionati della serie c’è veramente tutto quello che si potesse chiedere! Il cel-shading raggiunge nuove vette, con modelli dei personaggi che sembrano usciti direttamente dagli schermi dei nostri vecchi TV a tubo catodico. Gli effetti di luce, poi, sono un tripudio di bagliori e scintille, perfetti per rendere giustizia alle tecniche più devastanti, ma non tutto è curato come dovrebbe; nonostante il comparto visivo spettacolare, alcuni ambienti lasciano a desiderare; se da un lato abbiamo l’iper-dettagliato campo di battaglia sul pianeta Namek che quasi ci fa sentire il calore delle esplosioni, dall’altro alcuni scenari meno iconici sembrano quasi abbozzati, con texture piatte e un senso di vuoto che stona rispetto alla cura messa altrove, anche se c’è da dire che il maestro Toriyama amava fare sfondi cosi vuoti, perché erano più facili da disegnare, quindi se vogliamo vederla dal punto di vista della fedeltà al manga, ci siamo.
Ora, parliamo della modalità storia, perché è qui che le cose iniziano a scricchiolare. Se avete giocato uno qualsiasi dei precedenti titoli Sparking, sapete già cosa aspettarvi: ripercorriamo per l’ennesima volta le saghe più famose, dalla lotta contro Freezer fino alla battaglia con Majin Bu. E qui la domanda sorge spontanea: davvero ne avevamo bisogno? Capisco che Dragon Ball ha una fanbase consolidata e alcuni momenti della serie sono leggendari, ma dopo decine di giochi che ci raccontano le stesse storie, è lecito chiedersi se non fosse il caso di rischiare con qualcosa di nuovo? Non mi aspettavo di certo Daima andato in onda a ridosso dell’uscita del gioco, ma gli eventi di super raccontati, o dei film potevano essere messi in scena, dando cosi senso al quantitativo mastodontico di personaggi da scegliere.
Per carità, ci sono delle novità interessanti. Le scene animate che accompagnano le battaglie sono fatte con amore e rispetto per il materiale originale, e vedere certi momenti iconici ricreati con la potenza grafica moderna è sempre un piacere. Ma la narrazione segue un binario già visto, e nonostante l’aggiunta di nuovi poteri, non riesce a mascherare la sensazione di ripetitività, forse perché ogni gioco di Dragonball segue questa via, e personalmente l’ho percorsa troppe volte per esserne pienamente entusiasta.
Interessante l’idea dei what if che permettono di cambiare la storia, era stata già introdotta in maniera simile nei capitoli precedenti ma qui è sicuramente meglio assortita, il problema nasce quando eliminiamo Cell prima che possa diventare pericoloso, ma non sapremo mai come questa cosa avrà influito sul futuro…è un esempio pratico di come funzionano questi eventi, e si poteva fare qualcosa di più, anche se mi aspetto tonnellate di DLC per il gioco.
Troppo di Tutto?
Con oltre 150 personaggi giocabili, Sparking Zero punta chiaramente a soddisfare ogni tipo di giocatore, dall’appassionato che vuole solo Goku al fan hardcore che non vede l’ora di mettere le mani su Raditz Super Saiyan 3 (sì, è strano ma anche divertente). Il problema? Questo enorme roster rischia di sbilanciare il gioco, con alcune combo di personaggi che risultano chiaramente superiori ad altre, creando squadre di tre personaggi completamente rotti, e a meno che non ci siano patch per sistemare le cose, attualmente Online rischiate di incrociare quasi sempre gli stessi team, con personaggi rotti e quasi inarrestabili; anche per questo motivo Sparking Zero resta al di fuori dei picchiaduro classici risultando esteticamente incredibile ma confusionario e in alcuni casi un po’ troppo ripetitivo, anche se a dirla tutta, credo che lo scopo dei programmatori fosse dare vita a scene memorabili, più che a un picchiaduro di stampo classico, e su questo piano il gioco di Namco fa il suo lavoro dannatamente bene.
Nostalgia Canaglia o Evoluzione?
Dragon Ball Sparking! Zero è un titolo che si muove costantemente in bilico tra nostalgia e innovazione. Da un lato, abbiamo un gameplay che perfeziona gli elementi chiave della serie, dall’altro una storia che sembra non avere il coraggio di abbandonare i binari sicuri della tradizione; per i fan sfegatati di Dragon Ball, sarà un tripudio di emozioni e auree potentissime; per chi cerca qualcosa di veramente nuovo, potrebbe sembrare solo un’altra iterazione di un franchise che si rifiuta di evolversi del tutto, insomma, ottimo in compagnia, ma solo sul divano di casa.
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